Analisi tattica di Milan-Juventus, il centrocampo vince

Analisi tattica di Milan-Juventus, il centrocampo vince

Partiamo con il dire che non è stata una bella partita ma nemmeno brutta. Le due squadre hanno eseguito bene le indicazioni degli allenatori, la Juventus ha comandato il gioco e il Milan glielo ha permesso cercando di sfruttare i contropiedi, arma micidiale nelle prime due giornate di campionato. Non ce ne vogliano ma Lazio e Parma sono un’altra cosa, la Juventus è squadra solida e matura e sta mutando il sistema di gioco: meno frenesia, meno “ossessione” e più ragionamento, meno sgroppate sugli esterni e più gioco centrale. Una squadra più razionale che aspetta il momento giusto per colpire e questo è arrivato, nel caso della sfida al Milan, grazie ad un’intuizione di Pogba che ha servito a Tevez la palla della vittoria.

Una delle nuove caratteristiche dei bianconeri è il gioco centrale manovrato al quale al momento manca Pirlo e che viene gestito da Bonucci (senza però l’utilizzo dei lanci lunghi) o da Marchisio; in questo caso le due mezzali si allargano portandosi dietro il marcatore e liberando spazio centralmente.

Questo tipo di manovra serve per cercare le combinazioni veloci al limite dell’area, lo scambio fra la mezz’ala e l’attaccante che di ritorno manda il compagno in porta o quantomeno a calciare dal limite dell’area, fatto accaduto in due circostanze nel primo tempo con Pereyra e Marchisio. Il lavoro in fase difensiva del Milan è molto buono, si nota la ricerca di compattezza e un’idea chiara. Muntari e Poli a turno si sganciano sul portatore di palla mentre l’altro rimane in marcatura e De Jong in mezzo aiuta a raddoppiare (o triplicare) a destra e a sinistra; a lungo andare però questa attitudine dell’olandese ha provocato un buco al centro dove i veloci centrocampisti bianconeri si sono spesso infilati.

I rossoneri nel complesso hanno faticato molto a costruire gioco, sia per l’efficace densità in mezzo al campo e al pressing della Juventus sia per l’effettiva mancanza di giocatori in grado di costruire gioco; ne è un esempio un contropiede che si sviluppa al 24’ del primo tempo: Muntari recupera palla in mezzo al campo, El Shaarawy si accentra lasciando spazio a De Sciglio che potrebbe andare al cross per sfruttare gli inserimenti di Honda e Menez ma invece di favorire l’avanzata del compagno preferisce concludere malamente, facendosi ribattere il debole tiro dalla difesa bianconera.

Per il Milan si conta una sola occasione chiara da gol con il colpo di testa di Honda al 26’ del primo tempo. Evidentemente scesi in campo con il motto del “primo non prenderle”, la squadra di Inzaghi si è concessa alla Juventus, arroccandosi in difesa anche troppo nel secondo tempo ed esponendosi al rischio che una giocata giusta potesse dare il vantaggio agli ospiti. E così è stato.

Sul gol di Tevez c’è poco da segnalare se non la grande intuizione di Pogba e l’ottima imbucata dell’Apache, condita dall’errore di Abate (unico della gara, avevo detto in fase di presentazione che stava crescendo in fase difensiva) che se lo lascia sfilare alle spalle. Certo, non è poco perché è l’episodio che decide la gara. Adesso è chiaro che l’atteggiamento del Milan deve cambiare e in effetti una reazione c’è, la squadra alza il proprio baricentro e pressa più e meglio la Juventus per cercare di recuperare e ripartire: è evidente che in questa fase, ad un quarto d’ora dalla fine, le energie sono ridotte e recuperare contro avversari di questo calibro diventa molto complicato. Inzaghi prova la carta doppio attaccante, inserendo Torres e Pazzini, nel tentativo di dare peso alle offensive finali in area; Allegri però è allenatore navigato e decide di concentrare il pressing sugli esterni alti del Milan per impedire che arrivino traversoni dalle parti di Buffon. Se si esclude un possibile fallo in area su Menez (a mio parere più no che si) i padroni di casa non riescono a concludere mai, con Torres buttato nella mischia ma ancora fuori da qualsivoglia meccanismo. La Juventus vince uno a zero e prosegue al comando della Serie A a punteggio pieno.

 

Conclusioni

La Juventus ha vinto perché, in media, è più forte del Milan in ogni reparto. Il centrocampo si è mosso bene, seppur senza incantare, Llorente ha fatto uno sporco lavoro di sponda tenendo bassa la retroguardia del Milan mentre Tevez è sempre più orientato a giocare lontano dalla porta come richiesto da Allegri. La buona condizione fisica ha permesso di recuperare bene sui rari contropiedi tentati dai rossoneri e Buffon ha fatto una sola parata su Honda. Il Milan voleva il pareggio sperando di poter rubacchiare una vittoria. La squadra è scesa in campo con il palese obiettivo di resistere in trincea per cercare un lancio verso Menez o El Shaarawy che non è mai arrivato. Manca qualità in mezzo al campo e se il giochino del lancio lungo per i velocisti non funziona ecco che le cartucce offensive di Inzaghi si riducono quasi scomparendo; serve studiare una strategia alternativa perché sopratutto con le formazioni inferiori il gioco dovrà essere condotto dai rossoneri e gli spazi si ridurranno.

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