Lucky Luciano

Lucky Luciano

Le prime 37 giornate di campionato non sono state sufficienti per emettere il verdetto relativo alla quarta classificata in Serie A, l’ultima squadra che andrà a giocare la prossima Champions League con tutti ii vantaggio – soprattutto economico – che ne consegue. Lazio e Inter arrivano a questa sfida dopo un testa a testa che si è sviluppato soprattutto nelle ultime settimane, al termine di un percorso diverso da parte delle due formazioni. Da un lato la squadra di Simone Inzaghi ha migliorato la scorsa stagione, ed è rimasta sempre agganciata ai primi 4/5 posti nonostante una rosa non profondissima e l’impegno in Europa League, che ha visto l’approdo ai quarti di finale e la clamorosa eliminazione per mano del Salisburgo.

Se la mano del tecnico si è vista in modo evidente, costruendo la squadra più prolifica del campionato, di certo la personalità e le capacità di Luciano Spalletti sono state altrettanto decisive, anche se il cammino è stato dissimile. Partita a fari spenti e con l’obiettivo del ritorno in Champions, l’Inter ha preso possesso del campionato in modo sorprendente nella prima parte di stagione, blindando la difesa e mettendosi nelle mani di Icardi e Perisic per colpire in attacco. La flessione invernale ha complicato i piani di approdo nella massima competizione europea per club – che manca da 6 anni – e l’ultima uscita è coincisa con la sconfitta a San Siro con il Sassuolo, che ha lasciato uno strascico ampio di polemiche.

La gara dell’Olimpico vede la Lazio con due risultati su tre a disposizione, avendo 3 punti di vantaggio sull’Inter. I nerazzurri devono solo vincere ma Spalletti non cambia la fisionomia della squadra, soprattutto perché nelle ultime settimane gli equilibri sono stati ritrovati specialmente a centrocampo. Con Gagliardini recuperato ma solo per la panchina, nel 4-2-3-1 a fianco dell’ormai indispensabile Marcelo Brozovic la scelta cade su un giocatore dinamico e che offre soluzioni di inserimento come Matias Vecino. Perisic e Candreva di supporto a Icardi con Rafinha sulla trequarti, a completare quei triangoli di movimento con la prima linea mediana che ha funzionato molto bene nell’ultimo mese e mezzo. Se il tecnico nerazzurro può più o meno scegliere la formazione che preferisce, lo stesso non si può dire per Simone Inzaghi che non può schierare Parolo e Luis Alberto ma recupera Immobile, in campo dal primo minuto. Nel solito 3-5-1-1 il posto dello spagnolo è occupato da suo sostituto naturale, Felipe Anderson, mentre Lulic e Marusic agiranno sulle fasce e al posto di Parolo ancora una volta viene scelto Alessandro Murgia al fianco di Leiva e di Milinkovic-Savic.

La gara si presenta come previsto, con l’Inter a costruire calcio dal basso e la Lazio ad attendere, facendo densità in mezzo al campo. Ed è proprio in quella zona che si gioca la prima chiave di lettura del match. Inzaghi ha studiato bene le ultime settimane dell’Inter ed ha capito che annullando la possibilità di interscambio tra Brozovic, Vecino e Rafinha avrebbe bloccato buona parte della prima costruzione di manovra avversaria. In realtà, la dinamicità di un Vecino ritornato a buoni livelli elimina solo il brasiliano che rimarrà ai margini della gara per tutti i 68 minuti della sua partita. Tolto lo sviluppo centrale e con un Candreva innocuo in prossimità della porta, la Lazio si concentra su Perisic, il vero motore dell’Inter. Marusic prova a contenerlo fino a quando la sua squadr decide di accelerare, alzando baricentro e intenzioni. Il 3-5-1-1 diventa 3-5-2 con Anderson e Immobile che giocano sulla stessa linea, pronti a dividersi nel momento in cui riparte l’azione; in questo contesto la fisicità di Milinkovic-Savic risulta determinante, grazie alla sue doti tecniche e la capacità di vincere diversi duelli aerei, gestendo con autorità il pallone e divenendo di fatto il primo regista offensivo della squadra.

L’Inter arretra e segue male i movimenti palla avversari, che grazie all’abilità nel cambio gioco crea non pochi pericoli. Il disegno 4-1-4-1 in fase di non possesso di Spalletti è poco organizzato, Rafinha vaga in zone dove non potrebbe creare pericolo anche in fase di ripartenza mentre a Vecino è chiesto un lavoro di copertura che non gli appartiene. Inevitabile che nasca il gol, con una difesa mal posizionata sulla sponda di Milinkovic-Savic e sfortunata nella deviazione di Miranda sul tiro di Marusic che porta in vantaggio la Lazio. In questo preciso momento l’Inter costruisce il suo successo, a dimostrazione di aver assorbito la maturità del suo tecnico. Non cambia il piano gara, difende compatta ed evita di subire la seconda rete che, con una Lazio arrembate, avrebbe compromesso la partita. I padroni di casa, grazie al dialogo in fascia tra Marusic e Murgia a destra e Milinkovic-Savic e Lulic a sinistra riescono ad impedire le discese di D’Ambrosio e soprattutto Cancelo, che non può inserirsi nello spazio che Candreva cerca invano di lasciare accentrandosi; questo rende sterile l’azione dell’Inter che ha solo una grande palla gol, nata da una costruzione di manovra mal condotta dalla Lazio che permette a Cancelo di mettere Icardi davanti a Strakosha e fallire clamorosamente l’1-1.

E’ il primo campanello d’allarme di una gara talmente ricca di episodi dall’essere estranea a considerazioni prettamente tattiche. Tra il 24′ e il 28′ arrivano il palo di Milinkvovic-Savic su punizione, un’altra grande occasione per la Lazio e il pareggio di D’Ambrosio, che premia la pazienza dell’Inter e dimostra che difficilmente l’Inter in questa partita avrebbe potuto segnare su azione. Il gol di Felipe Anderson è una perfetta transizione offensiva condotta da Lulic con il brasiliano che si infila alle spalle di due difensori nerazzurri e segna, mettendo a nudo ancora una volta la scarsa capacità dell’Inter di leggere situazioni di contropiede (come in occasione del gol di Berardi). Potrebbe essere il colpo decisivo, un gol subito in contropiede a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Ma questa non è una partita normale. Fallosa, ingarbugliata, a tratti isterica.

Icardi è rimasto isolato per tutto il primo tempo, non riuscendo a dialogare con i compagni o a trovare lo spunto giusto. Sotto di un gol e con la necessità di vincere, Spalletti spinge Perisic e Candreva ad affiancare il capitano in area, per creare maggiore densità, muovendo in maniera quasi definitiva in attacco Joao Cancelo per costringere la Lazio a chiudersi all’indietro, anche sugli esterni. La prospettiva intrigante di occupare di più e meglio l’area porta al primo cambio per l’Inter, che si rivelerà indirettamente decisivo: fuori Candreva, dentro Eder. Il modulo che ne deriva è una sorta di 4-2-2-2, con l’italo-brasiliano ad occupare un ruolo di seconda punta a sostegno di Icardi, anche per sgravare il numero 9 dal peso della marcatura di un uomo e mezzo.

Spalletti comanda di occupare l’area insieme ad Icardi, Cancelo avanza
e in questa circostanza crea un pericolo con un bel cross che Perisic, di testa, metterà a lato.

Un altro aspetto che ha inciso in questa partita è quello mentale. L’Inter ha continuato a giocare sempre sulla stessa costante frequenza, senza strappi o rallentamenti, comprimendo lentamente la Lazio che da parte sua ha gradualmente smesso di giocare, convinta che il vantaggio sarebbe stato difeso. E’ in questo momento che Spalletti inserisce Karamoh per il non pervenuto Rafinha, ripristinando un 4-2-3-1 fluido, soprattutto nella posizione di Eder. In un momento di difficoltà, sfiancata dal consolidamento del possesso palla dell’Inter, la Lazio subisce 3 colpi che costano il quarto posto: prima la sostituzione di Immobile con Lukaku che toglie il riferimento offensivo, poi il rigore di Icardi per un ingenuo fallo di De Vrij e infine l’espulsione di Lulic. Quello che accade nel finale è la logica conseguenza, la Lazio perde ogni riferimento e si disunisce, soffocata dall’onda nerazzurra. Il gol di Vecino certifica la qualificazione in Champions League.

L’ingresso di Eder disegna un 4-2-2-2 che muterà nuovamente in 4-2-3-1.
Spalletti affianca Icardi per liberargli spazio, otterrà il rigore (fondamentale) del 2-2.

Spalletti aveva un compito, una missione, ha raggiunto l’obiettivo. La partita dell’Olimpico ha evidenziato la crescita in fatto di personalità della sua squadra e una flessibilità tattica che sarà la base per la prossima stagione. Gli episodi sono stati dalla sua parte ma ricondurre il quarto posto dell’Inter alla fortuna sarebbe disonesto. Allo stesso modo la Lazio è caduta all’ultimo ostacolo, stritolata da un avversario che sembrava sempre sul punto di crollare per poi non crollare mai. Simone Inzaghi può essere comunque soddisfatto del suo lavoro, ha valorizzato il talento della sua rosa e può recriminare per l’assenza di Immobile e Luis Alberto nelle ultime gare, che hanno condizionato i recenti risultati della Lazio.

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