Cambio piano, ma vince Klopp

Cambio piano, ma vince Klopp

Klopp contro Guardiola, un duello che in questa stagione ha prodotto ben 12 gol in due partite. Con questa premessa Liverpool e Manchester City si sono affrontate ad Anfield per tenere vivo il blasone del calcio inglese in Champions League, e contendersi l’accesso alle semifinali della competizione. Se da una parte i padroni di casa stanno facendo una buonissima stagione, dall’altra il City ha dominato in lungo e in largo il campionato, proponendosi anche in Europa per il definitivo salto di qualità.

 

Gli schieramenti

Klopp disegna il consueto 4-3-3: Karius in porta, ormai titolare a scapito di Mignolet, difesa con Robertson e Alexander-Arnold sugli esterni e la coppia van Dijk-Lovren in mezzo; a centrocampo operano Oxlade-Chamberlain, Henderson e Milner mentre in attacco il tridente composto da Mané, Firmino e Salah.

In fase di non possesso l’arretramento degli attaccanti esterni trasforma il modulo in un 4-5-1.

 

Il Manchester City in partenza si dispone a specchio: il suo 4-3-3 vede Ederson in porta, Walker terzino destro mentre a sinistra Guardiola mette un marcatore come Laporte, centrali Kompany e Otamendi; a centrocampo agiscono Fernandinho, Gundogan e David Silva mentre Sane e De Bruyne appoggiano Gabriel Jesus. Il movimento del belga e di Silva cambiano spesso in 4-2-3-1 la formazione, ma quello che apparirà chiaro è che il piano gara pensato dal tecnico catalano sarà differente rispetto a tutte le proposte di questa stagione.

 

Senza mezz’ali

Il Manchester City approccia bene alla gara, controlla il pallone e nei primi dieci minuti sembra poter prevalere sugli avversari. Da questo momento in poi si notano cambiamenti sia dal punto di vista offensivo che difensivo: in fase di impostazione la difesa diventa a tutti gli effetti a “3” per la posizione di Walker – molto alto a destra – e lo stringere verso il centro di Laporte. Nel calcio pensato da Guardiola in questa seconda stagione al City, una delle caratteristiche principali è sempre stata quella di tenere gli esterni (di difesa o d’attacco) molto alti, per favorire il movimento ad accentrarsi delle mezz’ali e togliere punti di riferimento alla disposizione difensiva avversaria. In fase offensiva, tipicamente sono David Silva o De Bruyne a trarne i maggiori benefici, avendo la possibilità di inserirsi in area.

Il movimento delle mezz’ali lascerebbe sguarnita una parte della mediana, porzione di spazio che viene occupata dal metodista (Fernandinho) o dai due esterni di difesa che si accentrano. Un progetto ambizioso, creato e raffinato nel corso delle settimane e giunto a compimento in questa annata. Se questo tipo di gioco è stato il modello ideale in stagione, il motivo che spinge Guardiola a cambiare è la pericolosità dei due esterni d’attacco del Liverpool. La posizione avanzata dei due terzini, a coprire lo spazio centrale abbandonato dalle mezz’ali, lascia sguarnita la zona di campo alle loro spalle e la velocità di Salah e Mane può essere devastante in campo aperto. Sommato a questo si deve sottolineare la bravura di Klopp nel trasmettere ai suoi giocatori l’idea di ripartenza immediata, di portarsi da una zona all’altra del campo con pochi passaggi, così come faceva il suo Borussia Dortmund.

Ecco spiegato l’impiego di Laporte come quarto di difesa. Come abbiamo visto, l’impostazione iniziale disegna il City con la difesa a 3, questo significa che nel caso in cui il pallone dovesse essere perso in zona pericolosa il tridente offensivo del Liverpool si trova 3 uomini davanti, non due, con le corsie esterne sguarnite. Il gioco di movimenti atti a favorire l’inserimento delle mezz’ali subisce un netto ridimensionamento: la quasi totalità delle azioni d’attacco del Manchester City avviene sulla sinistra, dalla parte della catena formata da Sane e David Silva. Dalla parte opposta, il movimento offensivo di Walker è limitato e con esso l’azione di De Bruyne. Questo permette al Liverpool di dover gestire gli attacchi quasi esclusivamente da un lato, prendendo ben presto le misure alle offensive avversarie.

Questo il primo problema del Manchester City, squadra abituata ad inserirsi in area sfruttando entrambe le corsie, costretta a rivedere il suo piano gara. Se da un lato questo atteggiamento dimostra il rispetto di Guardiola nei confronti di Klopp e della sua squadra, dall’altro toglie soluzioni offensive. Il tecnico tedesco, abile lettore di situazioni, capisce la tattica del rivale e spinge affinché la sua squadra prediliga la fascia sinistra per contrattaccare, per essere chiari quella dove gioca Walker e che può inevitabilmente portare a trovare spazio alle spalle del terzino.

 

3 Vs. 5

Ma non è tutto. A differenza di come siamo abituati a concepire il calcio di Klopp, la proposta in fase di non possesso attuata per questo quarto di finale è più raffinata. Abbandonato il concetto di pressione alta e riconquista immediata del pallone, il Liverpool fa un passo in avanti da un punto di vista tattico: lascia giocare il pallone fino quasi a centrocampo, chiamando il solo Firmino ad accennare una prima pressione. I suoi compagni, inclusi Mane e Salah, si abbassano a formare una linea irregolare a 5 che scherma le linee di passaggio del City; questo obbliga De Bruyne e Silva ad abbassarsi per giocare il pallone, mantenendo il pericolo lontano dalla porta di Karius.

Il riassunto della partita: la linea a 5 irregolare del Liverpool, con Salah e Mane pronti a ripartire. La linea difensiva in impostazione a 3 del Manchester City. Alla spalle di Walker, in alto nell’immagine, lo spazio che può essere aggredito dal contropiede degli uomini di Klopp.

 

Il blocco centrale imposto dal Liverpool, che stringe la cinquina di centrocampo, forza la giocata sugli esterni all’avversario; a questo punto se Walker sale sulla destra lascia scoperta la zona alle sue spalle che può essere aggredita dalla catena di sinistra del Liverpool, formata da Robertson e Mane. Il doppio vantaggio dei Reds, completato in 20 minuti, mette ancora più pressione al City che non riuscendo a sviluppare il suo gioco va in difficoltà. Nell’occasione del terzo gol si nota anche l’inadeguatezza di un centrale adattato come Laporte a giocarsela contro un avversario tecnico, veloce e “on fire” come Salah. La marcatura del difensore ex Athletic Bilbao è completamente sbagliata, sia per intenzioni che per postura del corpo.

Alla fine del primo tempo il punteggio di 3-0 certifica la vittoria tattica di Klopp su Guardiola. Lo spagnolo aveva ideato un sistema di gioco che avrebbe dovuto sfruttare le imperfezioni di un gegenpressing non sempre efficace, salvo poi rimanere spiazzato da un atteggiamento meno schizofrenico e più ragionato dell’avversario. La mossa della ripresa è l’inserimento di Sterling per Gundogan nel tentativo di ripristinare la pericolosità su entrambi i lati del campo. Riacquistare la propria identità permette al City non solo di organizzare meglio la fase offensiva, ma anche di riorganizzare il palleggio e pertanto concedere meno all’avversario. In questo senso la squadra di Guardiola, che nel primo tempo registra solo 3 tiri totali (tutti da fuori area), nella ripresa sale a 8 con un possesso palla spinto fino al 77%.

Nel secondo tempo il ritorno alla normalità per il Manchester City che, comunque, non darà frutti. L’ingresso di Sterling ripropone l’attacco allo spazio da entrambi i lati, in questo caso De Bruyne può inserirsi nell’area avversaria.

 

Nonostante la pressione crescente, la difesa di Klopp regge. Il blocco compatto che attendeva l’avversario in mediana è inevitabilmente arretrato, ma il miglioramento del reparto arretrato è evidente grazie alle buone prestazioni dei centrali difensivi.

 

Conclusioni

Il cambio di sistema di gioco non ha prodotto i benefici attesi, Guardiola ha provato a ridisegnare il suo Manchester City in modo da approfittare dei difetti del Liverpool ma ha fallito. L’aver disposto alcuni uomini fuori ruolo ne ha dimezzato la pericolosità, portando a prestazioni sotto tono sia Sane che De Bruyne, oltre ad un inconsistente Gabriel Jesus.

Così come nella sfida di campionato ad Anfield, anche in questa partita le contromosse al gegenpressing di Klopp non sono state trovate. Il tecnico tedesco ha studiato un sistema di gioco preciso, applicato con impegno e funzionale allo scopo di eliminare gli inserimenti delle mezz’ali avversarie, vero cavallo di battaglia del City quest’anno. Il discorso qualificazione è molto orientato ma non tutto è perduto per il City, al ritorno Klopp dovrà studiare un sistema efficace come quello di ieri sera e Guardiola dovrà snaturare il meno possibile la sua squadra.

SULLO STESSO ARGOMENTO

Occasione sprecata Per accedere alla finale di Champions League e incontrare a fine maggio il Real Madrid a Kiev, la Roma deve compiere un'altra impresa dopo quella con il Barcellona, vincere con 3 gol di scarto. La confusa gestione della prima ora di gioco contro il L...
Momo design Giunte in semifinale con lo scalpo eccellente di Manchester City e Barcellona, il Liverpool e la Roma si contendono un posto a Kiev, per conquistare una finale da veri e propri "underdogs". Klopp e Di Francesco sono i condottieri di due formazioni ch...
La lucida malvagità del Real Madrid Nella sfida tra "affamati", presentata così in modo ironico dai due allenatori, Real Madrid e Liverpool arrivano a Kiev attraverso un percorso diverso e con diverse aspettative. La squadra di Zidane ha concluso una stagione poco positiva in Liga ma i...
Ritornare in corsa Scorrendo il calendario del Chelsea nel 2018 ci si accorge di come la possibilità di lottare per il quarto posto fino alla fine del campionato rappresenti l'ennesimo miracolo di Antonio Conte. A gennaio i pareggi grigi con il Norwich in FA Cup, in me...

0 Commenti

Ancora nessun commento

Potresti essere il primo a commentare questo articolo

Lascia un commento