Manchester United – Liverpool del 10 marzo 2018, analisi tattica

Manchester United – Liverpool del 10 marzo 2018, analisi tattica

Il classico per eccellenza del calcio inglese va in scena all’Old Traffor, dove il Manchester United di José Mourinho ospita il Liverpool di Jurgen Klopp. Nonostante una posizione di classifica simile e la possibilità di ritrovarsi nei quarti di finale di Champions League (il Liverpool è già qualificato mentre lo United giocherà contro il Siviglia il ritorno degli ottavi) il giudizio sulla stagione delle due squadre è dissimile.

Il Manchester United ha provato a rimanere agganciato ai cugini del City fino al derby perso in casa, la superiorità in questa stagione ha consegnato il titolo alla squadra di Guardiola. Mourinho è stato spesso contestato per il gioco conservativo, anche se guardando i numeri si scopre che solo City e Liverpool hanno segnato più gol. Dissapori con alcuni giocatori (su tutti il caso Pogba) hanno minato l’ambiente. Nonostante tutto i Red Devils si trovano a giocarsi la conferma del secondo posto e possono accomodarsi nei quarti di Champions League in settimana.

Il gioco del Liverpool è stato molto apprezzato, mostrando le caratteristiche tipiche delle squadre di Jurgen Klopp. Verticalità, velocità di esecuzione e a tratti grande spettacolo: sono questi gli ingredienti della ricetta che il tecnico tedesco ha trapiantato nel Merseyside. In piena corsa per la riconferma nelle prime quattro in Premier League, il Liverpool ha già ottenuto il pass per i quarti di finale di Champions League.

La sfida tra queste due squadre ha in palio il secondo posto, con il Manchester United avanti di due soli punti rispetto al Liverpool.

 

Formazioni

José Mourinho deve fare i conti con un’infermeria affollata, alla quale si è aggiunto Paul Pogba. Il francese manca a questo appuntamento per un misterioso infortunio, anche se in molti ritengano l’assenza del francese una scelta tecnica. Il tecnico portoghese schiera nuovamente il giovane Scott McTominay al fianco di Nemanja Matic sulla linea mediana, in attacco ripropone dal primo minuto Marcus Rashford e sarà una scelta determinante.

1
de Gea
18
Young
12
Smalling
3
Bailly
25
Valencia
31
Matic
39
McTominay
19
Rashford
7
Sanchez
8
Mata
9
Lukaku

Klopp conferma lo schieramento delle ultime settimane, con Milner e Can in mediana insieme a Oxlade-Chamberlain. In difesa, sugli esterni, Andrew Robertson e Trent Alexander-Arnold, in attacco il tridente con Mané, Firmino e Mohamed Salah, il grande protagonista della stagione del Liverpool con 24 gol e 8 assist.

1
Karius
26
Robertson
4
van Dijk
6
Lovren
66
Alexander-Arnold
7
Milner
23
Can
21
Oxlade-Chamberlain
19
Mané
9
Firmino
11
Salah

 

La chiave tattica di Mourinho

La scelta di Mata e Rashford come esterni nel tridente d’attacco ha una funzione ben precisa, ed è la chiave tattica della partita. In fase di non possesso il Manchester United si schiera idealmente con un 4-4-2: lo spagnolo e il giovane inglese si abbassano a protezione del centrocampo, Lukaku e Sanchez portano il primo pressing e capita spesso di vedere il cileno più basso rispetto all’attaccante belga, disegnando quasi un 4-4-1-1. C’è di più, perché spesso la posizione di Rashford e Mata è talmente bassa da arrivare a comporre una linea a 6 con i 4 difensori, in un mistico 6-3-1. Ma se uno come Mourinho decide di chiedere questo ai suoi giocatori un motivo c’è sempre.

Mata
Rashford
Manè
Firmino
Salah
Robertson
Alexander-Arnold

Lo stile di gioco del Liverpool è il motivo di questa variazione tattica. Il pressing offensivo e il movimento delle punte porta a convergere verso il centro, con Mané a sinistra e Salah a destra che vanno ad occupare l’area, sfruttando il lavoro centrale di Firmino. Così facendo costringono i difensori avversari ad accentrarsi e a lasciare sguarnite le fasce dove si inseriscono i terzini, in questo caso Robertson e Alexander-Arnold.

A questo punto entrano in scena Mata e Rashford. La loro posizione larga e quasi sulla linea dei difensori previene l’attacco esterno da parte dei terzini del Liverpool, associando il pressing alla marcatura uomo-uomo dei difensori sul terzetto offensivo di Klopp. Questa azione toglie metri sugli esterni, costringendo gli ospiti ad una ricerca ossessiva degli spazi centrali che lo United non concede. Questa è stata la chiave tattica del match.

 

Come ha risposto lo United?

Il gioco del Manchester United è stato modellato dal manager portoghese per rispondere efficacemente al pressing ulta offensivo del Liverpool. Per evitare di perdere il pallone in uscita e non rischiare un palleggio azzardato, la scelta naturale è stata quella di scavalcare il primo pressing andando a cercare Lukaku con palloni lunghi. La fisicità del centravanti belga ha ben contrastato quella di un marcatore arcigno come Lovren.

La ricerca dell’anticipo da parte del difensore croato ha creato uno scompenso nella linea difensiva dei “Reds”, non nuovi a questo tipo di problematica. Lovren abbandona la linea e si stacca per andare a contrastare Lukaku, se il belga vince può mandare un compagno verso la porta. Ed è così che nasce il primo gol del Manchester United. Lukaku prolunga di testa da rinvio di de Gea, Arnold è troppo largo e Rashford lo anticipa, proiettandosi verso l’area e battendo Karius per il gol dell’1-0.

Lukaku
Lovren
Rashford

Il secondo gol è molto simile nella dinamica, Lukaku vince il contrasto – sempre da un rilancio del suo portiere – e serve Mata, nel frattempo Rashford ha vinto il duello spazio-tempo con Arnold e si inserisce in area per firmare, sulla respinta, il gol del raddoppio.

Contrastare fisicamente Lukaku è molto difficile, il belga riesce a prendere bene la posizione e per Lovren il compito è stato molto arduo. Per questo motivo Klopp aveva chiesto ad uno dei centrocampisti di farsi trovare spesso vicino alla zona del duello attaccante-difensore sia per aiutare che per andare al recupero di un’eventuale seconda palla. Ma in occasione del secondo gol Emre Can e James Milner erano troppo distanti e Lukaku ha potuto non solo vincere il contrasto ma anche offrire il pallone a Mata per premiarne l’inserimento.

Il primo tempo si è chiuso sul punteggio di 2-0 e Mourinho non poteva chiedere di meglio. Se nelle prima frazione il possesso palla del Liverpool ha registrato un 64%, nella ripresa è salito addirittura a 73%. Lo United ha lasciato il pallino del gioco in mano all’avversario che si è trovato di fronte il muro 6-3-1. Le uniche soluzioni per Klopp sono state quelle di aggredire sempre più lateralmente l’avversario, spostando Manè e Salah molto più larghi cercando di favorire le sovrapposizioni dei terzini; proprio da un’azione di questo tipo è nato l’autogol di Bailly che ha permesso al Liverpool di rientrare in partita, senza poi riuscire a pareggiare.

 

Conclusioni

La protezione centrale di Matic e McTominay, il lavoro in copertura di Juan Mata e Marcus Rashford, quello offensivo di Lukaku. Sono queste le armi utilizzate da José Mourinho per difendersi e attaccare contro uno degli avversari più “velenosi” del campionato inglese. La grande applicazione in fase difensiva non ha permesso agli uomini di Klopp lo svolgimento tipico delle loro azioni, costringendo ad un possesso palla sterile senza le dovute verticalizzazioni. In molti potrebbero parlare di “bus” pensando al modulo adottato dal Manchester United ma sarebbe scorretto nei confronti di quello che resta sempre uno dei migliori allenatori in circolazione.

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