Chelsea – Liverpool del 31 ottobre 2015, analisi tattica

Chelsea – Liverpool del 31 ottobre 2015, analisi tattica

Jurgen Klopp archivia la sua prima vittoria in Premier League e spinge sempre più giù Mourinho e il suo Chelsea. Il Liverpool passa a Stamford Bridge grazie alla doppietta di Coutinho e al gol di Benteke.

Klopp con il 4-2-3-1, Mourinho mette Oscar esterno

Nelle prime uscite del suo Liverpool, Klopp ha optato principalmente per il modulo 4-2-3-1 con Lallana e Coutinho che si stringono dietro all’unica punta. Klopp decide di ritornare al modulo che conosce meglio, dopo aver provato anche il 4-3-3, e che riporta alla mente la sua esperienza al Borussia Dortmund che giocava in questo modo. La punta scelta in avvio, per caratteristiche ma anche per necessità, è Roberto Firmino: l’ex Hoffenheim si muove ma non certo come un centravanti puro ma il manager tedesco non ha alternative con Benteke in non perfette condizioni fisiche (anche se poi risulterà decisivo). Alle sue spalle il terzetto composto da Adam Lallana, al suo fianco nella posizione del “10” Coutinho e Milner che come il solito fa un grande lavoro di raccordo fra i reparti.

Una caratteristica fondamentale della fase d’attacco del Liverpool è stata la collaborazione fra Lallana e Firmino, in particolare i movimenti del brasiliano. In alcuni momenti del primo tempo sembra quasi che il Liverpool giochi senza un attaccante di ruolo, con Firmino che scala a formare quasi un 4-2-4; in altri momenti invece lui e Lallana si scambiano la posizione o addirittura si affiancano a creare una coppia di attaccanti. A centrocampo è stato interessante osservare il lavoro di aiuto fra Can (finalmente riportato nel suo ruolo) e Lucas, soprattutto la partita di quest’ultimo. Generalmente bloccato a protezione della difesa, il brasiliano contro il Chelsea si è fatto spesso vedere in posizione più avanzata. Questo è particolarmente interessante perché il Liverpool giocava fuori casa e dalla formazione di Klopp ci si sarebbe aspettati un atteggiamento più prudente; in realtà la partita di Lucas è stata un indicatore di come Klopp volesse un atteggiamento positivo (e offensivo) da parte dei suoi. Un’altra spiegazione è la posizione più centrale di Hazard: la scarsa propensione del belga alla fase difensiva non ostacolava i movimenti di Lucas, il quale era libero di avanzare oltre la linea mediana.

Mourinho parte con il classico 4-2-3-1, speculare a quello di Klopp, e apporta alcune modifiche. Con Matic squalificato il tecnico portoghese si affida ad un centrocampo di sostanza e dinamismo spedendo in panchina Fabegras. In mediana dunque mette Mikel e Ramires. Nonostante il gol del vantaggio realizzato proprio dal brasiliano, si è notata lungo tutta la gara la scarsa capacità di regia in mezzo in campo che ha compromesso per tutta la partita la costruzione fluida della manovra da parte del Chelsea. Oscar è stato nuovamente inserito nell’11 di partenza ma spostato sulla sinistra nel terzetto alle spalle della punta. Il brasiliano si è spesso accentrato scambiando la sua posizione con quella di Hazard ed è ritornato stabilmente nel ruolo centrale quando il belga al 60′ è stato sostituito da Kenedy.

Il debole contropiede del Chelsea

La squadra di Mourinho si è creata problemi giocando un gioco difensivo passivo. Durante gli attacchi del Liverpool la pressione dei padroni di casa era molto bassa, sempre sotto la linea di centrocampo: questo ha permesso ai centrali difensivi del Liverpool di alzarsi senza problemi non subendo il pressing avversario. Questo atteggiamento è stato probabilmente causato dal gol realizzato molto presto che ha convinto i “Blues” di poter reggere gli avversari lasciandoli salire molto, senza troppa pressione. Il problema della fase difensiva lo si è notato soprattutto centralmente, dove Hazard non aiutando i compagni ha lasciato uno spazio in mezzo.

Senza troppa pressione addosso, i difensori centrali del Liverpool e in particolar modo Sakho avevano più libertà di giocare il pallone cercando passaggi filtranti verso il centro. Gli spazi venivano creati tipicamente dai movimenti del trio Coutinho-Lallana-Firmino, continuo e incessante per liberarsi dalle marcature dei centrocampisti del Chelsea. Nonostante si sia notata una certa confusione nella costruzione offensiva della manovra, il Liverpool ha creato alcune situazioni pericolose in questa fase senza riuscire a capitalizzarne alcuna. Questo tipo di fase difensiva da parte del Chelsea avrebbe potuto avere più senso se di fronte ci fosse stato il Liverpool meno aggressivo di Rodgers, in questo caso la maggiore verticalità che Klopp ha introdotto ha contrastato l’organizzazione del Chelsea. Questa fase offensiva permette al Liverpool di occupare di più (e meglio) le linee di passaggio e il beneficio è doppio perché permette di aggredire alti le ripartenze avversarie, riducendo di fatto i contropiedi del Chelsea. Una volta riacquistato il possesso palla, l’azione del Chelsea si sviluppa soprattutto centralmente attraverso il movimento di Diego Costa, che nelle intenzioni di Mourinho dovrebbe allargarsi per portarsi dietro il difensore centrale e creare lo spazio per gli inserimenti dei centrocampisti. Tuttavia, la scarsa mobilità della mediana offriva poche soluzioni in questo senso (e la scelta di un centrocampo “fisico” non ha aiutato) e Costa si è spesso trovato schiacciato sulla linea difensiva del Liverpool.

Il pressing del Liverpool

Il gioco del Liverpool si è subito dimostrato per quello che Klopp vuole: il pressing. Una ragionata e costante pressione sugli avversari. Passi in avanti significativi nell’apprendere questa tattica si sono visti a Stamford Bridge, la mano del tecnico tedesco in questo senso si vede già e il Liverpool potrà diventare (se non lo è già) la squadra migliore in Premier League sotto questo aspetto. Difficile che in questa stagione i Reds raggiungano il livello del Borussia Dortmund di Klopp ma il lavoro svolto fino ad oggi paga già dividendi. Questa strategia la si è notata soprattutto nella zona destra del campo per il grande (solito) lavoro di Milner, abilissimo nella doppia fase e in grande condizione atletica; come contro il Southampton, Mourinho ha chiesto a Diego Costa di spostarsi dal lato di maggior pressione degli avversari (il destro) per cercare di dare aiuto in fase d’attacco e pressione in fase di non possesso. Nonostante questo, la pressione avversaria funzionava bene (come e anche meglio del Southampton) costringendo gli esterni di centrocampo/attacco a rimanere molto bassi, quasi schiacciati. La pressione di Lallana a e Firmino/Benteke ha messo in crisi la retroguardia del Chelsea che con i due mediani poco inclini all’impostazione ha faticato tantissimo a creare gioco.

Un difetto nella manovra del Liverpool la si può ricercare nell’ostinazione di andare centralmente. Il grande lavoro sugli esterni di Milner e Clyne, che operano sulla stessa traiettoria, non è stato adeguatamente supportato dai compagni che si sono spesso imbottigliati centralmente facilitando il lavoro di copertura del Chelsea. Lo stesso problema si è incontrato nella creazione offensiva dei “Blues” che hanno reso la vita più facile ai centrali difensivi del Liverpool; probabilmente la squadra di Mourinho avrebbe dovuto gestire con più pazienza la fase offensiva, magari giocando di più in orizzontale, per cercare di far uscire la retroguardia di Mourinho.

Gli sviluppi della gara

Galvanizzati dal pareggio raggiunto in extremis alla fine del primo tempo, il Liverpool è uscito dagli spogliatoi approcciando la gara con maggiore aggressività. Hanno gestito la fase offensiva con maggior slancio e la maggiore intensità ha permesso di limitare ancora di più la manovra del Chelsea. Questo maggiore dinamismo ha permesso alla squadra di Klopp di avere un maggiore controllo sul match rispetto ai primi 45 minuti. In questa posizione, il manager tedesco ha capito che poteva osare maggiormente e così ha inserito Benteke al posto di Milner. Il belga, che segnerà il gol dell’1-3, ha permesso di spostare Firmino in posizione centrale con Lallana a destra e Coutinho sempre sul centro-sinistra.

Una volta passati in vantaggio (e ancora di più dopo il terzo gol), il possesso di palla del Liverpool è diventato più orientato alla stabilità e al possesso palla. Hanno gestito meglio questo aspetto, cercando di mantenere vicini i reparti e cercando meno la verticalizzazione.

Conclusione

Si è vista l’ennesima prestazione sotto tono da parte del Chelsea, che conferma i problemi di questa stagione. Ancora una volta non sono riusciti a fornire una prestazione all’altezza per mancanza di pressione adeguata dal punto di vista difensivo. Dall’altra parte Klopp sarà senza dubbio felice del primo successo in Premier League sulla panchina del Liverpool a Stamford Bridge. La sua squadra non ha giocato la partita perfetta, ci sarà ancora molto da lavorare per risolvere evidenti problemi ma ha potuto anche notare alcune cose positive che sono di buon auspicio per il proseguo della stagione.

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