Sarà un lungo cammino per Mancini e l’Italia

Sarà un lungo cammino per Mancini e l’Italia

Dopo il pareggio in rimonta e grazie ad un calcio di rigore contro la Polonia, all’Italia intesa come Nazionale e a quella che tifa da casa (i famosi milioni di Commissari Tecnici) il futuro deve sembrare davvero poco roseo. Se per sbaglio ci si è sintonizzati sulla gara della sera prima tra Germania e Francia l’umore potrebbe essere ancora più nero. Se Roberto Mancini cercava risposte dalla prima uscita ufficiale della sua squadra allora sarà rimasto deluso, perché quelle che sono arrivate sono tutte o quasi negative. Dell’idea di squadra che ha in mente – conoscendo la predisposizione alla bellezza che inevitabilmente accompagna un esteta come lui – poco o nulla si è realizzato, lasciando una sensazione di impotenza che una selezione organizzata ma mediamente modesta come la Polonia ha fatto emergere.

In realtà, se si guarda a fondo si scopre che di campioni in campo ce n’è uno solo e veste la numero 9 biancorossa. Nell’11 scelto in partenza ci sono prospetti come Pellegrini, nuovi arrivi come Biraghi e giocatori ai quali è richiesto un apporto importante come Jorginho, Insigne e Balotelli. La proposta calcistica italiana è modesta in questa fase storica e l’intento di Mancini è quello di aiutare il movimento, facendo crescere interessanti elementi convocandoli in Nazionale, anche con la volontà di provocare e schiaffeggiare idealmente un movimento che nonostante la cocente eliminazione con la Svezia non ha ancora capito quale direzione prendere.

Voglia contro realtà

Dal momento del suo insediamento si è capito che il CT avrebbe intrapreso un percorso di normalizzazione, cercando di mettere a proprio agio i giocatori attraverso un sistema di gioco conosciuto e compatibile con le diverse caratteristiche. Il 4-3-3 è il modulo di riferimento, declinato nel secondo tempo della gara di Bologna in un occasionale 4-2-3-1. La titolarità in porta è affidata a Donnarumma, in difesa gli esterni sono Zappacosta (che sembra non trovare spazio nel Chelsea di Sarri) e Biraghi, i centrali Bonucci e Chiellini. La scelta di riproporre la difesa neo-juventina è il richiamo ad una certezza necessaria, nel contesto di un rinnovamento in atto che deve essere graduale. A centrocampo agiscono Jorginho in veste di “pivote“, con Pellegrini e Gagliardini a completare il terzetto. In attacco spazio a Bernardeschi a destra, Insigne a sinistra e Balotelli centravanti.

La Polonia, alla prima gara ufficiale dopo il disastroso mondiale russo, non cambia connotati ma riposiziona meglio un giocatore fondamentale come Piotr Zielinski, rimesso nell’antica posizione di trequartista alle spalle di Lewandowski. La linea mediana è compatta e ruota attorno ai tempi di Krychowiak e Klich, con Błaszczykowski e Kurzawa esterni. La difesa, guidata da Kamil Glik, ha nel ruolo di terzini due interessanti giovani che militano in Serie A: Reca (Atalanta) a sinistra e Bereszynski a destra.

Bloccare Jorginho

L’intenzione del nuovo CT Jerzy Brzeczek è chiara e si riassume nella prima grande occasione della partita al minuto 5′: riconquista del pallone attraverso un pressing costante, rilancio in verticale alla ricerca della sponda di Lewandowski per l’inserimento di Zielinski. Solo una prodezza di Donnarumma evita all’Italia lo svantaggio ed evidenzia ancora una volta che i fantasmi del playoff con la Svezia sono tutt’altro che scacciati. Individuando in Jorginho il giocatore in grado di dare il ritmo all’azione italiana, Brzeczek ordina a Zielinski fino a quando rimane in campo e successivamente al suo sostituto Linetty una marcatura ferrea sul centrocampista del Chelsea. Non avendo ai suoi lati delle mezz’ali dalla sufficiente tecnica per lo scambio stretto, il pallone viaggia lentamente in trasmissione attraverso i canali centrali e si sviluppa maggiormente sugli esterni. La gestione del pallone passa dunque al secondo regista, Leonardo Bonucci, che risulta essere meno preciso del solito e tenta di smistare il pallone verso Bernardeschi, che nel primo tempo è il giocatore azzurro più pericoloso.

Contro un avversario chiuso e bloccato, Mancini chiede che lo sviluppo esterno sia aiutato dai terzini, che devono occupare la zona perimetrale lasciata libera dai due esterni d’attacco che, a loro volta, devono stringere verso il centro per fornire assist o tentare la conclusione. L’esordiente Biraghi si prodiga lungo la fascia sinistra ma per tutta la gara pecca di precisione nel cross, e le scelte appaiono spesso dettate dalla fretta (forse accentuata dall’emozione per l’esordio azzurro). Zappacosta, al contrario, appoggia poco e male Bernardeschi e sembra aver intrapreso un pericoloso percorso di involuzione. Il numero 20, dicevamo, è apparso il più attivo in attacco nel primo tempo e l’occasione capitata al 36′ potrebbe aprire le marcature, invece il sinistro termina a lato e la sua gara perde da quel momento in consistenza, risucchiato nel grigiore globale.

Enormi difficoltà in attacco

Perchè l’Italia fatica cosi tanto a costruire trame offensive? Innanzitutto per la prova incolore di Mario Balotelli, poi per le scelte spesso sbagliate delle mezz’ali e di Insigne, che non riesce a mostrare i passi avanti in termini di personalità che si attendono quando veste la maglia della Nazionale. La scelta di schierare Balotelli è apparsa più come un tentativo di ritrovare subito l’attaccante del Nizza e non togliergli certezze, piuttosto che basata su mere considerazioni tattiche e fisiche. Il numero 9 è risultato avulso alla manovra, incapace di collegare i suoi movimenti a quelli della squadra e dimostrando per l’ennesima volta una scarsa propensione alla cultura tattica, accentuata dai compagni che non sono stati in grado di fornirgli alcun pallone giocabile.

Gagliardini ha giocato una discreta partita ma la sua posizione in campo è spesso risultata ibrida. Mezz’ala di contenimento, trequartista o incursore, ha fatto tutti e tre dimostrandosi adattato (ma generoso) in contenimento, più a suo agio in incursione, il suo vecchio ruolo che non è mai stato sfruttato nella sua esperienza all’Inter. Pellegrini ha sbagliato molto, anche appoggi semplici, ed è risultato dissociato dai compagni, mal supportato da Zappacosta e spesso in difficoltà anche dal punto di vista fisico. Jorginho è un altro equivoco tattico: non è un regista da verticalizzazioni improvvise quanto un ottimo tessitore di gioco ma per funzionare ha bisogno di determinate caratteristiche ai suoi lati, non avendo una visione di gioco sufficiente per allontanare in modo funzionale il pallone in caso di pericolo. In una squadra dalle qualità mediocri a centrocampo, l’averlo depotenziato ha permesso alla Polonia di potersi disporre agevolmente in fase di non possesso, trovando anche il gol del vantaggio proprio su una pressione ai danni del giocatore del Chelsea, che in complicità con la mancata chiusura di Pellegrini (che lo perde) permette a Zielinski di trovare il gol del vantaggio.

Reazione d’orgoglio

A fare le spese di un primo tempo insufficiente è proprio il centrocampista della Roma, che lascia spazio a Bonaventura. Da un punto di vista tattico, per alcuni minuti, l’Italia passa al 4-2-3-1 con il giocatore del Milan e Gagliardini ad alternarsi sulla trequarti, ma con il passare dei minuti le posizioni vengono ripristinate e l’ingresso di Belotti prima e Chiesa poi danno una mano alla manovra d’attacco. La nota positiva è rappresentata indubbiamente dalla volontà messa in mostra nel secondo tempo, nel quale le conclusioni verso la porta di Fabianski non si sono viste (a fine gara saranno solo 2 su 10 totali) ma dove si nota una maggiore ricerca dello spazio attraverso un giro palla che si sposta da destra a sinistra. Con l’ingresso di Chiesa, che risulterà determinante in occasione del calcio di rigore, le soluzioni d’attacco si ampliano e nonostante non si assista a nulla di trascendentale appare evidente che in un modo o nell’altro il pareggio arriverà. La Polonia si limita a contenere, chiusa negli ultimi 25 metri con una difesa posizionale che, in realtà, soffre solo l’intensità azzurra. Il pareggio di Jorginho su rigore divide la posta in palio, consegnando un pareggio meritato all’Italia. Ma il lavoro di Mancini sarà lungo e insidioso, combattuto tra la necessità di cambiare, il materiale non sopraffino e l’incapacità di essere pericolosi in attacco. La prossima gara con il Portogallo, in programma lunedì 10 settembre, sarà più adatta alle nostre caratteristiche e potrà consentire di sfruttare maggiormente il contropiede attraverso giocatori veloci proprio come Chiesa, contro un avversario al quale sarà lasciato il compito di gestire la palla e la partita.

Sarà un lungo cammino

Per ora Mancini si deve accontentare, molto di più non si può fare con il materiale a disposizione anche se alcune scelte, come quella di Balotelli, potrebbero essere riviste. Il cammino di avvicinamento a Euro 2020 sarà tutt’altro che semplice, è bene che i tifosi della Nazionale lo capiscano quanto prima. La squadra azzurra attraversa uno dei suoi momenti peggiori, il ranking lo testimonia, e per uscirne dovrà passare attraverso partite difficili e scorbutiche come quella con la Polonia, in un calcio sempre più livellato verso l’alto dove organizzazione e atletismo sono note comuni anche tra le squadre meno blasonate.

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