Arsenal – Manchester City, analisi tattica

Arsenal – Manchester City, analisi tattica

A tre giorni di distanza dalla disastrosa finale di Coppa di Lega, l’Arsenal si ritrova a dover affrontare il Manchester City che ha conquistato domenica il trofeo dominando la partita oltre quello che il 3-0 finale ci ha raccontato. Wenger non è riuscito a trovare in alcun modo una chiave di lettura corretta dell’incontro, esponendo la sua squadra ad una lotta impari contro i futuri campioni d’Inghilterra.

Per contenere il gioco sugli esterni del City, Wenger nella sfida di Wembley aveva optato per la conferma del modulo 3-4-3 che si trasformava in un 5-3-2 in non possesso. In realtà la fase offensiva è stata gestita con una posizione più centrale di Ozil e Wilshere, a ricoprire il ruolo di doppio trequartista alle spalle di Aubameyang. Dopo alcune azioni potenzialmente interessanti, la proposta d’attacco dell’Arsenal si è spenta: Aubameyang è stato facilmente annullato da Otamendi e Kompany mentre Ozil e Wilshere si sono persi in una terra di mezzo che non gli ha permesso spunti interessanti e nemmeno l’aiuto in fase di non possesso.

Per la gara di campionato la scelta di Wenger è quella di ritornare al modulo a lui preferito, il 4-2-3-1 che in realtà è un 4-3-3 mascherato con Mkhitaryan e Welbeck che spesso cercano di affiancare Aubameyang formando il tridente offensivo. Dopo le enormi difficoltà in Coppa di Lega, Chambers va in panchina mentre Bellerin rimane il terzino destro (e sarà vittima sacrificale). Ramsey e Xhaka a centrocampo con Ozil che si riallinea alla mediana con l’intenzione di dare supporto all’attacco in fase di ripartenza.

33
Chech
31
Kolasinac
6
Koscielny
20
Mustafi
24
Bellerin
29
Xhaka
8
Ramsey
23
Welbcek
11
Ozil
7
Mkhitaryan
14
Aubameyang

Guardiola deve rinunciare all’intelligenza tattica di Fernandinho, uscito per infortunio proprio nella gara di domenica. Il principio iniziale è un 4-3-3 con i due Silva, David e Bernardo, e la conferma di Danilo come terzino sinistro con Walker dalla parte opposta. Proprio la grande spinta offensiva dell’ex Tottenham è stata una delle principali armi per aprire la difesa dell’Arsenal a Wembley, oggi Guardiola proporrà un’idea simile ma dalla parte opposta, sfruttando meno il lavoro alto dei terzini e di più il dinamismo poderoso di Sané e Bernardo Silva. In fase di difesa e non possesso il City si compatta in un 4-4-2 con l’arretramento a turno di uno dei due esterni d’attacco sulla mediana.

31
Ederson
3
Danilo
30
Otamendi
4
Kompany
2
Walker
21
D.Silva
8
Gundogan
17
De Bruyne
19
Sané
10
Aguero
20
B.Silva

L’avvio di gara è tipico del Manchester City di questa stagione: pressing offensivo per impedire all’avversario la costruzione dal basso dell’azione. Sané guarda Bellerin, Aguero scherma il passaggio verso Mustafi e attacca Cech, David Silva su Xhaka e Bernardo Silva su Koscielny. Nei primi 15 minuti questa è la costante che impedisce ai padroni di casa una costruzione intelligente dell’azione, forzando il lancio lungo che non può facilitare le giocate degli attaccanti. Questa tattica ha permesso agli uomini di Guardiola di recuperare un numero notevole di palloni, riottenendo immediatamente il possesso palla.

SANE
BELLERIN
AGUERO
MUSTAFI
KOSCIELNY
XHAKA
DAVID SILVA
B.SILVA

Con il passare dei minuti il 4-2-3-1 dell’Arsenal tende sempre più a trasformarsi in un 4-3-1-2 con la posizione affiancata di Welbeck e Aubameyang mentre Ozil prova a ritagliarsi il suo spazio naturale alle spalle dei due attaccanti. Ma come accaduto in Coppa di Lega, anche all’Emirates il peccato originale dei Gunners è il disordine tattico che porta ad una distanza eccessiva tra i reparti. La linea dei difensori e quella dei centrocampisti, sempre più a 3, è costantemente in difficoltà per l’eccessiva distanza e il City coglie immediatamente l’occasione. Sia David Silva che De Bruyne trovano prontamente la posizione sfruttando la loro bravura nell’occupare gli half-space e gli quelli tra le linee. E l’Arsenal perde immediatamente i riferimenti, a patto che ne abbia mai avuti.

Il lavoro tattico di Aguero

Il lavoro di Aguero ha completato la costruzione offensiva del Manchester City. Il “Kun” non ha segnato ma ha favorito le marcature dei suoi compagni. Un giocatore completo, dotato non solo dell’istinto del vero bomber e di una tecnica sublime ma anche di un’intelligenza tattica che lo eleva sensibilmente. La sua azione è stata spesso quella di arretrare avvicinandosi ad uno dei centrocampisti dell’Arsenal, in particolar modo a Xhaka, creando un 2 contro 1 insieme ad una delle due mezz’ali – De Bruyne o David Silva – e mettendo in difficoltà la mediana di Wenger. Questo movimento ha costretto il centrocampista a dover scegliere su chi spostare l’attenzione, lasciando inevitabilmente sia una marcatura che lo spazio e quando lo fai contro il City non ci sono speranze.

Questa azione ha permesso ad un giocatore veloce e tecnico come il belga di avvantaggiarsi notevolmente, godendo spesso di spazi ampi nella zona di metà campo.

Anche in questa partita si è vista l’azione che caratterizza il Manchester City 2017-2018 pensato e creato da Pep Guardiola. Il gioco prevede il mantenimento degli esterni, siano essi di centrocampo ma anche dei terzini, molto larghi nel tentativo di disallineare la difesa avversaria. Anche in questo caso si sono rivisti da parte dell’Arsenal gli stessi errori di domenica. Mi rendo contro che l’azione del City è difficile da contrastare ma l’eventuale strategia difensiva dei padroni di casa è stata ancora una volta mal eseguita.

Bellerin segue sulla destra il movimento di Sané che lo porta fuori posizione, David Silva approfitta dello spazio venutosi a creare tra terzino e centrale e si inserisce. Questa azione è tipica del City, eseguita alla perfezione, tempo e spazio esattamente allineati. Una squadra dalle gravi lacune difensive come l’Arsenal di certo non poteva contrastare questo tipo di attacco, soprattutto senza compattezza e distanze corrette tra i reparti.

DAVID SILVA
BELLERIN
SANE

L’azione offensiva del Manchester City è stata agevolata dallo scarso lavoro in copertura degli interni di centrocampo di Wenger. Il movimento di Aguero, di cui ho parlato in precedenza, confonde Ramsey che ha il compito di seguire David Silva; il gallese abbandona la marcatura sullo spagnolo per avvicinarsi ad Aguero ma questa mossa costa l’attacco della profondità da parte del City, con Mkhitaryan che non aiuta in raddoppio e non chiude su Silva. La capacità di gestione del pallone, la qualità tecnica diffusa e gli automatismi ormai a memoria del City fanno il resto.

L’unico modo per affrontare la squadra di Guardiola è quella di mantenere la corretta distanza tra i reparti e non lasciare palle scoperte, coprendo la distanza che si crea tra centrale di difesa e terzino con la scalata di un centrocampista.

Il primo gol del City, realizzato da Bernardo Silva, ancora una volta mette a nudo come sia facile scombinare la difesa dell’Arsenal. Il portoghese prova ad accentrarsi al limite dell’area alla ricerca dello spazio per calciare che però non ha, chiuso da Koscielny e Kolasinac. A questo punto David Silva taglia portandosi via il centrale francese, che abbocca, e liberando lo spazio per il compagno che trova uno splendido sinistro a giro per l’1-0. Il raddoppio nasce sempre da un movimento di Sané ad allargare la difesa con l’inserimento di David Silva come sempre non seguito dai centrocampisti; ancora una volta Ramsey e Mkhitaryan si disinteressano della fase difensiva e per il fuoriclasse spagnolo arriva la seconda rete in quattro giorni all’Arsenal.

Conclusioni

L’Arsenal non aveva né l’organizzazione ne gli uomini adatti per contrastare il Manchester City, orchestra che suona lo spartito a memoria agevolata dall’enorme qualità dei suoi interpreti. Wenger non ha posto correzioni ad evidenti falle difensive, non si è coperto a sufficienza, non ha costretto i suoi a mantenere la giusta distanza tra i reparti ed ha nettamente perso la partita. Le possibilità di qualificarsi alla prossima Champions League sono svanite, resta solamente l’Europa League ma contro il Milan di questo periodo sarà molto difficile guadagnarsi la qualificazione.

Il City ha fatto ciò che ha voluto esibendo una consolidata consapevolezza nei propri mezzi. Attendiamo per Guardiola una sfida con squadre di alto livello, soprattutto organizzate difensivamente, e in questo senso i quarti di finale di Champions League potrebbero essere l’evento atteso.

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