Il coraggio di Simone

Il coraggio di Simone

La vittoria dell’Inter sul Cagliari e l’impegno non proibitivo della Roma contro il Genoa, all’Olimpico, obbligano la Lazio a fare risultato su un campo che nelle ultime settimane è diventato assai complicato. La Fiorentina infatti non perde dal 9 febbraio, quando al “Franchi” fu sconfitta 0-2 dalla Juventus; dopo quella gara sono arrivate ben 6 vittorie e due pareggi, frutto di uno spogliatoio che si è compattato dopo la tragedia Astori e ha dimostrato il proprio valore, dopo una prima parte di stagione anomina.

La Lazio, per contro, arriva dal pareggio nel derby e la sconfitta di Salisburgo, costata l’eliminazione dall’Europa League e la solita ridda di commenti sullo stato di salute psico-fisico dei biancocelesti. Un risultato in quel di Firenze servirebbe non solo alla classifica ma soprattutto a spegnere sul nascere le polemiche su un’altra eventuale mancata vittoria.

La corsa all’Europa interessa entrambe, la Fiorentina insegue il gruppo formato da Milan, Sampdoria, Atalanta e forse Torino, il calendario dopo questa gara è complicato perché dovrà giocare in trasferta con Sassuolo, Genoa e Milan (all’ultima giornata) mentre in casa giocherà con Napoli e Cagliari. La rincorsa alla Champions League della Lazio è molto probabilmente subordinata alla sfida con l’Inter del 20 maggio, ultima di campionato, ma prima dovrà giocare con Sampdoria e Atalanta in casa, Torino e Crotone in trasferta.


Le scelte dei due tecnici

Stefano Pioli, per quasi due stagioni sulla panchina della Lazio (con il terzo posto del 2015 e l’esonero nell’aprile dell’anno successivo) torna alla difesa a 4 con Milenkovic e Biraghi terzini, la coppia Vitor Hugo-Pezzella centrali. Due novità rispetto a quello che ci si attendeva: in campo Eysseric e Gil Dias al posto di Benassi e Saponara. Chiesa e il portoghese affiancano Simeone in quello che sembra un 4-3-2-1.

Inzaghi propone il consueto 3-5-1-1 con il recupero di Ciro Immobile. Non c’è Radu, espulso nel derby e squalificato, dietro con Caceres ci sono Luiz Felipe e De Vrij. Luis Alberto giocherà a sostegno del capocannoniere della Serie A mentre Felipe Anderson andrà in panchina al pari di Parolo, sostituito in campo da Murgia.


10 Vs. 10

In avvio di gara si nota subito come la formazione laziale non ha cambiato atteggiamento e modo di giocare: Inzaghi mette Murgia a giocare nello stesso ruolo di Parolo, mezz’ala di inserimento, in coppia con Marusic mentre dalla parte opposta Jordan Lukaku si associa a Milinkovic-Savic, che non vive il miglior momento della stagione. Quello viola invece è più dinamico e spesso si trasforma in un 4-2-3-1: i movimenti di Gil Dias e Eysseric trasformano il centrocampo della Fiorentina, Dabo come sempre scherma la difesa aiutato da Veretout. Sono proprio i movimenti dei due giocatori francesi a rendere elastica la fase di possesso palla dei padroni di casa, con la solita corsa generosa di Chiesa e il supporto soprattutto a sinistra di Cristiano Biraghi, molto più ala che terzino.

La variabile che Pioli non può considerare è l’orrendo malinteso del 6′ tra Sportiello e Pezzella: il portiere esce convinto che il centrale protegga il pallone sull’attacco di Immobile, allo stesso tempo Pezzella è convinto che il portiere rinvii, nulla di tutto questo accade e l’attaccante biancoceleste costringe l’estremo difensore a prendere il pallone con le mani fuori area. Espulsione e Fiorentina in 10. Per inserire Dragowski, Pioli toglie Eysseric e ridisegna il centrocampo abbassando leggermente la posizione di Federico Chiesa, con Gil Dias che agisce alle spalle di Simeone. La Lazio aumenta i giri del motore, provando a prendere in mano la gara nel momento di riassestamento della Fiorentina, ma dopo pochi minuti rimane a sua volta in 10. Su un lancio in profondità Chiesa scappa alle spalle del giovane centrocampista, fallo e rosso (confermato dal VAR).


La scelta determinante

A conferma che non sarà una partita come le altre, dopo un paio di minuti di contestazione arriva la punizione di Veretout che sblocca la partita. Cambia l’inerzia e Pioli ordina ai suoi di gestire il pallone, l’uomo in meno in mezzo al campo della Lazio costringe Lucas Leiva agli straordinari, oltre a tenere più basso Milinkovic-Savic. Per evitare di abbassarsi troppo, schiacciandosi all’indietro contro un avversario che dimostra una buona qualità in fase di possesso, Simone Inzaghi decide prima della mezz’ora di fare un cambio che, in prospettiva, cambierà il corso della gara: fuori De Vrij, dentro Felipe Anderson. Luiz Felipe e Caceres stringono al centro, Marusic e Lukaku si abbassano. Difesa a 4, centrocampo a 2+1 (a seconda della posizione di Luis Alberto) e il brasiliano in appoggio a Immobile.

La mossa sembra subito poter dare i suoi frutti, palla di Felipe Anderson per Milinkovic-Savic murato da Pezzella, ma al 28′ il rigore di Veretout per il 2-0 sembra chiudere la contesa. In realtà la partita ha un copione indecifrabile, non segue una logica e la proiezione offensiva delle due squadre disegna scenari inattesi ma molto emozionanti. In rapida successione tra il 35′ e il 45′ la Lazio prima perde Simone Inzaghi, espulso, poi trova il pareggio con la punizione di Luis Alberto e il colpo di testa di Martin Caceres.


Lo strappo di Anderson

E come sempre è accaduto in questa partita, quando l’ago della bilancia sembra pendere per una squadra è l’altra a trovare il gol: ancora Veretout che approfitta di un brutto pallone perso da Felipe Anderson e segna il gol del 3-2. Dal punto di vista tattico le squadre progressivamente si allungano, sia per il ritmo tenuto nel primo tempo che per l’inferiorità numerica. Felipe Anderson è l’uomo della svolta, riesce a rifarsi dopo aver regalato il gol alla Fiorentina trovando il pareggio con un destro da fuori area; la sua posizione, movimento perpetuo dall’esterno verso l’interno, è letto con grande difficoltà dalla difesa viola, che chiede a Dabo uno sforzo ulteriore per aiutare nel contenimento. E’ un giocatore che può “strappare” l’andamento di una partita.

Per recuperare il risultato, considerato che il pareggio non serve, Pioli toglie Simeone (prestazione incolore) e inserisce Falcinelli, senza modificare l’assetto di gioco. Anche Inzaghi, dalle tribune, ordina il cambio di un impreciso Lukaku (solo 68% di passaggi riusciti) con Lulic. Un minuto più tardi il settimo e decisivo gol con Marusic – al secondo assist in questa partita – che serve Luis Alberto per il gol del 3-4. Sotto di un gol ad un quarto d’ora dalla fine, Pioli opta per Saponara che prende il posto di Gil Dias.

Gli ultimi minuti vedono la Lazio provare a rimanere alta, tenendo il pallone più lontano possibile da Strakosha, e una Fiorentina alla ricerca di un pareggio che non arriverà mai. I biancocelesti hanno gestito più a lungo e meglio il pallone (82% a 78% nella precisione dei passaggi), mettendo in mostra una qualità media superiore nonostante la serata ancora una volta negativa di Milinkovic-Savic.


Conclusioni

Partita pirotecnica, risolta da Simone Inzaghi e dal suo coraggio. La Lazio torna da Firenze con 3 punti, 4 gol fatti e di nuovo il podio di squadra più prolifica della Serie A (79 gol in 33 giornate). La scelta di inserire Felipe Anderson per De Vrij, in inferiorità numerica, ha dato ai suoi ragazzi il preciso input di non fermarsi, di non accontentarsi di un pareggio che non sarebbe servito a nessuno.

Pioli paga le incertezze difensive e una stanchezza che comincia a farsi sentire. La Fiorentina ha giocato bene nel primo tempo, salvo poi pagare dazio dal punto di vista tecnico al cospetto di un avversario superiore. L’Europa è a portata di mano ma la sensazione è che la squadra abbia già dato il massimo.

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