I 3 episodi della finale di Europa League

I 3 episodi della finale di Europa League

Lione è il teatro della finale dell’Europa League 2017-2018 tra Marsiglia e Atletico Madrid, una di queste due squadre succederà al Manchester United che nella passata stagione, al termine di una delle finali meno equilibrate di sempre, aveva conquistato il trofeo battendo il malcapitato Ajax. Se Simeone ha potuto da diverse settimane gestire uomini e energie grazie alla posizione consolidata in Liga, altrettanto non si può dire di Rudi Garcia (consigliamo di leggere la presentazione della partita a QUESTO link). L’ex tecnico della Roma ha condotto ad una stagione più che positiva l’OM, attraverso un cammino sofferto ma vincente in Europa e una lotta punto su punto in Ligue 1 per accaparrarsi il secondo posto, quello che permette l’accesso diretto ai prossimi gironi di Champions League. E proprio alla vigilia dell’ultimo, decisivo, turno di campionato arriva a questo appuntamento con la consapevolezza di dover affrontare la squadra che – a detta di tutti – è la grande favorita, dopo la discesa dai gironi di Champions anche per mano della Roma.

L’esperimento parzialmente riuscito di affiancare Luiz Gustavo ad Adil Rami al centro della difesa è confermato anche in questa partita. Garcia decide di non rinunciare a centrocampo alla fisicità e intensità di due giocatori come Morgan Sanson e André-Frank Anguissa, pertanto il brasiliano continua ad essere difensore centrale, con Rolando in panchina. La scelta di un centrocampo dinamico e fisico nasce dalla necessità di contrastare la mediana dell’Atletico, dove Koke e Gabi riescono a dettare tempi di gioco mentre la posizione di Diego Costa tra le linee di difesa e centrocampo avversarie dovrà essere controllato a turno da uno dei due mediani. Conferme, naturalmente, sugli esterni di difesa con Amavi a sinistra e Sarr a destra ma è nel tridente alle spalle di Germain che il Marsiglia si aspetta le giocate migliori. Detto dell’ex Monaco di punta, la batteria dei trequartisti è composta dai titolari e più attesi Ocampos a sinistra, Thauvin a destra e soprattutto Dimitri Payet, che si gioca non solo la finale di Europa League ma anche la convocazione per Russia 2018.

Diego Simeone per conquistare la sua seconda Europa League alla guida dell’Atletico Madrid ha solo due dubbi di formazioni, uno in difesa e uno a centrocampo. Filipe Luis è rientrato contro il Getafe sabato ma per questa partita il tecnico preferisce il francese Lucas Hernandez, con Godin e Gimenez coppia centrale e Sime Vrsaljko a destra preferito a Juanfran. Koke e Correa sono i due esterni atipici di centrocampo nel 4-4-2 dell’Atletico, mentre al fianco di Saul in mezzo viene preferito il capitano Gabi al ghanese Thomas. Diego Costa insieme a Griezmann compone la coppia d’attacco, il francese potrebbe giocare la sua ultima partita europea con l’Atletico Madrid, dato che i rumors di mercato lo danno molto vicino al Barcellona, che avrebbe già pagato la clausola rescissoria dell’ex Real Sociedad.

La serata del Marsiglia è uno psicodramma in più atti. L’inizio incoraggiante sarà presto un ricordo e tre episodi risulteranno decisivi, insieme alle qualità dell’Atletico Madrid. In avvio Garcia chiede ai suoi giocatori di alzare molto il ritmo, alla ricerca di un gol che potrebbe permettere all’OM di organizzare un piano tattico da contenimento e ripartenza. Da parte sua, Simeone utilizza le idee che hanno fatto grande lui e la sua squadra: calma, intelligenza, corretta lettura delle situazioni. Il pressing alto viene disinnescato con la ricerca delle profondità sia da parte di Oblak che dei due centrali, a dimostrazione che non sempre la costruzione palla a terra risulta efficace. Le consegne sono, naturalmente, quelle di limitare l’azione di Payet andando ad intasare soprattutto la zona centrale, con il fantasista dell’OM che viene preso in carico a turno da Saul e Gabi, a seconda che si sposti sulla destra o sulla sinistra.

In alto a sinistra Saul prende in consegna Payet mentre Correa tiene sott’occhio il movimento di Ocampos. Il tutto quando l’Atletico ha il possesso palla

Il primo episodio che mina le certezze del Marsiglia è l’occasione capitata a Germain e costruita con una perfetta transizione offensiva, di fatto la prima e unica occasione che l’Atletico concederà agli avversari fino al palo di Mitroglu. Payet non viene seguito dai centrocampisti e dopo uno scambio con Thauvin si trova nella classica posizione da trequartista, serve Germain che solo davanti a Oblak mette alto. La possibilità di passare in vantaggio non carica il Marsiglia, che al contrario lentamente perde spinta e si lascia sopraffare. Mono Burgos, che guida l’Atletico dalla panchina per la squalifica di Simeone, comanda per interposta persona di alzare il baricentro, controllare di più e meglio la palla, prendere in mano la partita. In fase di non possesso gioca con un 4-1-4-1 che taglia le linee di rifornimento a Payet e obbliga il Marsiglia o alla soluzione del lancio lungo o alla giocata forzata sugli esterni, dove il contributo offensivo di Amavi e Sarr è minimo. Il centrocampo dei “Colchoneros” alza di diversi metri il proprio baricentro, andando in pressione sull’avversario che, cercando sempre la costruzione dal basso, si ritrova ancora una volta a forzare la giocata senza costrutto.

Sia nel primo che nel secondo tempo, nelle rare occasioni di contropiede concesse all’OM, il sistema difensivo di Simeone funziona alla perfezione, con il triangolo di marcatura (centrale+terzino+esterno di centrocampo) a chiudere sugli esterni, rendendo inoffensiva l’azione di Thauvin a destra e Ocampos a sinistra. Il condurre una pressione organizzata e immediata consente anche un recupero palla in zone avanzate, caratteristica di questa squadra fin dalla prima stagione con Diego Simeone; limitando Payet, togliendo spazio in profondità e centralmente agli esterni, annullando la possibilità di inserimento da parte dei terzini ecco che qualsiasi tentativo dell’OM muore in partenza, costringendo ad una giocata palla in area che Germain non può in alcun modo raggiungere, anche per la differenza di centimetri con i suoi marcatori. L’assenza di movimento da parte dei due mediani Sanson e Aguissa toglie anche al Marsiglia la possibilità di riempire l’area, dove il solo Ocampos prova ad aggredire il palo sinistro mentre Payet rimane sempre fuori dagli ultimi 20 metri. Così facendo non ci sono possibilità di far male ad un avversario come l’Atletico.

La gabbia dei giocatori dell’Atletico Madrid toglie ogni possibilità di profondità, oltre a permettere un recupero alto del pallone

Per fare una costruzione di gioco dal basso efficace è necessario che tutti gli elementi che giocano il pallone abbiano doti tecniche importanti, a partire dal portiere fino ai terzini. Il gol di Griezmann, secondo episodio determinante, è un infortunio di Anguissa che perde malamente il controllo del pallone lasciando a Gabi l’opportunità di servire il numero 7 che, freddo davanti a Mandanda, realizza il gol del vantaggio. Da questo momento in poi, l’OM perde aderenza con il match, scivolandone ai margini anche a causa dell’infortunio che costringe Dimitri Payet ad abbandonare il campo. E’ il terzo e probabilmente decisivo momento della partita che costa la sconfitta al Marsiglia: lascia il campo uno dei pochissimi giocatori di fantasia pura in campo e le sue lacrime sono quelle di tutto il tifo marsigliese, che probabilmente capisce che la finale per loro termina al 31′ del primo tempo. E così sarà.

Ancora una volta le dinamiche di pressione classiche dell’Atletico Madrid mostrare in tutto il loro splendore

La seconda rete di Griezmann e il gol nel finale del capitano Gabi arrotondano il punteggio, dando la giusta dimensione del distacco che esiste tra le due formazioni. Troppo netto il divario tecnico e il bagaglio di esperienza tra Atletico Madrid e Marsiglia, con errori decisivi in un’area e nell’altra che hanno ampiamente compromesso la partita. Nonostante avesse preparato la gara in modo da aggredire l’avversario, Rudi Garcia ha dovuto assistere al lento spegnersi dei suoi giocatori, surclassati psicologicamente da una squadra che ha sempre più le sembianze di uno squalo, capace di assaporare le difficoltà avversarie e volgerle a proprio vantaggio. Vince con merito la squadra che fin dai sorteggi dei turni eliminatori di Europa League era stata indicata – praticamente da tutti – come la grande favorita. Attese mantenute.


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