Lazio – Juventus del 3 marzo 2018, analisi tattica

Lazio – Juventus del 3 marzo 2018, analisi tattica

Lazio e Juventus arrivano alla sfida dell’Olimpico dopo aver giocato in settimana le semifinali di Coppa Italia. Se per Allegri è arrivata una vittoria di misura sull’Atalanta – già battuta all’andata con lo stesso risultato – per Inzaghi la sfida al Milan si è protratta fino ai calci di rigore, con esito negativo.

Il mancato accesso alla finale impedisce alle due squadre di affrontarsi per la seconda volta negli ultimi tre anni nell’ultimo atto della coppa nazionale. L’impegno ha portato certamente un dispendio di energie diverso, alla vigilia di una settimana di coppe europee che condurranno la Juventus a Londra, contro il Tottenham, in Champions League mentre i biancocelesti giocheranno in Europa League contro la Dinamo Kiev.

Simone Inzaghi rimane fedele al suo 3-5-1-1. In difesa con de Vrij e Radu gioca Luiz Felipe, sfortunato protagonista dell’errore decisivo dal dischetto contro il Milan; a centrocampo confermati Lulic, Parolo, Leiva e Milinkovic-Savic ecco che sulla sinistra gioca Lukaku. In attacco a supporto di Immobile c’è Luis Alberto con Felipe Anderson ancora in panchina.

1
Strakosha
26
Radu
3
de Vrij
27
Luiz Felipe
5
J.Lukaku
21
Milinkovic
6
Leiva
16
Parolo
19
Lulic
18
Luis Alberto
17
Immobile

Allegri è ancora orfano di Higuain ma ritrova da primo minuto Dybala che gioca al fianco di Mandzukic. La scelta del tecnico toscano è quella di proporre uno schieramento speculare: Rugani-Benatia-Barzagli sono i tre giocatori della difesa, Matuidi-Pjanic-Khedira in mediana con Lichtsteiner largo a destra e Asamoah dalla parte opposta.

1
Buffon
24
Rugani
4
Benatia
15
Barzagli
22
Asamoah
14
Matuidi
5
Pjanic
6
Khedira
26
Lichtsteiner
10
Dybala
17
Mandzukic

In fase di inizio azione lo schieramento della Lazio è più simile ad un 3-1-5-1: Lucas Leiva ondeggia subito davanti alla linea difensiva in una sorta di salida lavolpiana 2.0; questo movimento è coordinato con la posizione dei due esterni di centrocampo, Lulic a destra e Lukaku a sinistra, molto alta subito a ridosso della linea di centrocampo. Lo scopo di Inzaghi è quello di creare molta densità a centrocampo, motivo per cui Luis Alberto spesso indietreggia sia per ricercare lo spazio d’azione sia per aumentare il numero di giocatori presente in mediana; questo atteggiamento inevitabilmente comporta l’isolamento di Ciro Immobile, spesso lasciato a far la guerra contro i tre centrali della Juventus.

ASAMOAH
LUIS ALBERTO
MILINKOVIC

Dall’altra parte la scelta di Massimiliano Allegri di schierare la sua Juventus a specchio orienta la marcatura uomo-uomo: i 3 centrali di centrocampo in fase di non possesso chiudono le linee di passaggio verso i costruttori di gioco della Lazio, in particolar modo Milinkovic-Savic e Luis Alberto, inibendo la seconda fase di costruzione della manovra dei padroni di casa. Come scritto in precedenza, il lavoro dello spagnolo è decisivo nella ricerca di spazio per se stesso e per i compagni. Il suo movimento di ritorno verso la mediana gli consente di intercettare il pallone, costruire l’azione e portare il suo marcatore (tipicamente Pjanic) fuori zona.

Ma non solo, perché questo movimento permette al compagno sul lato debole di guadagnare spazio, disordinando di fatto la densità di zona ideata da Allegri a centrocampo. La partita della retroguardia bianconera non è perfetta, il ritorno alla difesa a 3 ha comportato più problemi del previsto considerato che questo modulo è stato da tempo abbandonato. In diverse circostanze la linea non è stata disposta correttamente, Asamoah si è fatto attrarre spesso dal portatore di palla avversario lasciando la corsia destra libera per l’inserimento di Lulic.

La stessa cosa dalla parte opposta dove Lichtesteiner si è spesso accentrato lasciando la fascia a Lukaku. Nonostante queste imperfezioni la difesa della Juventus ha retto bene soprattutto grazie al lavoro dei tre centrali, che si sono dimostrati sempre concentrati sia in area sia in zone più avanzate, rischiando anche anticipi in zona trequarti fatti con tempismo e precisione.

L’interpretazione della gara di Allegri

I bianconeri in avvio azione tendono ad occupare in ampiezza la mediana con i tre centrocampisti centrali, infatti Pjanic si posizione quasi al centro del campo mentre Kehdira e Matuidi si allargano molto verso la linea laterale. Inzaghi risponde con uno schieramento 5-1-3-1 in fase di non possesso: il tentativo (spesso riuscito) è quello di creare duelli individuali dove i suoi giocatori si trovano in superiorità numerica, soprattutto a centrocampo.

Costringendo la Juventus ad appoggiare sugli esterni, ecco che la mezz’ala di riferimento e l’esterno della Lazio vanno in contrasto, andando a creare un 2 Vs 1 che obbliga alla giocata veloce e spesso lunga l’esterno juventino. Anche Lucas Leiva aiuta in questo tipo di situazione, sfruttando le sue caratteristiche di interdizioni che sono sicuramente superiori a quelle di regista della squadra; così facendo il giocatore brasiliano supporta l’azione di difesa nel momento in cui i centrocampisti bianconeri provano ad uscire andando incontro all’esterno, creando un 3 Vs 2.

ASAMOAH
PAROLO
LULIC

La Juventus ha cercato spesso di mettere un uomo tra le linee, tipicamente si trattava di Mandzukic che veniva chiamato a fare da boa specialmente sui palloni alti, favorendo così l’eventuale inserimento delle mezz’ali o di Dybala. Questa ricerca di spazi è stata ben disinnescata dalla Lazio, abile a mantenere le giuste distanze tra i reparti e ad attuare un pressing alto e organizzato, seppur in qualche circostanza la copertura del lato debole è stata affannosa.

Questa struttura d’attacco ha dato i suoi frutti, anche se all’ultimo minuto disponibile. Infatti è proprio dalla giusta occupazione dello spazio tra le linee che Dybala riceve il pallone e somma la corretta posizione al suo talento, vincendo il duello fisico con Parolo e battendo Strakosha con un gol che può valere molto in chiave scudetto.

Conclusioni

Una partita da 0-0 si trasforma in una insperata vittoria per la Juventus. Allegri nella seconda parte di gara intuisce la stanchezza della Lazio, protagonista di 120 minuti in Coppa Italia, inserendo Douglas Costa e Alex Sandro ma è una geniale azione di Dybala a risultare decisiva. L’argentino porta in dote non solo 3 punti ma anche una pressione psicologica sul Napoli che si rivelerà decisiva. La Lazio non meritava di perdere ma non ha nemmeno creato grossi problemi a Buffon, pagando nella seconda parte di gara le fatiche infrasettimanali.

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