Dove arrivano i meriti dell’Inter e dove i demeriti della Sampdoria?

Dove arrivano i meriti dell’Inter e dove i demeriti della Sampdoria?

La crisi di gioco e risultati che aveva tormentato l’Inter sembra essere stata superata, passata come un testimone (scomodo) dalle mani di Spalletti a quelle di Giampaolo. La Sampdoria perde meritatamente una non-partita, dove la colpa tra giocatori e allenatore può essere equamente divisa. I nerazzurri utilizzano tutte la armi a disposizione per colpire i punti deboli dei blucerchiati e ci riescono con estrema facilità.

Se le accuse del tecnico toscano in merito alla scarsa qualità dei suoi ragazzi era stata accolta con scetticismo anche dalla società, quella che si è vista a Marassi è stata una versione “delux”, capace di far funzionare i reparti, uccidere la partita e riportare al gol due giocatori che per motivi diversi non segnavano da troppo tempo: Icardi e Perisic.

Il croato ha sfruttato un cross bello ma agevolato dalla totale solitudine di Joao Cancelo, che dalla trequarti ha messo una palla elegante sulla testa del compagno; il capitano dell’Inter ha esercitato la sua dominance in area, realizzando quattro reti. Ma dove arrivano i meriti dell’Inter e dove i demeriti della Sampdoria?

 

Il triangolo di Spalletti

Spalletti conferma il 4-2-3-1 e nei ruoli chiave ripropone Gagliardini e Brozovic. Il giovane ex Atalanta aveva dimostrato di districarsi meglio in posizione mediana se al suo fianco avesse agito un giocatore capace di accorciare i tempi di passaggio; l’intuizione di Spalletti ha trovato nel croato l’uomo giusto. Ma c’è di più. Infatti avanti a loro agisce Rafinha, trequartista atipico. La capacità del brasiliano di agire in tutte le zone del campo (unita ad una condizione fisica che sta ritornando) permette all’Inter di cambiare in corsa la fisionomia del centrocampo, di fatto dominando la partita.

1
Handanovic
33
D'Ambrosio
25
Miranda
37
Skriniar
7
Cancelo
5
Gagliardini
77
Brozovic
44
Perisic
8
Rafinha
87
Candreva
9
Icardi

Brozovic nasce trequartista, Rafinha ha giocato da mezz’ala e all’occorrenza anche davanti alla difesa: sono queste caratteristiche a consentire il cambio posizione che manda in confusione il centrocampo della Sampdoria. Perché se da una parte il pallone circola finalmente rapido, dall’altro regna la confusione: chi segue chi?

E’ questa la domanda che serpeggia tra i centrocampisti di Giampaolo. Torreira avrebbe dovuto seguire il trequartista, quindi Rafinha, ma l’uruguaiano non è riuscito ad interpretare i movimenti dinamici del centrocampo avversario, risultando poco efficace al pari di Praet (surclassato da Gagliardini) e Barreto, che dovendo dividersi tra Brozovic, Rafinha e aiuto a Bereszynsky su Perisic ha finito per non concludere nulla.

2
Viviano
29
Murru
13
Ferrari
26
Silvestre
24
Bereszynski
18
Praet
34
Torreira
8
Barreto
90
Ramirez
91
Zapata
27
Quagliarella

 

I limiti della Samp

Borja Valero e Vecino, i due mediani di inizio stagione, sono un lontano ricordo. Spalletti sembra aver trovato il giusto connubio tra dinamicità e solidità, confortato da una linea difensiva che si è mossa bene nelle pochissime occasioni in cui è stata impegnata. Miranda garantisce più tranquillità a Skriniar rispetto a Ranocchia, fattore determinante poche settimane fa, quando proprio a Marassi l’Inter fu schiaffeggiata dal Genoa.

Altra chiave dell’incontro è l’utilizzo delle corsie esterne. Nel 4-2-3-1 di Spalletti il gioco sugli esterni – Perisic e Candreva – è lo snodo decisivo per lo sviluppo della manovra offensiva. Joao Cancelo si è finalmente integrato con il compagno di corsia, risultando decisivo per l’assist a Perisic oltre all’essere andato 7 volte al cross. Candreva è stato forse il meno brillante dei suoi ma la prestazione del portoghese ne ha di fatto nascosto le incertezze.

In questo fermo immagine tutto il caos difensivo della Sampdoria: Rafinha aggredisce l’area, Bereszynski non può vedere Perisic alle sue spalle, Ferrari non marca nessuno ritrovandosi in una zona senza avversari.

Dalla parte opposta Ivan Perisic ha finalmente ritrovato il gol e un’accettabile costruzione offensiva. La Sampdoria ha mostrato il limite dettato dal suo stile di gioco, quello di cercare l’azione centrale sfruttando la direttrice Torreira (primo costruttore di gioco) – RamirezQuagliarella. I cambi di gioco e l’aggressione sugli esterni obbligano le mezz’ali Barretto e Praet a coprire porzioni di campo troppo ampie, così come Torreria che, costretto spesso a decentrarsi, perde lucidità in fase di impostazione (solo 83% di precisione nei passaggi).

La difesa della Sampdoria guarda solo il pallone e non gli avversari, Joao Cancelo non ha marcature pressanti e può crossare per Perisic che, indisturbato, colpisce di testa e porta in vantaggio l’Inter.

 

Chi fa la differenza

E’ questo che inibisce il gioco della Sampdoria: senza spunti dalla trequarti in avanti, la squadra risulta sterile e incapace di offendere. Se poi aggiungiamo che praticamente tutti gli interpreti hanno giocato sotto ritmo, ecco che la netta sconfitta non sembra così assurda. L’Inter ha vinto 47 contrasti a 41, ha recuperato 71 palloni (contro i 49 della Sampdoria), dimostrando un atteggiamento diverso dal punto di vista dell’aggressività.

Ma anche la tanto invocata qualità ha fatto la differenza, questa volta a favore dell’Inter. Quasi 90% di passaggi riusciti per i nerazzurri (che eleva la media stagionale dell’86%) e ancora gol da dentro l’area (44 su 47 in stagione). Ma qui si deve aprire il capitolo Mauro Icardi.

22 gol in stagione in 24 partite, tutti da dentro l’area. Un rapace, un giocatore capace di leggere prima degli altri le situazioni, anticipare il percorso del pallone e segnare gol di tacco come quello di Genova. Inutile sottolineare come la crisi di risultati dell’Inter sia passata anche attraverso il suo infortunio: miglior rating di squadra (7.45), capocannoniere, 1 gol ogni 95 minuti, 2.6 tiri a partita; numeri impressionati che dimostrano come le fortune di Spalletti siano legate a doppio filo con le prestazioni del bomber argentino.

 

Conclusioni

All’Inter è riuscito tutto, alla Sampdoria niente. Sembra che la squadra nerazzurra abbia trovato un assetto di gioco adatto alle caratteristiche degli interpreti, con il triangolo Gagliardini-Brozovic-Rafinha funzionale ed efficace. Difficile comunque dare un giudizio sulle prospettive delle due squadre. Giampaolo deve guardare in faccia giocatori (e dirigenti) e capire se l’Europa il prossimo anno rappresenterebbe più un onere che un onore, trovando eventualmente soluzioni alternative ad un gioco troppo facilmente decodificato dagli avversari.

L’Inter è pienamente in corsa per un posto in Champions League. Dopo la sosta avrà Verona e il derby con il Milan, due vittorie potrebbero davvero mettere la parola “fine” alle speranze delle inseguitrici. Ma sappiamo che quando c’è di mezzo la “pazza” tutto può accadere.

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