Chi di difesa perisce

Chi di difesa perisce

Una Serie A mai così aperta, questa sembrava fino a qualche domenica fa, quando il Napoli era primo in classifica e la Juventus inseguiva, anche con qualche difficoltà. Nel giro di un paio di mesi la situazione si è ribaltata e i favori del pronostico sono tornati a rivolgersi ai bianconeri, capaci di recuperare la prima posizione e presentarsi allo scontro diretto dell’Allianz Stadium con 4 punti di vantaggio a 5 giornate dalla fine, potendo contare di fatto su due risultati utili su tre. La Juventus arriva a questa partita dopo il pareggio 1-1 nel turno infrasettimanale contro il Crotone mentre il Napoli ha battuto 4-2 l’Udinese, in rimonta, dopo essere stato sotto 0-1 e 1-2 ed aver visto compromettersi quasi definitivamente la propria classifica, scivolando in serata a -9 dai diretti avversari.

Se lo scenario fosse rimasto invariato, in caso di vittoria nello scontro diretto la Juve avrebbe potuto festeggiare il settimo scudetto consecutivo, cosa che non potrà accadere. In casa la squadra di Allegri arriva da 6 vittorie di fila sul Napoli, che non vince a Torino dal 2009; la squadra di Sarri non perde in trasferta da 29 gare, proprio dall’ultima trasferta allo “Stadium” datata 29 ottobre 2016 quando finì 2-1. All’andata si impose al San Paolo la Juventus: 0-1 con rete dell’ex Higuain.


Le scelte dei due tecnici

Senza Sturaro, De Sciglio e Marchisio, Allegri risolve il ballottaggio della vigilia a favore di Matuidi. Il francese a centrocampo con Khedira ed il recuperato Pjanic, in attacco Douglas Costa, Higuain e Dybala con Mandzukic in panchina. Asamoah e Howedes occupano le fasce in difesa con Chiellini e Benatia centrali.

Sarri deve rinunciare al solo Ghoulam e torna alla formazione titolare: rientra in difesa dopo la squalifica Koulibaly, Mertens si riprende il centro dell’attacco tra Callejon e Insigne. A centrocampo Allan, Jorginho e Hamsik, in panchina i polacchi Zielinski e Milik.


Ho detto noia

Allan su Pjanic, Jorginho su Kehdira: le marcature ordinate da Sarri si vedono dal primo minuto, pressione costante e immediata ricerca della profondità. Allegri disegna quello che ha tutte le sembianze di un 4-2-3-1 con la variabile Matuidi, che scende sulla linea dei centrocampisti mentre in fase di non possesso la disposizione è 4-1-4-1; l’avvio di gara segue le linee previste, con il Napoli in possesso che fa girare il pallone e detta il ritmo, mentre la Juventus attende di poter innescare soprattutto la velocità di Douglas Costa che agisce a destra dell’attacco bianconero.

Il forfait di Chiellini dopo 10 minuti ridisegna la difesa bianconera con Howedes che diventa difensore centrale e il nuovo entrato Lichtsteiner sulla destra. L’azione del Napoli rallenta con il passare dei minuti e la Juventus prende campo, gestendo più è meglio la partita. Le occasioni di Pjanic su punizione e Higuain dal corner susseguente confermano la crescita della pressione dei ragazzi di Allegri; il Napoli soffre ma riesce a far sfuriare gli avversari e riprende il giro palla, che andando da destra a sinistra va alla ricerca di spazi per innescare la catena Hamsik-Insigne, con i movimenti a tagliare centrali di Mertens.

La grande attenzione nel tenere i reparti compatti in verticale, tipica della squadra di Sarri, riversa verso l’esterno del campo le proprie intenzioni offensive, con Mario Rui e Hysaj che tengono la squadra molto larga, facendo muovere abbondantemente il blocco – compatto – della Juventus. Dybala cerca una posizione che non trova, aiuta poco in pressione sui portatori di palla avversari e continua a mostrare una condizione fisica tutt’altro che ottimale. Nelle intenzioni di Allegri c’è tutto tranne che alzare i ritmi, con due risultati su tre è comprensibile e la prima preoccupazione è quella di non subire un gol che potrebbe spostare l’inerzia della gara.

A sua volta Sarri sa che deve prestare la massima attenzione e non perdere il pallone in posizioni pericolose, perché nonostante il tridente offensivo avversario sembri sotto tono è sempre capace di una soluzione estemporanea che può indirizzare la gara. Se Dybala, Higuain e Douglas Costa sono innocui, dalla parte opposta Mertens e Callejon sono spesso fuori dalla manovra, con il gioco che si sviluppa soprattutto a sinistra; il belga paga fisicamente l’inferiorità rispetto a Benatia e Howedes, oltre a non riuscire mai a proporsi dettando il passaggio. Il primo tempo scivola tra qualche nervosismo comprensibile e tanta attenzione, cattiva amica dello spettacolo (0 a 1 per il Napoli i tiri in porta al 45′).


Crederci fino alla fine

La negativa prestazione di Dybala spinge Allegri a sostituire il 10 nell’intervallo, inserendo al suo posto Juan Cuadrado, con Costa che si stabilisce sulla sinistra dell’attacco. La pressione della Juventus in avvio di ripresa è maggiore, alzata di almeno 20 metri per contrastare la prima costruzione di manovra. All’ora di gioco anche Sarri decide di cambiare, fuori un evanescente Mertens e dentro Milik, anche per dare maggior peso all’attacco partenopeo.

La partita prosegue senza grosse emozioni, il Napoli vuole come sempre arrivare più vicino possibile alla porta di Buffon mentre la fase difensiva della Juventus ha intercettato l’intenzione e l’ha disinnescato. Questo fino al 44′ quando Koulibaly di testa segna il gol dello 0-1, con il difensore che ancora una volta dimostra il suo strapotere fisico. Può essere un gol che indirizza le sorti di un campionato, oltre che decidere una gara brutta e molto tattica, figlia dell’importanza dei punti a disposizione.


Conclusioni

Allegri gioca sulla difensiva e lo “0” alla casella dei tiri in porta dimostra le intenzioni del toscano, solo che a differenza di altre volte in questa gara i suoi sono apparsi stanchi, quasi svuotati mentalmente e obbligati a riversare le energie residue nel tentativo di non far segnare il Napoli. Operazione non riuscita. Max ci ha spesso parlato del dato sui falli commessi come indicazione della condizione fisica di una squadra, 10 a 17 per gli avversari ci racconta un debito di carburante importante, con 5 partite fondamentali alle porte (inclusa la finale di Coppa Italia).

Maurizio Sarri ha fatto come sempre nell’ultima stagione, ha giocato a calcio. Ha chiesto e ottenuto il controllo della gara, ha mostrato la solita linea difensiva alta e concentrata, ha occupato gli spazi in campo con i meccanismi collaudati che potrebbero trasformare tra qualche settimana una squadra bella in una squadra vincente.

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