Real Madrid-Juventus, analisi tattica

Real Madrid-Juventus, analisi tattica

90 minuti per salvare la stagione, per ritornare in finale di Champions League. Era questo l’obiettivo del Real Madrid di Carlo Ancelotti. Con la Liga praticamente volata via dopo il 2-2 di sabato con il Valencia tutte le aspettative erano riposte nel confronto di ritorno con la Juventus. E invece è la squadra di Allegri ad accedere alla finale di Berlino, con merito, con grinta, con intelligenza e volontà. E’ stata una partita intensa, condizionata soprattutto nel secondo tempo dal gran caldo piombato sulla Spagna, nella cornice fantastica del Santiago Bernabeu. E’ stata una grande Juve che dopo 12 anni ritorna a giocarsi la coppa più importante e lo farà contro l’irresistibile Barcellona. Ma di questo parleremo più avanti, soffermiamoci sulla gara di Madrid e andiamo ad analizzarla.

LE FORMAZIONI

Carlo Ancelotti è sapiente e l’esperienza maturata lo invita a non ripetere l’errore dell’andata. Sa che dovrà fare una gara d’attacco perché anche segnare un solo gol alla Juventus è sempre complicato quindi cambia formazioni e ritorna al 4-3-3: Casillas, riconciliatosi con il pubblico, in porta, in difesa al fianco di Varane torna Sergio Ramos riposizionato nel suo ruolo naturale con Carvajal e Marcelo esterni di difesa. Nel centrocampo a 3 i soliti di adesso, fuori Modric gioca Kroos al centro per fornire geometria e ordine supportato dalla fantasia di James Rodriguez da una parte e Isco dall’altra; il tridente offensivo, oltre a Ronaldo e Bale, ripropone dal primo minuto Benzema, fuori da tempo, che si prende il centro dell’attacco.

Allegri non cambia modulo, naturalmente, rispetto all’andata ma un interprete: Pogba in campo dal primo minuto. La certezza sulla condizione del francese sembra confermarsi dopo la prova con il Cagliari in campionato. 4-3-1-2 con Buffon in porta, Evra e Lichtsteiner esterni, Bonucci-Chiellini al centro. A centrocampo Pirlo a impostare con Marchisio e appunto Pogba mezz’ali mentre Vidal gioca in appoggio alla coppia d’attacco formata da Tevez e Morata.

I MOVIMENTI DEL REL MADRID

Non ci sono grandi novità nei dettami tattici di Ancelotti. Carvajal e Marcelo spingono alternandosi in fase d’appoggio e costringono Evra e Lichtsteiner a rimanere molto bassi (superando raramente la metà campo); ad appoggiare la fase di incursione degli esterni arriva il movimento di James e di Isco: il colombiano spesso si accentra per cercare la classica triangolazione con gli attaccanti, Isco preferisce agire di più vicino a Kroos fornendogli linee di passaggio senza disdegnare, soprattutto nel primo tempo, l’accentramento per cercare il tiro, fondamentale che gli era riuscito molto bene contro il Valencia sabato, segnando un gran gol. La fase di impostazione del gioco passa meno dai due centrali di difesa e più da Kroos, al tedesco Ancelotti ha chiesto di fare il vice-Modric ma i risultati non sono esaltanti: il campione del Mondo preferisce quasi sempre l’appoggio facile, soprattutto in orizzontale, e non si muove mai dalla mediana. Questo ha senso, è l’unico giocatore del centrocampo dei “Blancos” a dover dare supporto alla fase difensiva quindi il suo atteggiamento è più guardingo.

Bale e Ronaldo si muovono come sempre fanno, cercando di accentrarsi per trovare lo spazio per la conclusione oppure occupando spazi in area per sfruttare i cross dei terzini. Il Pallone d’Oro, al netto del rigore, ha due occasioni nel primo tempo dove mette in mostra la sua tecnica e la corsa, calerà nella ripresa frustrato dalla difesa juventina.

I MOVIMENTI DELLA JUVENTUS

Con gli esterni di difesa che fanno i veri e propri terzini ecco che Allegri spinge la sua squadra a cercare ripartenze centrali, come all’andata e come deve fare una squadra che gioca al Bernabeu, in vantaggio dal punto di vista del risultato e che deve gestire la gara. Evra e Lichtsteiner accorciano il raggio d’azione dunque e gli interni di centrocampo devono aiutare in raddoppio per fermare i temibili esterni d’attacco del Real Madrid. Vidal dovrebbe essere il trequartista ma in realtà è molto più centrocampista centrale mentre Marchisio si alza spesso con Tevez che aiuta in impostazione a centrocampo. Pogba è chiamato ad un doppio lavoro molto dispendioso per un giocatore fuori da diverse settimane, coprire sul lato di Carvajal e Bale e aiutare a far ripartire la squadra.

Pirlo come all’andata è sgravato da compiti diretti di copertura, aiuta a fermare chi passa dalle sue parti. Soprattutto deve far ripartire l’azione, cercando Tevez che a sua volta deve triangolare con Morata; lo spagnolo grande ex della gara deve usare la sua tecnica per tenere palla e fare a spallate con i possenti centrali difensivi del Real Madrid.

LA PARTITA

L’avvio di gara è di gran spessore da parte della Juventus: possesso palla e controllo degli spazi, nessuna soggezione dell’avversario e dell’ambiente, mette il Real in una posizione scomoda, ovvero difendersi in avvio di gara. Questo non era previsto, i padroni di casa avrebbero dovuto aggredire subito l’avversario e ci mettono un quarto d’ora per riprendersi ma da allora nasce un’altra partita. Arrivano occasioni e il fallo di Chiellini su James che provoca il rigore dell’1-0 trasformato da Ronaldo. E’ il momento di maggior difficoltà per la Juve perché la condizione fisica di Pogba non consente la doppia fase chiesta da Allegri e da quella parte Carvajal passa spesso trovandosi in un 1 contro 1 pericoloso. Ed è qui che la Juventus vince la partita perché Marchisio e Vidal si spendono nel caldo torrido di Madrid aiutando tutti, correndo per due. Anche Pirlo soffre spesso la condizione ancora non ottimale, sbaglia diversi appoggi (cosa per lui inconsueta) e nel complesso è tutta la squadra che abbassa troppo il baricentro. Nel complesso l’1-0 con cui va al riposo è un buon risultato.

Il Real Madrid vuole chiudere il contro nel primo tempo, sa che la condizione generale è scarsa e che non avrebbe le forze per attaccare con costanza fino alla fine. E così sarà. Benzema offre nella prima mezz’ora una presenza in area mancata all’andata, si costruisce in avvio una buonissima occasione ma cala inevitabilmente alla distanza fino alla sostituzione con Hernandez. Ronaldo tiene in vista il Real, nell’unica occasione in cui la difesa della Juventus si fa cogliere in contropiede mette in mostra il suo immenso talento con un controllo al volo e un sinistro che esce di poco. Lui la partita, soprattutto nel primo tempo, la fa ma chi non si vede sono James e Bale. Del gallese ricordiamo solo un tiro da fuori area che trova reattivo Buffon, il talento colombiano si procura il rigore (e comunque non è poco) ma nel complesso appare precipitoso nel voler diventare decisivo e si perde uscendo lentamente dalla gara, proprio come a Torino.

Il secondo tempo è storia bianconera. Ci si accorge fin dalle prime battute che il gol, in qualche modo, arriverà per una serie di motivi: il Real Madrid perde condizione fisica e volontà, la Juventus crea diverse occasioni e mette in mostra la solita, granitica, difesa. E così arriva la rete di Morata che batte Casillas e consegna la finale alla Juventus. Proprio così, sostanzialmente la partita finisce in quel momento. Il Real mette infiniti cross in area che non sortiscono effetto, Marchisio e Pogba hanno addirittura i palloni della vittoria e in una gara dove Tevez gioca “normalmente” emerge il grande carattere di questa squadra che conduce al 94′ la gara senza troppo affanno, clamoroso giocando una semifinale di Champions League a Madrdi, al Santiago Bernabeu contro i campioni in carica.

Finisce 1-1, la Juventus è in finale.

CONCLUSIONI

Partita di spessore, anzi doppio confronto di spessore. Allegri dimostra di avere in mano la situazione, prepara benissimo le due sfide e si appoggia sul mix creato: giovani talenti, campioni affermati e campionissimi con mille battaglie alle spalle. Riesce a resistere al primo tempo del Real Madrid, gestisce i tempi della gara e si mostra con una personalità da grandissima squadra. Dopo un primo tempo di sofferenza, e ci mancherebbe altro, sfodera una ripresa nella quale il gol sarebbe arrivato sicuramente e così’ è stato. E’ andato tutto come previsto, il Real un gol lo avrebbe fatto, la Juventus un gol lo avrebbe dovuto segnare per qualificarsi. Ancelotti può recriminare fino ad un certo punto, la sua squadra ha probabilmente dato tutto quello che aveva nel doppio confronto ma non è bastato. Chiedeva intensità nella gara di ritorno ma questa c’è stata solo a tratti, troppo poco in un torneo come questo che richiede il 100% sotto tutti gli aspetti sempre e comunque.

Finisce il ciclo Ancelotti, ha portato la “decima” e tutto il mondo madridista gli sarà grato per sempre. Ma non basta perché al Real non basta mai quello che si fa. Nemmeno alla Juventus dove Allegri e la squadra hanno fatto un lavoro splendido. Adesso manca un solo tassello per entrare nella storia, per tornare a dipingere Berlino di azzurro oltre che di bianconero.

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