Il fattore mobilità

Il fattore mobilità

Ancora di fronte, ancora una volta in semifinale. Il Bayern Monaco ha ritrovato il vecchio Heynckes, subentrato a Carlo Ancelotti, ed ha conquistato senza problemi l’ennesimo titolo di campione di Germania, raggiungendo il penultimo atto in Champions League dopo aver eliminato Besiktas e Siviglia, un percorso tutto sommato agevole.

Di fronte si trova il Real Madrid di Zidane, campione in carica e concentrato da mesi solo su questo impegno, avendo ben presto smesso di correre per la conquista della Liga. Alla caccia della terza affermazione consecutiva nella competizione, il Madrid ha avuto un percorso ben più difficile avendo superato il Paris Saint-Germain e la Juventus.


Le scelte dei due tecnici

Heynckes deve fare i conti con le assenze di Alaba e Vidal, oltre ai lungodegenti Coman e Neuer. Rafinha gioca terzino sinistro, Javi Martinez davanti alla difesa con Ribery e Robben esterni d’attacco e Muller con James Rodriguez a supporto di Lewandowski.

Zidane tiene a sorpresa in panchina Benzema e schiera il tridente Isco-CR7-Lucas Vazquez, confermati a centrocampo i titolari Kroos, Modric e Casemiro con il rientro di Sergio Ramos al centro della difesa.


Saper gestire le situazioni

La posizione di James è una delle soluzioni tattiche più interessanti di Heynckes, insieme a quella di Javi Martinez davanti alla difesa. Nelle prime battute dell’incontro il colombiano si alterna con Muller nella posizione di trequartista in appoggio a Lewandowski, in fase di non possesso; il Bayern mette subito in pressione il Madrid, che dalla sua in costruzione tiene il ritmo più basso. L’assenza di Benzema porta Lucas Vazquez a giocare largo a destra del tridente offensivo dei campioni d’Europa, con Isco dalla parte opposta, anche se il malagegno si accentra spesso a supporto di CR7, ridisegnando quello che di fatto è spesso un 4-4-2.


Cambi e destino

Come ad Anfield, anche all’Allianz Arena uno dei due tecnici è costretto ad un cambio dopo pochi minuti, in questo caso Robben esce per infortunio e al suo posto entra Thiago Alcantara, con Muller che si sposta sulla destra dell’attacco. Zidane ha studiato un piano tattico che prevede il raddoppio sugli esterni del Bayern, che cercano la superiorità numerica con le sovrapposizioni dei due terzini; se questa strategia funziona nel bloccare le avanzate dei tedeschi, obbliga Isco e Vazquez a partire molto in basso, lasciando il solo Ronaldo in avanti che viene servito poco e male.

Il ritmo troppo basso del Bayern Monaco, figlio anche dell’assenza di Robben, permette a Ronaldo e compagni di alzare il baricentro, portando più in alto la posizione di Marcelo e Carvajal e pressando gli avversari in costruzione. È così che la squadra di Zidane prende possesso della partita, e proprio in questo momento arriva il gol di Kimmich, che sfrutta un errore di Kroos e Casemiro che non seguono il terzino, il quale trova una prateria e batte Navas (non esente da colpe).

Boateng paga una progressione offensiva e deve uscire per un problema muscolare, togliendo ad Heynckes la seconda sostituzione in meno di mezz’ora con l’ingresso di Sule. Il giocatore che non ti aspetti a dare una mano alla difesa, con aggressività e posizione è l’ex James Rodriguez, che nella posizione ideata per lui da Heynkess riesce ad essere molto al centro del gioco. Il Real Madrid adesso è in difficoltà sia nella gestione del pallone che nella pressione offensiva, ritornando ad avere lo stesso atteggiamento di inizio gara e consentendo agli avversari di gestire il tempo della partita, sfiorando il raddoppio con Hummels da azione di corner e con un sinistro al volo di Muller deviato da Sergio Ramos.

Zidane avrebbe bisogno di un episodio è l’episodio arriva al 43′ quando il sinistro splendido di Marcelo diventa l’1-1, confermandosi giocatore assoluto e decisivo nelle gare più importanti. Il primo tempo si chiude in pareggio, qualche erorre tecnico di troppo ma un compendio di ottimo calcio.


Ecco perché Asensio e Vazquez

Zidane inizia la ripresa con un cambio, fuori Isco che ha faticato a trovare la giusta posizione e dentro Asensio per un reale 4-3-3 e una maggiore copertura alle scorribande di Marcelo. Il problema principale del Real Madrid è la posizione di Cristiano Ronaldo, quella da centravanti tipico, che dovendo vedersela con Hummels e Sule praticamente da solo non riesce a rendersi pericoloso, per questo motivo si scalda con insistenza Karim Benzema. Ma ancora una volta in un momento di difficoltà del Madrid arriva la rete, frutto di un errore gravissimo in disimpegno di Rafinha e di un grande contropiede di Vazquez e Asensio, con quest’ultimo che segna la rete dell’1-2.


Fattore mobilità

La partita si mette sul piano preferito dal Madrid: farsi aggredire per colpire ancora in contropiede. Infatti Zidane comanda ai suoi di tenere la posizione è non pressare in modo asfissiante la prima gestione del pallone del Bayern Monaco. È questa l’andatura della gara, con 21 uomini nella metà campo del Real. L’infortunio di Carvajal obbliga Zidane al secondo cambio, che a sorpresa vede l’ingresso di Benzema a ridisegnare ancora la sua squadra e lanciando il chiaro segnale che due gol non gli bastano. Lucas Vazquez si abbassa nel ruolo di terzino destro mentre Modric scala a destra per mantenere il 4-4-2. Atteggiamento coraggioso ma la pressione del Bayern Monaco aumenta e la riorganizzazione dei campioni tarda ad arrivare; per aumentare il dinamismo e il peso anche sulla trequarti, Heynckes toglie Javi Martinez e inserisce Tolisso che inverte la posizione con Thiago Alcantara anche per provare (finalmente) a disturbare un monumentale Kroos.

La mobilità posizionale che Zidane ha insegnato ai suoi giocatori è una delle chiavi di lettura dei successi del Real Madrid. L’ingresso di Benzema svela le sue reali intenzioni, ovvero quelle di gestire il più possibile il pallone, non rischiare e far scemare l’ardore avversario che paga inevitabilmente anche la stanchezza con il passare dei minuti. Con un avversario che gioca principalmente a sinistra, il cambio Kovacic per Casemiro serve a controllare il possesso palla e risparmiare guai peggiori al brasiliano, ammonito.

Nel finale, se mai ce ne fosse bisogno, si vede quanto Sergio Ramos sia mancato nel ritorno contro la Juventus: i palloni alti in area sono suoi, ribatte le conclusioni, gestisce il reparto e a volte si sostituisce ad un Navas troppo inverto nelle uscite. È il simbolo di un Real Madrid che vince e ipoteca la terza finale di Champions League consecutiva.


Conclusioni

La gestione delle emozioni è la grande forza di un Real Madrid che esce con una vittoria importantissima dall’Allianz Arena, superando 1-2 un Bayern Monaco che ha raccolto meno di quello che ha prodotto e, con tutta probabilità, meritato. L’infortunio di Robben ha tolto un’arma fondamentale nella manovra del Bayern Monaco, che ha costretto Ribery ad un lavoro supplementare sfiancandolo. Con un Lewandowski negativo e una manovra a volte troppo compassata, la squadra di Heynckes ha faticato a trovare soluzioni offensive ed è stato punito da un grande sinistro di Marcelo e da un errore di Rafinha.

Come nella scorsa stagione si parte dallo stesso risultato al Bernabeu dove tutto sarà in discussione, a patto che il Bayern Monaco reuperi Robben (difficile) e riesca a contenere le dinamiche del Real Madrid che in questi ultimi due anni sono state superiori a tutti gli avversari.

Articoli correlati

0 Commenti

Ancora nessun commento

Potresti essere il primo a commentare questo articolo