Il ritorno del Real Madrid

Il ritorno del Real Madrid

Dopo il cambio di panchina, con Lopetegui che non aveva incontrato i favori dello spogliatoio, il Real Madrid ha optato per un’altra soluzione interna come ai tempi di Zidane, sperando che Santiago Solari potesse replicare il glorioso cammino del predecessore. I risultati fino a gennaio sono stati altalenanti, sospeso tra il quarto e il quinto posto, ma riuscendo a guidare la squadra alla conquista del mondiale per club. Seppur l’impresa non sia stata memorabile (finale 4-1 contr l’Al-Ain), si è trattato dell’ennesimo trofeo conquistato dal gruppo di calciatori che ha dominato in Europa negli ultimi tre anni, con la differenza tutt’altro che marginale di un Cristiano Ronaldo in meno.

Per una squadra dal potenziale offensivo enorme, il venir meno di un cannoniere che garantiva dai 30 ai 40 gol stagionali è stato difficile da metabolizzare soprattutto considerando le difficoltà di inizio stagione di Benzema e l’inserimento graduale di Vinicius, giocatore che rappresenta il futuro del Real Madrid ma che a 18 anni non poteva ancora essere decisivo. Le condizioni fisiche sempre precarie di Bale e lo scarso minutaggio concesso a Mariano Diaz avevano portato ad una classifica poco esaltante e a prospettive ancor meno incoraggianti. Quasi nessuno credeva ad una seconda parte di stagione in crescendo ed invece è accaduto di nuovo, in concomitanza con il periodo dove si decidono le stagioni.

 

È tornato il gol

Dalla sconfitta interna con la Real Sociedad del 6 gennaio, il Real Madrid in campionato non ha più perso ed anzi, al contrario, ha sempre vinto. Oltre ai tre punti che arrivano da 7 partite consecutive (incluso il derby di sabato) la nota lieta è il ritorno ad una produzione offensiva di altissimo livello. Non a caso il tutto è coinciso con le grandi prestazioni di Karim Benzema che ha segnato un gol al Girona, doppietta all’Espanyol e gol all’Alaves (in mezzo anche una doppietta in Copa del Rey). Il centravanti francese è il terminale finalmente efficace di una manovra che ha ripreso a funzionare, ed è questo il motivo del rilancio del Real nell’ultimo mese e mezzo. La squadra tira di più verso la porta avversaria (dietro solo al Barcellona) con una media di 5,9 tiri che diventano 1,7 gol a partita, ma soprattutto la precisione nella manovra corale è decisamente migliorata (sono cresciute le percentuali di possesso e di passaggi riusciti).

L’apporto di Vinicius sta diventando decisivo. Nelle ultime settimane il brasiliano è diventato titolare completando il processo di inserimento nella prima squadra. La sua velocità in fase di transizione è determinante e si lega alla perfezione con le qualità tecniche di primissimo livello che il centrocampo di Solari possiede. La naturale proiezione offensiva del Real Madrid non ha permesso ancora di registrare alla perfezione la difesa e delle prime 5 della Liga è quella che ha subito più gol; se a inizio stagione questo aspetto rappresentava il problema principale adesso è metabolizzato e concedere qualcosa agli avversari rientra nella storia di questa squadra, a patto che l’attacco sia sempre efficace.

 

Personalità

Il derby di Madrid rappresentava per Solari un test importante, sia per la classifica e le rinnovate ambizioni di titolo, sia per dare continuità alla buonissima prestazione in settimana contro il Barcellona al Camp Nou, dalla quale era uscito con un pareggio che mostra più da vicino la finale della competizione. Simeone, per contro, dopo un periodo di imbattibilità che proseguiva da ottobre (ultimo k.o. in Champions League in casa del Borussia Dortmund) arriva da una sconfitta sul campo del Betis che ha ridimensionato la classifica, forse chiudendo in modo definitivo le speranze di correre per il titolo. Il primo obiettivo resta la finale di Champions, che si giocherà al “Wanda Metropolitano”, e nell’immediato il doppio confronto con la Juventus che inevitabilmente porterà a perdere punti in campionato.

Senza Diego Costa, Koke e Savic, l’Atletico si dispone con il solito 4-4-2 con il debutto in campionato di Alvaro Morata davanti al suo nuovo pubblico mentre Rodri va in panchina e al fianco di Thomas in mediana c’è Saul. Solari schiera quella che al momento è la sua formazione tipo, che non contempla Isco (comunque infortunato e non disponibile) e Marcelo, in panchina per far spazio a Reguilon. L’impressione è che nuove direttive siano state “suggerite” al tecnico delle Merengues, in un processo di ringiovanimento della squadra e – a sensazione – di prossima epurazione di elementi considerati non più centrali nel progetto.

La partita concentra i momenti chiave nel primo tempo. Il gol di Casemiro nasce da una incomprensibile amnesia difensiva dell’Atletico, con 4 giocatori in pressione su Sergio Ramos e nessuno sul brasiliano, bravissimo a segnare in sforbiciata ma completamente dimenticato a pochi passi da Oblak. Godin e Gimenez si sono trovati spesso in difficoltà, Santiago Arias ha spinto più del dirimpetto Lucas Hernandez ma senza riuscire mai a crossare. La scarsa precisione di Thomas Partey e di Correa ha impedito rifornimenti alle punte e solo una difesa altissima degli avversari ha permesso a Griezmann di firmare il provvisorio pareggio, prima che Vinicius scappasse via a Gimenez costringendolo al fallo da rigore.

La trasformazione di Sergio Ramos riportava il Real Madrid in vantaggio e permetteva di gestire i tempi della gara. Per un Atletico cortissimo e dal baricentro piuttosto alto, Solari rispondeva con un Lucas Vazquez più vicino a Casemiro che in linea con Vinicius, a disegnare quello che di fatto era un 4-4-2. La capacità di ripartire sfruttando l’enorme bagaglio tecnico ha permesso a Gareth Bale, subentrato nella ripresa, di fissare il punteggio realizzando la terza rete con un magistrale contropiede, gestito da Modric e concluso con un preciso diagonale dal gallese. L’espulsione di Thomas ad una decina di minuti dalla fine chiudeva definitivamente la gara, consegnando al Real Madrid il secondo posto in classifica e costringendo Simeone a porsi diversi interrogativi.

 

Vista sulla Champions

La sua squadra è stata molto imprecisa (69% di precisione passaggi) e se escludiamo l’azione del pareggio di Griezmann non è mai riuscita ad impensierire in contropiede gli avversari. Ha vinto meno contrasti sia a terra che con palla in aria e questo è un dato allarmante per una squadra fisica e strutturata come l’Atletico, che ha mostrato nelle ultime due partite una pericolosa tendenza a disunirsi in fase difensiva, macchiando la gara con un errore macroscopico in occasione del gol del vantaggio di Casemiro.

In proiezione europea, la squadra che esce meglio da quest’ultimo periodo è sicuramente il Real Madrid, che mercoledì giocherà sul campo dell’Ajax l’ottavo di finale di Champions League e che sembra aver ritrovato distanze, equilibri e un attacco che funziona, grazie anche all’inserimento progressivo e costante di Vinicius Junior, talento con ampi margini di miglioramento che potrebbe risultare determinante nei prossimi mesi. Con quella del “Wanda” sono cinque vittorie nelle ultime cinque gare, mentre l’Atletico deve piegarsi per la seconda volta consecutiva. Se in campionato la corsa al Barcellona forse è più orgoglio che effettiva possibilità, il vero ago della bilancia della stagione delle due squadre sarà la Champions League, come sempre quando si parla dei club più importanti d’Europa.

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