Inter Juventus

Inter Juventus

Con motivazioni di classifica diverse, come accade da molte stagioni, Inter e Juventus si trovano faccia a faccia a San Siro per la partita ribattezzata il “Derby d’Italia”. Se Spalletti ha ritrovato quantomeno i risultati nelle ultime settimane, dopo gli appannamenti invernali, Allegri arriva a questa partita con il pesante fardello psicologico della sconfitta con il Napoli, maturata domenica scorsa e per di più tra le mura amiche dello Stadium, santuario immacolato fino ad allora nelle sfide con gli azzurri.

L’obbligo di vincere per l’Inter nasce dalla serrata lotta con Roma e Lazio per uno dei due posti validi per l’ingresso in Champions League, all’ultimo turno ci sarà proprio il confronto diretto con la squadra di Inzaghi e Spalletti vuole arrivarci ancora in piena corsa; Max Allegri e la sua Juventus hanno solamente un punto in più della squadra di Sarri, con un calendario più complicato che prevede oltre a questa sfida anche la trasferta all’Olimpico contro la Roma.


Le scelte dei due tecnici

Spalletti ritrova Candreva dal primo minuto, in attacco insieme a Perisic e Icardi con Rafinha in appoggio. A centrocampo al fianco di Brozovic, sempre più elemento centrale del centrocampo nerazzurro, gioca Vecino al posto dell’infortunato Gagliardini.

Allegri deve fare a meno di Chiellini e ridisegna la difesa: in panchina Benatia con la coppia centrale di Barzagli-Rugani e la sorpresa Cuadrado terzino destro; in attacco con Mandzukic dal primo minuto al fianco di Higuain e Douglas Costa, mentre Dybala parte dalla panchina.


Meglio l’Inter

Come previsto, quello dell’Inter è un 4-2-3-1 asimmetrico per la posizione di Candreva che stringe al centro alle spalle di Rafinha, lasciando la corsia destra libera per gli inserimenti di Cancelo. La Juventus inizia con aggressività la partita, come a voler subito dimostrare di essere in grado di rispondere prontamente alla sconfitta con il Napoli. Matuidi su Brozovic è la marcatura più interessante predisposta da Allegri, avendo individuato nel croato l’uomo più importante in fase di costruzione del gioco. Spalletti ordina una pressione alta, per impedire agli avversari di costruire la manovra soprattutto dalla catena di destra Cuadrado-Costa; dopo una fase iniziale di studio, con il passare dei minuti l’Inter sembra avere una condizione fisica migliore, soprattutto con Perisic che si spende abbondantemente nei recuperi difensivi.

La rete di Douglas Costa dopo un quarto d’ora sblocca la gara e la mette sul piano voluto da Allegri, che disegna una partita di contenimento per sfruttare la tendenza dell’Inter a rimanere scoperta quando attacca a pieno organico. Nel giro di due minuti la partita cambia connotati, con l’espulsione di Vecino che lascia i nerazzurri in dieci; Spalletti mette 4-4-1 in fase di non possesso con Rafinha che si è abbassato al fianco di Brozovic, la pressione alta rimane invariata ma nei primi minuti successivi all’espulsione c’è confusione tra i padroni di casa, con la Juventus che fa la partita gestendo pallone e ritmo.

Allegri chiede gioco largo mentre Spalletti stringe gli uomini della seconda linea, proprio per obbligare la Juventus ad andare vicino alla linea laterale; i nerazzurri gestiscono la palla e non disdicono qualche conclusione da fuori area mentre i bianconeri si assestano attendendo gli avversari e gestendo il risultato. Brozovic gestisce il pallone in uscita mentre Rafinha e Candreva stringono per offrire soluzioni di passaggio; tutto sommato la reazione all’inferiorità numerica è buona anche se di portare il pallone in area non se ne parla, con Icardi sempre troppo lontano dai compagni e dalla manovra.

Il primo tempo è segnato dal grande nervosismo, la posta in palio è altissima. Il ritmo basso è figlio dell’inferiorità numerica da una parte, con l’Inter che avanza compatta ma senza tentare la giocata veloce per evitare di farsi trovare scoperta, e dai problemi fisici di Mandzukic dall’altra che impediscono lo sviluppo del gioco della Juventus sulla corsia di sinistra. La frazione si chiude con l’ennesima polemica per la rete annullata a Matuidi che effettivamente era in fuorigioco.


Succede di tutto

Il secondo tempo si protrae come il primo, con l’Inter in possesso ma in difficoltà nel portare uomini in area, e una Juventus che gioca ancora sotto ritmo. Il gol di Icardi è il premio all’atteggiamento dei nerazzurri ma anche l’ennesima dimostrazione di come la retroguardia dei campioni d’Italia sia particolarmente in difficoltà sui calci piazzati, così come Koulibaly anche il 9 nerazzurro approfitta dell’immobilismo juventino. La partita è piuttosto brutta ma fra le due squadre è l’Inter a farsi preferire con il pressing costante che prosegue anche dopo il pareggio. La Juventus non riesce a far valere la superiorità numerica anche perché Spalletti comanda a Skriniar di alzarsi molto in impostazione, andando ad aiutare i centrocampisti. A proposito di mediani, Allegri lascia in campo un ammonito e pericolosamente falloso Pjanic e toglie Kehdira per inserire Dybala, trasformando il modulo in un 4-2-3-1 e accettando l’inferiorità numerica in mediana.

Come si notava in avvio, l’Inter sembra giocare a marce più alte. La Juventus, nonostante un ora di gioco con l’uomo in più, non riesce a pressare e commette lo stesso errore visto con il Napoli ovvero quello di adeguarsi al ritmo dell’avversario. Nasce così l’autorete di Barzagli che porta l’Inter in vantaggio, con merito. Allegri inserisce a questo punto Bernardeschi per un claudicante Mandzukic, disegnando così un tridente di mancini alle spalle di Higuain. Spalletti invece non cambia, accetta di abbassarsi e gestire la pressione della Juventus che progressivamente cresce.

A dieci dalla fine Allegri cambia ancora a centrocampo inserendo Bentancur al posto di Pjanic, Spalletti risponde con Borja Valero per un positivo Rafinha con l’intento di gestire d’esperienza il pallone. L’attacco bianconero si sposta sulla destra, dove la stanchezza di Perisic permette a Cuadrado di andare in aiuto di Bernardeschi, ma nonostante le difficoltà il croato non esce e Spalletti toglie Icardi per Santon; Allegri inverte i mancini esterni ma la zampata decisiva la piazza Juan Cuadrado, che con in inserimento alle spalle proprio di Santon trova la deviazione di Skriniar che rimette la partita in pareggio.


All’improvviso Higuain

Come sappiamo bene, quando la partita si gioca sul piano nervoso è quasi sempre la Juventus a spuntarla. Ed è così che arriva la rete di Higuain che, clamorosamente, ribalta ancora il punteggio sfruttando la seconda disattenzione in marcatura dello sciagurato Santon. Karamoh per D’Ambrosio è il disperato tentativo di Spalletti di ridare fiato ad un attacco che dopo l’uscita di Icardi non ha più tenuto un pallone, ma capita a Perisic il pallone del potenziale 3-3 ma di testa mette a lato. L’ultima emozione di una partita incredibile che rimette la Juventus a +4 sul Napoli.


Conclusioni

Difficile affermare che una partita con 5 gol, un’espulsione, tantissimi ammoniti sia stata brutta, eppure Inter e Juventus si giocavano troppo in 90 minuti per lasciare spazio allo spettacolo inteso come ritmo e qualità delle giocate. L’espulsione di Vecino compatta i nerazzurri che ad un certo punto si trovano con merito in vantaggio ma non riescono a fronteggiare gli assalti finali di una Juventus che non si arrende mai.

Forse il cambio di Icardi ha privato troppo presto l’Inter dell’unico riferimento offensivo capace di far salire la squadra, o più probabilmente l’aver giocato tanto con un uomo in meno ha logorato fisico e concentrazione, perdendo una partita che meritava di vincere.

I nerazzurri hanno le carte in regola per arrivare nei primi quattro, hanno dimostrato di poter giocare al livello di un avversario superiore. La Juventus si prende tre punti e buona parte di scudetto palesando una condizione fisica ormai deficitaria, riuscendo ad approfittare delle situazioni utili per strappare la vittoria e vedere più da vicino il settimo scudetto consecutivo.

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