L’Italia di Mancini non funziona, vince il Portogallo

L’Italia di Mancini non funziona, vince il Portogallo

Dovendo cercare un’identità e avendo poco tempo a disposizione, Roberto Mancini ha pensato di far ruotare la maggior parte dei convocati nel doppio confronto con Polonia e Portogallo, al fine di avere una reale visione dei giocatori selezionati. Se contro i polacchi la formazione era molto vicina a quella vista nelle amichevoli della nuova gestione – e presumibilmente pensata dal CT per la Nazionale – l’11 iniziale del “da Luz” ha sorpreso sia per il repentino cambio di giocatori che per il modulo. Rispetto a Bologna sono scesi in campo 9 elementi nuovi e se per alcuni si è trattato di una bocciatura, pensiamo a Balotelli, per altri si è entrati nella logica del turn-over. Appare evidente che a Mancini interessi poco vincere il girone di Nations League, l’obiettivo vero sarà la qualificazione a Euro 2020 e in questo momento ci sono pochissime certezze che il traguardo possa essere raggiunto.

A sorpresa è 4-4-2

In attesa di conoscere gli avversari nel girone di qualificazione (sorteggi a dicembre, prime gare a marzo), contro il Portogallo abbiamo presentato una squadra sperimentale. Il modulo scelto è il 4-4-2, un sistema piuttosto semplice da comprendere ma che richiede alcuni movimenti precisi che non sempre si sono visti. Con Donnarumma confermato titolare, la difesa è stata rivista cambiando sia i terzini (Criscito per Biraghi e Lazzari per Zappacosta) sia i centrali, con il curioso caso che Caldara e Romagnoli abbiano giocato insieme prima con l’Italia che con il Milan. A centrocampo i due centrali sono Jorginho e Cristante, con Bonaventura largo a sinistra e l’acclamato Chiesa a destra, in attacco la coppia “alla Conte” composta da Zaza e Immobile.

Il Portogallo, all’esordio in questa nuova competizione, schiera la formazione attesa, un 4-3-3 che diventa 4-1-4-1 in fase di non possesso con Ruben Neves, William Carvalho e Pizzi a gestire il pallone alle spalle di André Silva, Bruma e soprattutto Bernardo Silva. Come scritto nell’articolo di presentazione alla gara, la volontà del CT Fernando Santos è quella di avvicinare l’estroso giocatore del Manchester City alla porta per incrementarne l’esiguo bottino di gol in nazionale. La scelta di collocare Domenico Criscito a sinistra può essere letta nell’ottica di avere una maggiore copertura sul giocatore più talentuoso del Portogallo, che riuscirà comunque a rendersi pericoloso perché i meccanismi difensivi dell’Italia saranno tutto tranne che precisi. A riprova di ciò è sufficiente osservare come i padroni di casa taglino in due la difesa azzurra, con lo stesso Criscito in ritardo su Bernardo Silva che servito da Pizzi preferisce l’assist per André Silva al posto della conclusione, salvando la porta di Donnarumma.

Controllo totale portoghese

Pur non avendo una manovra fluida, la squadra di Santos controlla ampiamente la partita. Ruben Neves gestisce con buoni tempi l’uscita del pallone, facilitato dallo scarso e disorganizzato pressing delle due punte. Immobile e Zaza passeranno più di un’ora a cercarsi per poi rendersi conto di essere lontanissimi, impossibilitati a dialogare. Un fondamento di questo modulo è proprio lo scambio corto delle due punte a favorire o l’azione in profondità o l’inserimento di una mezz’ala. Se Bonaventura prova a creare superiorità numerica sul centro sinistra, con modesti risultati, Cristante è completamente perso e non riesce a far valere nemmeno la dominanza fisica nei confronti di Carvalho. L’ex Atalanta ha avuto un inizio di stagione complicato, il rischio di non adattarsi al di fuori dell’unico contesto che fino ad oggi ne ha esaltato le qualità (ovvero l’Atalanta di Gasperini) è molto alto.

Con Jorginho marcato a turno da Pizzi e dai due Silva, la manovra dell’Italia non può in alcun modo svilupparsi. Se aggiungiamo che l’italo brasiliano non ha le proprietà adatta per smistare gioco in modo forzato – ad esempio con un’apertura sul lato opposto del campo – appare evidente che le sole speranze di offendere appartengano alla catena di destra. Lazzari appartiene in modo intenso al ruolo di esterno in un 3-5-2, con determinati movimenti e caratteristiche, e non ha le conoscenze per fare il terzino in una difesa a 4. Nell’occasione della traversa colpita dal Portogallo, figlia di un’involontaria deviazione di Cristante, la facilità con cui il giocatore della SPAL si fa superare in corsa da Mario Rui è disarmante. Nonostante si dia da fare e riesca a tamponare qualche situazione scottante, il dialogo con Chiesa non funziona praticamente mai anche per colpa del talento della Fiorentina, che ha probabilmente sentito il peso di troppa responsabilità.

Gli esterni di Mancini sono risultati talmente poco pericolosi che sia Mario Rui che Joao Cancelo non se ne sono preoccupati, proponendosi con continuità fino a quando le energie lo hanno permesso. Se all’impossibilità di dialogo delle due punte sommiamo l’inefficacia sulle fasce ed un numero inaccettabile di errori tecnici abbiamo la risultante “0” alla voce gol, e il solito numero (2) a quella dei tiri in porta, lo stesso misero bottino raccolto nella gara contro la Polonia. In occasione del gol decisivo di André Silva ci sono 3 giocatori dell’Italia su Bruma a centrocampo che si fanno superare (Cristante, Lazzari e Caldara) lasciando l’attaccante del Lipsia a campo scoperto mentre si invola verso la porta, Romagnoli prova a chiudere senza riuscirci e Jorginho offre l’involontario assist all’attaccante del Siviglia che batte Donnarumma. Gol meritato perché il Portogallo ha controllato la partita, ha attacco a volte in modo disordinato ma con la costante sensazione di poter far male.

Impossibile far gol

Mancini a bordo campo scalpita, si arrabbia, continua a dare indicazione ma il prodotto non cambia. Gli ingressi di Berardi (per Immobile) e Belotti (per Cristante) ridisegnano l’Italia in un 4-2-4 dalla scarsa efficacia, e solo la stanchezza impedisce ai padroni di casa di ricercare nell’ultima parte di gara il gol del raddoppio. Emerson Palmieri per Criscito è l’estremo tentativo di spingere sulle corsie esterne ma per superare un difensore di livello come Pepe ci vuole molto di più di qualche cross, peraltro quasi sempre fuori misura. Il fischio finale di Collum libera l’Italia e restituisce a Mancini pochissime risposte e molti interrogativi.

Qual è il valore di questa squadra? A giudicare dal doppio confronto di Nations League la risposta sarebbe scontata, ma il CT chiede pazienza e si interroga su come risolvere l’ormai cronico problema del gol. A conti fatti, è necessario che il calcio italiano faccia un bagno d’umiltà e si renda conto che le risorse sono poche e non di primissimo livello. Sarà in grado il Commissario Tecnico di ricalcare le orme di Antonio Conte, ottenendo risultati e entusiasmo pur con una squadra normale?

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