Il nuovo corso della Spagna

Il nuovo corso della Spagna

Il mondiale in Russia ha restituito una visione di futuro molto diversa per Inghilterra e Spagna. La nazionale dei 3 Leoni ha conquistato un meritato quarto posto, al termine di un torneo che ne ha messo in evidenza l’organizzazione e l’equilibrio, merito dell’eccellente lavoro di Gareth Southgate. Il 48enne ex difensore dell’Aston Villa e della nazionale ha preso in mano la squadra in un momento estremamente delicato, dopo la fallimentare gestione Hodgson e l’interregno Allardyce, conclusosi con uno scandalo che ha profondamente turbato il movimento calcistico d’oltremanica. Southgate ha avuto il merito di impostare da subito la squadra con un sistema di gioco basato sul 3-5-2 senza per questo rinunciare a sfruttare le abilità di una nidiata di giovani molto promettente.

Pur non producendo un calcio spettacolare, l’Inghilterra si è distinta durante l’ultima coppa del mondo per pragmatismo e capacità di rimanere sempre in partita, pur non riuscendo a concretizzare come il potenziale offensivo farebbe sperare. Nonostante questo Harry Kane ha vinto il titolo di capocannoniere e la squadra ha segnato 12 gol in 7 partite. Se la nazionale inglese ha trovato un sentiero da percorrere, quella spagnola ha vissuto un’estate assai tribolata. L’allontanamento del CT Lopetegui a due giorni dall’esordio nel torneo contro il Portogallo ha messo al centro dell’attenzione la Spagna, che sotto la guida di Hierro è stata eliminata agli ottavi di finale da un avversario inferiore dal punto di vista dei valori ma determinato e capace di accompagnare la gara fino ai calci di rigore, che sono costati il precoce ritorno a casa.

In quella partita è emersa l’incapacità della Spagna di essere concreta, di colpire l’avversario fino a sconfiggerlo, di trasformare in gol una rete di passaggi infinita ma evidentemente fine a se stessa. Il nuovo corso parte ora dalla scelta di Luis Enrique come Commissario Tecnico. L’ex allenatore del Barcellona ha il compito di slegare quanto più possibile la squadra dall’ossessione del possesso palla e in questo senso la gara di Wembley ha dato riscontro positivo avendo fatto registrare solamente il 52% a proprio favore. Le convocazioni sono state pilotate dal CT nella direzione di un rinnovamento, volendo conoscere nuovi giocatori e richiamandone alcuni (come Suso e Morata) che sono stati esclusi dal torneo in Russia.

Innovare senza stravolgere

Mantenendo fede al 4-3-3 la prima Spagna di “Lucio” ha proposto Marcos Alonso come terzino sinistro mentre l’indisponibilità di Piquè ha promosso Nacho Fernandez al fianco di Sergio Ramos. A centrocampo Thiago Alcantara ha finalmente conquistato una maglia da titolare mentre Isco è stato inserito nel tridente offensivo insieme al positivo Iago Aspas e Rodrigo, con Asensio in panchina. Come sempre, a stabilire il ritmo del gioco offensivo della Spagna è Isco, con il suo movimento a galleggiare sulla corsia di sinistra permette non solo di consegnare Saul all’inserimento in area ma favorisce la corsa di Marcos Alonso, mentre Aspas e Rodrigo si scambiano la posizione di centravanti. Il numero 22 è l’ago della bilancia delle fortune spagnole e rappresenta il più puro talento di questa selezione.

Luis Enrique propone una difesa orientata alla palla e impone un movimento organico molto simile a quello del Real Madrid, con un’aggressione a riconquista molto aggressiva anche a rischio di scoprire la zona debole. Da una situazione di palla persa a centrocampo si innesca il gol del vantaggio inglese dopo appena una decina di minuti. Avendo intrapreso la strada della coerenza e, soprattutto, dell’identità di squadra, Southgate propone la formazione tipo con un paio di varianti, ovvero Joseph Gomez nel terzetto difensivo al posto di Walker e Shaw sulla sinistra, premiando il terzino del Manchester United come uno dei più positivi in questo avvio di stagione. Come sempre Rashford e Alli danzano alle spalle di Kane, Henderson offre sostanza alla mediana e Lingard si associa come mezz’ala all’esterno di riferimento. L’azione del gol parte da Kane, che permette a Shaw di correre sul lato opposto rispetto a quello dell’azione, con Carvajal in ritardo e la difesa mal schierata; il pallone per Rashford è bellissimo e il numero 10 si fa trovare al posto giusto per il primo gol dell’incontro.

Difesa inglese imprecisa

Colpire la difesa della Spagna alle spalle continua a produrre dividendi, questo difetto difficilmente potrà essere corretto da Luis Enrique perché appartiene al modo di giocare delle squadre spagnole. Se buona parte del merito del gol dell’Inghilterra appartiene a Shaw, allo stesso modo il pareggio iberico nasce da un suo errore ovvero da un’uscita fuori tempo su Carvajal che costringe Maguire all’inferiorità numerica. In realtà la rete di Saul è un concorso di circostanze, dall’ottima tecnica dei giocatori spagnoli ad una difesa inglese che si lascia schiacciare verso il fondo fino a Lingard, colpevole di non seguire Saul e lasciarlo colpire. Anche il gol dell’1-2 che ribalta la partita è figlio di una marcatura non solo sbagliata ma completamente assente su Rodrigo, che si muove con i tempi giusti raccogliendo il calcio di punizione di Thiago. La partita è vivace principalmente per due motivi, primo perché l’Inghilterra cerca il pareggio con convinzione anche se non sempre con la giusta lucidità, secondo perché la Spagna si sforza di inseguire più rapidamente la verticalizzazione della manovra.

Questo modo di giocare era stato invocato anche da Lopetegui, e la nuova gestione tecnica appare come la prosecuzione di quell’impegno. La manovra si sviluppa con dei cambi di gioco sufficientemente rapidi che portano l’esterno opposto alla ricerca del cross e questo tipo di azione non si è mai vista agli ultimi mondiali. Dall’altra parte l’Inghilterra – che perde lo sfortunato Shaw per infortunio – si difende con molti uomini e prova a costruire ripartenze che non vengono sfruttate in modo adeguato. Il gol di Rashford resta la prima e ultima circostanza nella quale i tempi di gioco a cercare profondità alle spalle della difesa spagnola riescono, il resto sono una serie di offside fino al minuto 80′, quando ancora il 10 dello United si libera con abilità sfruttando un filtrante di Kane ma conclude addosso a De Gea.

Il pareggio non sarebbe stato scandaloso per l’Inghilterra, che ha mantenuto compattezza di squadra e non si è sottomessa alla superiore tecnica avversaria. Si sono visti pregi e difetti dello scorso mondiale e non può essere altrimenti, una certa inconsistenza quando il livello si alza rischia di frenare le ambizioni di una selezione organizzata e ben gestita dal CT Southgate. La Spagna ha iniziato un nuovo ciclo e per l’ennesima volta proverà a cambiare pelle, magari attraverso nuovi interpreti, non abbandonando l’estetica ma cercando di coniugarla con l’efficacia.

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