La lucida malvagità del Real Madrid

La lucida malvagità del Real Madrid

Nella sfida tra “affamati“, presentata così in modo ironico dai due allenatori, Real Madrid e Liverpool arrivano a Kiev attraverso un percorso diverso e con diverse aspettative. La squadra di Zidane ha concluso una stagione poco positiva in Liga ma il cammino europeo ha confermato lo spessore della squadra, capace di presentarsi per il terzo anno consecutivo all’ultimo atto della Champions League. Klopp ha plasmato in due anni e mezzo una squadra briosa, che quest’anno ha sfruttato il clamoroso exploit di Mohamed Salah, capace di vincere la classifica dei marcatori in Premier League e contribuire in modo determinante ad un cammino inaspettato in Europa.

E’ sicuramente il confronto tra Ronaldo e l’attaccante egiziano in ottica Pallone d’Oro, ma Real Madrid-Liverpool è anche esperienza contro incoscienza, calcio verticale contro struttura.

Zidane decide di escludere Gareth Bale, nonostante l’ottimo finale di stagione, e gioca la finale con lo stesso 11 di Cardiff, un anno fa: 4-3-1-2 disegnato con Navas in porta, Carvajal e Marcelo esterni di difesa con Sergio Ramos e Varane al centro, Modric, Casemiro e Kroos a centrocampo, Isco a danzare dietro le punte Ronaldo e Benzema. Klopp deve fare i conti con diversi infortuni anche se Emre Can recupera e va in panchina. 4-3-3 con in porta Karius, Alexander-Arnold e Robertson sono i terzini con Lovren e van Dijk centrali, a centrocampo Wijnaldum, Henderson e Milner mentre in attacco gioca il tridente delle meraviglie Mané, Firmino, Salah.

Il gioco delle marcature previste dai due allenatori si mostra fin dal primo minuto: da un lato Kroos e Casemiro tengono a vista Salah e Firmino, dall’altra Van Dijk segue quasi a uomo Cristiano Ronaldo mentre Wijnaldum segue Isco. Klopp spinge il possesso palla a girare dalla parte destra dell’attacco, dal lato dell’uomo più pericoloso e atteso: Momo Salah. I triangoli in velocità con Wijnaldum e Firmino sono semplici, perchè l’olandese non viene seguito da alcun centrocampista del Real Madri mentre Marcelo esce in ritrardo sull’egiziano, dimostrando ancora una volta quanto la bravura ad offendere sia inversamente proporzionale a quella di difendere. Come previsto in fase di presentazione dell’incontro, Zidane lascia che sia il Liverpool a gestire il pallone nella prima parte di gara, consapevole che è meglio affrontarli con una difesa posizionale piuttosto che aggredirli, rischiando di scoprirsi al contropiede micidiale dei ragazzi di Klopp.

La costruzione offensiva dalla parte di Salah prevede una triangolazione tra l’egiziano, Wjinaldum e Firmino

La fase di non possesso è efficace perchè se si esclude qualche sporadico episodio, Navas non è quasi mai operoso, al pari di Karius che nella prima frazione deve solo respingere un colpo di testa di Ronaldo, peraltro in fuorigioco. Le difficoltà in fase di costruzione dei campioni in carica nascono dall’essere molto schiacciati all’indietro, con tutti gli effettivi nelle propria metà campo e un Isco fuori dal gioco. La continua ricerca della posizione da parte dell’andaluso non porterà alcun risultato e anche gli appoggi semplici sbagliati stanno a dimostrare l’assenza anche mentale del numero 22, che a differenza di Cardiff non riesce ad incidere; il merito di aver disinnescato Isco è una fase difensiva ben fatta da parte del Liverpool, che compatta le linee e soffre solo sui campi di gioco, arma che il Real Madrid non userà nel primo tempo ma che si rivelerà decisivo nella ripresa.

Alla ricerca di una efficace azione offensiva, Zidane prova ad alzare la posizione di Isco spostandolo come esterno d’attacco in un tridente con Benzema centrale e CR7 a destra, nella sua antica posizione. Per controbattere a questa mossa, forse prevista, Klopp disegna in fase di non possesso un 4-1-4-1 con Henderson sul francese e Salah con Manè che scalano sulla linea di Wjinaldum e Milner. A riprova delle difficoltà ad attaccare l’avversario schierato, Zidane cambia in fase di impostazione attuando una salida lavolpiana con Modric che non appartiene allo stile di gioco del Real Madrid sotto la gestione del tecnico francese, ma che con il passare dei minuti rende più efficace la manovra.

Klopp disegna il 4-1-4-1 in fase di non possesso per contrastare il 4-3-3 fluido di Zidane

A riprova che la fortuna aiuta gli audaci, intorno alla mezz’ora arriva l’episodio che sostanzialmente consegna la partita nelle mani dei madrileni: l’infortunio di Salah. L’uscita dell’egiziano induce Zidane a spingere ancora di più verso la costruzione a 3 dal basso ma questa volta è Casemiro a scendere tra i due centrali che si allargano, mentre Marcelo – libero dal doversi preoccupare dell’avversario – può spingere con maggiore costanza, trasformando una manovra stantia in un giro palla più efficace anche e sopratutto con l’apporto dei due terzini, anche se l’infortunio di Carvajal e la sostituzione con il positivo Nacho cambia lo stile di attacco.

Klopp non cambia lo schieramento, procede solo ad invertire la posizione di Manè che passa a destra con il subentrato Lallana a sinistra. Attraverso l’appoggio su Marcelo, il Real Madrid riesce a sviluppare la sua manovra e mette ancora più in evidenza quanto l’apporto di Salah sia stato fondamentale per il Liverpool  2017-2018: spariscono progressivamente sia Firmino che Wjinaldum (almeno per quel che riguarda la proposta offensiva), guarda caso i due giocatori con i quali l’egiziano dialogava in avvio di gara. Il terribile infortunio occorso a Karius arriva troppo presto, e se questa affermazione sembra paradossale in realtà contiene la natura stessa di questo meraviglioso Real Madrid. Psicologicamente nemmeno la rete del pareggio di Manè ha salvato il Liverpool, troppo colpito nella sua struttura offensiva e provato dalla prestazione pessima del portiere, che non può nulla sulla magia di Gareth Bale ma deve ancora una volta rendersi bersaglio di critiche e ironie quando non trattiene un tiro non trascendentale del gallese, che fissa il punteggio sul 3-1.

Se si parte da un differenziale così alto di qualità ed esperienza, perdere il proprio uomo migliore può essere la pietra tombale sulle speranze di sovvertire il pronostico. Il Real Madrid nasce e cresce in questi anni di trionfi europei sulla base di un pragmatismo unico, una capacità di leggere e interpretare i diversi momenti di una partita trasformando la lucida razionalità in spietato pragmatismo. Zidane si conferma non solo un “gestore”, semplicista analisi dei meno attenti, ma un fine stratega, capace di intervenire modificando il proprio piano gara anche basandosi sulle altrui disgrazie. Allo stesso modo Klopp ha preparato molto bene la partita, mettendo in atto quello che aveva promesso in conferenza stampa, consapevole che solo una costante aggressività avrebbe potuto permettere di avere la meglio su un avversario superiore. La perdita di Salah ha depotenziato l’intero attacco, il cui peso è finito sulle spalle di Manè che ha fatto il suo ma non ha potuto approfittare del meccanismo collaudato del tridente offensivo, orfano al pari di Firmino del principale riferimento.

Il Real Madrid entra ancora di più nella storia e regala un’altra serata di lucida malvagità, azzannando un avversario sfortunato e, alla prova dei fatti, inferiore.

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