Scorie europee

Scorie europee

Un derby di Capitale importanza, questo è Lazio-Roma. Nella settimana perfetta per i giallorossi e il loro popolo, il passaggio del turno contro il Barcellona ha spalancato le porte delle semifinali di Champions League con vista sul Liverpool. Dall’altra parte Simone Inzaghi si è trovato a dover riportare in linea di galleggiamento dal punto di vista psicologico la sua Lazio, ammutolita dal clamoroso 4-1 subito a Salisburgo, costato l’eliminazione dall’Europa League.

Il piazzamento Champions in campionato è l’obiettivo stagionale di entrambe, ma solo due tra le romane e l’Inter entreranno nelle magnifiche 4, ecco perchè la partita dell’Olimpico è di estrema importanza.


Le scelte dei due tecnici

Simone Inzaghi cara un 3-5-1-1 nel quale il sacrificato è Luis Alberto, inizialmente in panchina per fare spazio a Felipe Anderson nel ruolo di suggeritore alle spalle di Immobile. Tutto confermato il centrocampo con Marusic, Parolo, Leica, Milinkovic-Savic e Lulic.

Di Francesco risponde con il 3-4-2-1, plasmabile in un 3-4-3. Confermato il terzetto difensivo Manolas-Fazio-Juan Jesus che bene ha fatto contro il Barcellona, come in avanti viene data fiducia a Schick alle spalle di Dzeko.


Compattezza

Disturbo alla costruzione della prima manovra, compattezza a centrocampo e pressing: sono queste le indicazioni che Simone Inzaghi ha dato ai suoi ragazzi per l’avvio di gara. La presenza di Felipe Anderson dietro a Immobile è la precisa richiesta di verticalità; quello della Roma appare un 3-4-1-2 con Nainggolan che a seconda del tipo di attacco giallorosso si sposta da trequartista ad attaccante esterno.

Come con il Barcellona, anche nel derby c’è la ricerca della profondità con il pallone che da De Rossi viaggia verso Bruno Peres a destra e Kolarov a sinistra. La compattezza delle due formazioni, che in avvio sono racchiuse in 30-35 metri, rende difficile questo tipo di azione e anche gli attacchi della Lazio sono vincolati alla linea difensiva molto alta di Di Francesco.

Il movimento di Felipe Anderson e Immobile, che a turno arretrano e attaccano la profondità, dovrebbe permettere alle mezz’ali Parolo e Milinkovic-Savic di inserirsi; dopo alcuni tentativi in avvio questa tipica azione offensiva della Lazio non riesce perché la Roma chiude ottimamente gli spazi creando molta densità sulla trequarti e chiudendo lo spazio tra linea di difesa e centrocampo. Ma c’è di più, perché i giallorossi aggrediscono molto alti sia per andare subito a recuperare il pallone, sia per impedire le tipiche ripartenze degli avversari.


La gestione delle residue energie

La Lazio sembra voler gestire le energie e a metà del primo tempo lascia il possesso palla alla Roma, ragionando solo su come provare a colpire in ripartenza. La difesa a 3 giallorossa sembra ormai essere più di un esperimento, ma una realtà concreta: 7 volte in fuorigioco gli attaccanti laziali in meno di mezz’ora, tattica che funziona ma che potrebbe anche essere molto rischiosa e Di Francesco lo sa.

La gara vive di nervi più che di azioni, le due squadre sembrano essere più preoccupate di non subire rispetto alla voglia di offendere. Se da un lato, quello della Lazio, c’è un Felipe Anderson che non partecipa alla manovra come vorrebbe Inzaghi, dall’altra c’è Schick che come martedì – con il Barcellona – sembra ancora estraneo al gioco giallorosso. Al 36′ la prima vera occasione della partita, nonché la più bella giocata del primo tempo: splendido filtrante di Nainggolan per Bruno Peres, Lulic è sorpreso alle spalle ma il brasiliano coglie la base del palo.

La Roma chiude meglio il primo tempo, le scorie di Salisburgo sembrano ancora addosso ai giocatori di Simone Inzaghi


Emozioni in coda

In avvio di ripresa, come nel prima tempo, è la Lazio a partire meglio. La posizione più stretta di Milinkovic-Savic e Parolo, oltre ad un Felipe Anderson che finalmente si propone, permette di schiacciare la Roma, costringendo l’avversario ad abbassare il proprio baricentro. Dopo una decina di minuti Di Francesco toglie un evanescente Schick per Under, molto più a suo agio nel ruolo di esterno sinistro d’attacco.

Inzaghi risponde con Luis Alberto per Felipe Anderson e Lukaku per Lulic. Come nel primo tempo, dopo la fiammata iniziale è la Roma a riprendere in mano la partita pur senza creare grosse occasioni. Con il passare di minuti la stanchezza per gli impegni europei comincia decisamente a farsi sentire. La costruzione della manovra della Roma perde qualità in uscita mentre la Lazio cerca con insistenza l’attacco sulle corsie laterali, come non fatto fino a questo momento della partita.

Di Francesco è costretto a sostituire Manolas con Florenzi, Juan Jesus va al centro con Kolarov che diventa il terzo di difesa, Florenzi a destra e Bruno Peres a sinistra. Al 34′ la Lazio rimane in 10 per l’espulsione di Radu, dopo un fallo su Under; l’inferiorità numerica rischia di essere fatale ad una squadra che stava palesando la stanchezza dell’impegno europeo di giovedì.

Il cambio El Shaarawy per Bruno Peres trasforma la Roma dal 3-4-3 al 4-2-3-1, Inzaghi toglie Immobile e mette Bastos per riequilibrare la difesa, disegnando un 4-3-1-1 con Luis Alberto e Milinkovic-Savic in attacco. Ed è proprio da un’azione solitaria del serbo che arriva la grande occasione per Marusic, che trova la deviazione di El Shaarawy che salva la Roma. Al pari di Strakosha che nel primo minuto di recupero salva su Dzeko, che poi colpisce la traversa confermando che le emozioni più grandi la partita le ha riservate per il finale.


Conclusioni

Un derby non bello, teso, che ha vissuto sulla volontà di non perdere da parte delle due squadre, atteggiamento giusto dato il dispendio fisico e psicologico degli impegni europei in settimana. Due squadre che si sono annullate fino a quando l’inferiorità numerica della Lazio l’ha obbligata ad un finale di sofferenza; un pareggio giusto, un punto a testa che non smuove la classifica ma permette di mantenere invariato il distacco dall’Inter.

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