Germania-Francia, ripartire contro confermarsi

Germania-Francia, ripartire contro confermarsi

Volendo raccontare il pareggio tra Germania e Francia dobbiamo partire dalla condizione psicologica con la quale si sono presentate le due squadre. Da un lato una formazione, quella tedesca, scioccata dalla clamorosa eliminazione nella prima fase dei mondiali in Russia, dall’altro la squadra che quel torneo è riuscita a vincerlo. Questo presupposto è fondamentale per analizzare la gara delle due squadre, il desiderio di ripartire contro la consapevolezza. Se la Francia ha un assetto di squadra oramai collaudato e un’età media tale da poter guardare ai prossimi campionati europei quasi con lo stesso 11 iniziale, la Germania ha come imperativo quello di ripartire, possibilmente riuscendo ad inserire nuovi elementi in squadra.

In quest’ottica il lavoro del confermato Joachim Low non è semplice. Al blocco storico, quello che ha vinto in Brasile nel 2014, si affacciano pochi elementi davvero pronti e di qualità tale da poter aprire un nuovo ciclo. L’avvertimento di Oliver Bierhoff, che aveva sottolineato come la “cantera” tedesca difficilmente riuscirà a produrre futuri campioni, sembra essere già realtà. Tra le nuove leve solo Leroy Sané sembra avere le stimmate del campione ma i problemi caratteriali (che gli sono costati la convocazione per gli ultimi mondiali) potrebbero fermarne l’esplosione, nonostante l’eccellente lavoro che Pep Guardiola sta facendo su di lui al Manchester City. Draxler e Brandt hanno raggiunto il massimo livello possibile e non sembrano all’altezza dei “vecchi” mentre la novità Kai Havertz, centrocampista del Bayer Leverkusen, è un prospetto interessante ma a 19 anni non si può chiedergli di essere decisivo. I grandi problemi della Germania, come si noterà anche in questa partita, sono principalmente in attacco dove Reus non è un cannoniere implacabile e Werner non incide, sia per rendimento che per posizione in campo quando gioca con la Nazionale.

La Francia delle certezze

Dall’altra parte la Francia Campione del Mondo, una squadra che ha consolidato mentalità e meccanismi. Il trionfo di poche settimane fa ha consolidato le certezze dei ragazzi di Deschamps che a tratti giocano davvero come fossero una squadra di club. Hanno imparato a gestire i momenti della partita e soprattutto diversi elementi si sono prestati ad un sacrificio delle loro potenzialità per il bene della squadra, e questo non è poco anzi potremmo dire che è fondamentale per i successi di una selezione nazionale. Anche in questa prima gara di Nations League la Francia si è dimostrata all’altezza, con l’unico problema rappresentato paradossalmente da Kylian Mbappé. Difficile contestare un talento così grande eppure la ricerca continua della giocata ad effetto potrebbe, nel medio periodo, risultare controproducente. A Monaco il campione del PSG ha ecceduto nei colpi di tacco, nelle giravolte palla al piede, a volte a scapito dell’efficacia. Questo comportamento, visto già in alcune gare del mondiale, dovrà essere rivisto per non diventare “solo” un fantastico giocoliere. Se il suo talento immenso può bastare in Ligue 1, quando il livello si alza la poca concretezza si potrà ritorcergli contro, soprattutto in un club come il Paris Saint Germain alla spasmodica ricerca della vittoria in Champions League.

Germania-Francia, Nations League

Le scelte iniziali di Low sono apparentemente conservative. Senza terzini di ruolo, nel 4-2-3-1 dinamico tipico della Germania, ad occupare le corsie esterne sono Ginter a destra (che ha già giocato anche nel ‘Gladbach qualche partita da terzino) e Rudiger a sinistra. La mossa è dettata anche dalla necessità di avere marcatori sulle catene esterne per contrastare l’avanzata dei corrispettivi francesi Hernandez e Pavard e non concedere campo alle spalle. Rimanendo fedele alla sua idea di calcio globale, figlia della corrente di pensiero introdotta da Guardiola in Bundesliga, Low dispone a centrocampo Joshua Kimmich, che nasce centrocampista ma diventa terzino destro e adesso ritorna alle origini, facendogli ricalcare con largo anticipo le orme di Philipp Lahm. A dettare i tempi al suo fianco c’è Toni Kroos mentre i 4 giocatori offensivi scambiano spesso la posizione con la sola eccezione di Werner, che rimane sempre attaccante destro mentre Muller, Reus e Goretzka hanno maggiore libertà di movimento. La Francia si presenta con la formazione tipo, con la sola eccezione rappresentata da Areola tra i pali al posto dell’infortunato Lloris, con la fascia da capitano che passa a Raphael Varane.

Germania Vs. Francia, differenti mentalità

In una partita che per lunghi tratti scivola via senza sussulti, lo scontro principale è tra le mentalità delle due squadre. La Germania controlla il pallone, spesso senza trovare il giusto ritmo, e pecca negli ultimi 25 metri dove basta una difesa organizzata per disinnescare i pericoli. Questo difetto lo avevamo osservato già in Russia ed è stato uno dei motivi della precoce eliminazione. La posizione di Werner ne limita la pericolosità, essendo un giocatore molto verticale, mentre Reus perde il duello fisico con Umtiti e Varane. Nonostante non siano terzini di ruolo, sia Ginter che Rudiger provano ad offrirsi in appoggio, in una composizione tattica che appare sempre troppo sbilanciata. Low non rinuncia dunque alla sua visione di calcio, fatta di controllo del pallone e una proposizione offensiva molto intensa, spesso eccessiva. Ma nonostante la presenza di molti elementi nei pressi dell’area sono i transalpini ad avere le migliori occasione del primo tempo con Giroud, prima di testa poi di tacco cercando di sorprendere Neur. La Francia attraversa la partita con la dinamica vincente mostrata ai mondiali, squadra dai reparti sempre stretti e pronta a ripartite. Non ha bisogno di controllare il pallone perché la qualità dei giocatori offensivi è tale da permettere un veloce ribaltamento di fronte. Matuidi stringe spesso la posizione al fianco di Kantè mentre Pogba pur non brillando si rende disponibile in fase di appoggio e prima uscita del pallone.

In una serata non trascendentale, Griezmann si adopera come sempre per rifinire alle spalle di Giroud e nel secondo tempo calcia con una certa pericolosità verso la porta tedesca in un paio di occasioni, le migliori della Francia in questa porzione di gara. E’ innegabile che la Germania cerchi con maggiore convinzione il gol, mentre i francesi dimostrano di avere la saggezza giusta per capire quando accontentarsi. Le prodezze di Areola, migliore in campo dei suoi, permetto a Deschamps di uscire dall’Allianz Arena con un punto prezioso e di confermare la bontà del suo lavoro. La Francia rimane costante nel suo rendimento anche quando i suoi talenti non sono in serata e al momento è la selezione migliore, con interessante vista su Euro 2020. Low può essere soddisfatto della risposta dei suoi soprattutto dal punto di vista psicologico. L’esperienza negativa in Russia, per una squadra incapace di perdere per storia e mentalità, sarà difficile da dimenticare e resta vivo il problema del gol che andrà risolto in qualche modo, anche se la Germania non ha un centravanti di livello. Il cammino di avvicinamento al prossimo torneo continentale dovrà dimostrare la capacità di evoluzione del calcio tedesco e di Low, il quale avrà necessariamente bisogno di studiare alternative al gioco che abbiamo visto durante la sua gestione.

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