Juventus Dominance

Juventus Dominance

Per la storia e per il futuro. In palio, nella finale di Coppa Italia, non c’è solo la coccarda ma soprattutto le prospettive: da una parte la Juventus cerca di vincere il trofeo per la quarta volta consecutiva, cosa mai riuscita a nessuno, dall’altra il Milan vuole mettere in bacheca il primo trofeo dell’era cinese e, soprattutto, guadagnarsi l’ingresso in Europa League, senza lo spauracchio del 7° posto e conseguente preliminare. La squadra di Gattuso si trova davanti 3 partite fondamentali, se non riuscirà a conquistare il trofeo dovrà giocare quelli che a tutti gli effetti saranno due spareggi contro Atalanta e Fiorentina. Allegri, dalla parte opposta, è ad un solo punto dal 7° scudetto consecutivo e vuole vincere l’ennesimo trofeo con i bianconeri, prima di una riflessione approfondita sul suo futuro.

Il crocevia dell’Olimpico, dunque, è ricco di suggestione in quella che da sempre è una grande classica del calcio italiano, anche se da più di un lustro decisamente sbilanciata verso Torino, con Milano che cerca faticosamente di ricostruirsi dal punto di vista della competitività.


Le scelte dei due allenatori

Il dubbio della vigilia per Max Allegri era rappresentato dal centrale di difesa e dal reparto offensivo. A fianco di Benatia gioca Barzagli, con Cuadrado ancora terzino destro e Asamoah a sinistra, giocatori propositivi per vincere la partita sugli esterni; a centrocampo il triangolo Pjanic-Khedira-Matuidi, in attacco Douglas Costa e Dybala a supporto di Mandzukic, schierato a sorpresa con Higuain in panchina.

La formazione della Juventus

1
Buffon
22
Asamoah
4
Benatia
15
Barzagli
7
Cuadrado
14
Matuidi
5
Pjanic
6
Khedira
11
Douglas Costa
10
Dybala
17
Mandzukic

Gattuso conferma il suo 11 titolare con Calabria terzino destro, Locatelli in regia (Biglia non ha recuperato e si accomoda in panchina) con Kessié e Bonaventura ai suoi lati, in attacco Calhanoglu a sinistra e Suso a destra mentre il centravanti ancora una volta è Cutrone, a conferma della totale bocciatura di Andre Silva – destinato probabilmente a lasciare il Milan a breve – e di Kalinic.

La formazione del Milan

99
Donnarumma
68
Rodriguez
13
Romagnoli
19
Bonucci
2
Calabria
5
Bonaventura
73
Locatelli
79
Kessié
10
Calhanoglu
63
Cutrone
8
Suso


Equilibrio apparente

Pjanic vertice basso, piena libertà di movimento a Dybala e Douglas Costa, la fisicità di Mandzukic: è questo il piano gara di Allegri che disegna un triangolo con il bosniaco vertice basso ad impostare, Matuidi in appoggio ma con un occhio sempre su Kessié e Suso, e Kehdira ad inserirsi. Gattuso disegna un 4-3-3 fluido, dove spesso Kessié e Locatelli sono affiancati e Bonaventura scende a creare un 4-2-3-1 con Cutrone riferimento offensivo. Patrick corre, si sbatte, ma Benatia non lo lascia respirare: il primo duello chiave della gara è questo, il giovane attaccante del Milan avrà di fatto solo un’occasione in avvio, quando il difensore bianconero si farà attrarre da Calhanoglu favorendo la migliore palla gol del Milan.

Allegri, che guida un top team, decide di farsi aggredire, lascia il possesso palla agli avversari e confida nelle ripartenze sia di Cuadrado a destra che Douglas Costa-Asamoah a sinistra. Questo però non accade, anzi quando la Juventus perde palla sulla trequarti avversaria spesso si trova spaccata in due, con il centrocampo che fatica a rientrare e abbondante spazio lasciato soprattutto a Calhanoglu a sinistra. Le letture difensive di Cuadrado non erano state perfette già a Milano con l’Inter, come sottolineato anche da Allegri, anche nella sfida di Roma si è trovato spesso mal posizionato e indeciso su cosa fare. Per sua fortuna e per sfortuna del Milan, il turco non ha nella velocità la sua caratteristica migliore e i tentativi di ripartenza non sortiscono particolari effetti. Ma se in principio il possesso palla dei rossoneri garantisce la costruzione dal basso dell’azione, con l’andare di minuti l’idea di farsi attaccare – come fa la Juventus – e ripartite non porterà dividendi, proprio per gli evidenti limiti in fase di corsa e scatto degli avanti rossoneri.

Le difficoltà di Cuadrado in copertura portano Allegri a comandare una trasformazione progressiva della difesa in una linea a 3 uomini, con il colombiano avanzato quasi a metà campo e Asamoah terzo a sinistra. Il possesso palla del Milan, imponente in avvio di gara, è però sterile, come spesso accade a questa squadra che non ha evidenti trame di gioco offensive, soprattutto se Suso non riesce a trovare lo spunto che ne giustifichi la presenza in campo. Nel Milan troppe cose non funzionano: Kessié si trova spesso in una “non-posizione”, portato dall’indole ad aggredire lo spazio alle spalle di Matuidi ma richiamato da Gattuso in mediana; Locatelli è troppo scolastico nelle giocate anche se in fase di non possesso – nel primo tempo – riesce a tamponare l’ultimo terzo di campo della Juventus, zona franca che nelle gare di campionato è costato il gol.

I problemi di costruzione del gioco si riflettono inevitabilmente sulla fase offensiva, che con il passare di minuti diventa inoffensiva. La Juventus contiene senza problemi le avanzate del Milan che sono lente e prevedibili, sia Calhanoglu che Suso vengono marcati senza nemmeno dover ricorrere a troppi raddoppi, segno che la pericolosità della squadra di Gattuso si può limitare facilmente. L’equilibrio apparente condanna il Milan a nutrire speranze che, con il passare dei minuti, sono sempre più inconsistenti. Nonostante il primo tempo si chiuda sullo 0-0, la sensazione è che l’indice di pericolosità della Juventus si alzi sempre non appena ci si avvicini all’area dei rossoneri.


Non per caso

L’avvio rabbioso del Milan nel secondo tempo riporta a 4 la linea difensiva della Juventus, con l’esplicita richiesta di Allegri a Cuadrado di rimanere più basso in marcatura su Calhanoglu. Mentre i rossoneri si affannano in un possesso palla fine a se stesso, che ricorda molto quello del periodo di Montella, la Juventus comincia a testare le condizioni di Donnarumma che salva la sua porta in un paio di occasioni. La natura del Milan sembra riemergere, con movimenti lenti e il pallone che ci mette troppo tempo ad arrivare da una parte all’altra del campo, soprattutto per la mancanza in rosa di un giocatore capace di dare lo “strappo” necessario.

Il gol di Benatia è lo spartiacque della partita, con Romagnoli che perde il marocchino in marcatura e il popolo bianconero che esulta. Il Milan non ha (più) la forza mentale della grande squadra perché, semplicemente, non è una grande squadra. La Juventus sì, e annusato il sangue colpisce senza pietà: le reti di Douglas Costa e ancora Benatia certificano non solo gli errori di Donnarumma ma anche una superiorità evidente, che alla luce dei proclami estivi e della campagna acquisti dei rossoneri devono far riflettere sulla reale consistenza del progetto.

Allegri porta in dote un altro trofeo e si appresta a vincere un altro campionato. La Juventus è senza dubbio la più forte squadra italiana e nella sera di Roma lo ha certificato, gestendo da “big” le varie situazioni della partita, disinnescando le scarse armi offensive del Milan. Ha saputo rallentare e accelerare, si è mangiata la partita quando poteva e doveva farlo, ha surclassato anche psicologicamente un avversario troppo inferiore.

Gattuso non ha preparato a dovere tutte le situazioni dell’incontro, ha lasciato Kessié in una zona che non gli appartiene, ha appiattito la linea offensiva senza variarne il corso, ha scelto di non provare a recuperare la partita ma solo contenere. Il suo Milan è inferiore da un punto di vista mentale e tecnico. Non ha funzionato il piano tattico di possesso e costruzione e nemmeno quello della ripartenza, fondamentalmente per la mancanza di giocatori idonei a entrambe le situazioni. Si dovrà fare ammenda in casa rossonera, valutando se ci sono disponibilità e competenze per rimettere in carreggiata una nobile decaduta del calcio europeo.

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