Leader calmo

Leader calmo

Cosa lega il Bayern Monaco al Napoli? Sono rispettivamente l’ex e la prossima squadra di Carlo Ancelotti, si direbbe “il passato e il futuro”. Ma non solo, perché c’è un’altra chiave di lettura nella scelta del tecnico che tutto ha vinto in carriera, sollevando per 3 volte la Champions League. Se c’è una caratteristica che spesso si attribuisce ad Ancelotti è sicuramente quella di essere in grado di normalizzare un ambiente, ma questo non vuol dire trasformare una squadra vincente in una normale bensì riequilibrare l’andamento di una stagione, per raggiungere gli obiettivi con più pazienza che frenesia, magari con qualche schema più semplice ma senza l’obbligo di dare spettacolo.

Non si tratta solo di gestione di uno spogliatoio ma di un aspetto del carattere del tecnico di Reggiolo, ben descritto nel libro “Il leader calmo”. Un approccio più rilassato, meno richieste ossessive, un modo di guidare un gruppo di calciatori che ha indubbiamente incontrato il favore della maggior parte di coloro che hanno lavorato con lui. La filosofia di Ancelotti è che il dialogo, il ragionamento, la propensione ad accettare anche qualche sgarro se questo serve a crescere possono ottenere risultati pari o superiori a chi si approccia con fare dittatoriale, oppure con chi richiede sempre la massima concentrazione anche quando si dovrebbe decomprimere la tensione.

Naturalmente non si tratta di un atteggiamento passivo, tanto meno lassista, bensì maturo e sperimentato in tanti anni su tante panchina, praticamente tutte prestigiose. I successi di Ancelotti sono quelli, per l’appunto, di un “leader calmo”, di una persona che riesce a trasmettere tranquillità al gruppo che vede in lui non solo un punto di riferimento ma anche una persona con la quale parlare non solo è possibile ma persino necessario. Non è un caso se il Real Madrid abbia scelto lui per l’assalto alla “decima“, quella Champions League che non arrivava e che era diventata l’ossessione di Perez e di tutti i tifosi; non è un caso che l’abbia conquistata, in una epica finale con l’Atletico Madrid che ha reso ancora più leggendaria l’impresa. E non è un caso che a vincerla due volte di fila (con vista sulla terza) sia Zinedine Zidane, che di Ancelotti a Madrid è stato il vice e che tanto ha appreso non solo dal punto di vista tattico, ma anche delle metodologie più efficaci per rapportarsi con un gruppo di campioni.

Aver legato la propria carriera a presidenti “ingombranti” come Berlusconi, Abramovich e Florentino Perez ha sicuramente aiutato Ancelotti ad essere ancora più attento nel pesare parole e comportamenti. Con tutti c’è stato un rapporto di amore-odio mai nascosto, ma inevitabilmente contaminato dai successi che il tecnico riusciva ad ottenere. Dopo l’avventura al Real Madrid, ad Ancelotti è stato affidato il post-Guardiola al Bayern Monaco, un’esperienza che ha portato la vittoria – scontata – in Bundesliga e due Champions League poco fortunate ma che ha aiutato l’ambiente a recuperare dal punto di vista mentale l’enorme pressione che il tecnico del Manchester City richiede.

Ed è proprio nel parallelismo metodologico tra Guardiola e Sarri che si inserisce Ancelotti. Non è un caso che il suo intervento sia richiesto alla fine di un ciclo che ha visto energie di ogni tipo andarsene, sacrificate sull’altare di un meccanismo tecnico-tattico ossessivo. Ancelotti come “normalizzatore”, ancora una volta. Sarri come Guardiola ricerca la perfezione nella costruzione del gioco, vuole mandare a memoria dei suoi giocatori la giusta combinazione, il giusto movimento, finalizzato ad un calcio spettacolare.

Il doppio confronto nel girone dell’ultima Champions ha confermato non solo le similitudini ma anche l’affinità tra i due tecnici, con parole di rispetto e ammirazione reciproca. Sia ben chiaro, nessuno può affermare che Carlo Ancelotti non sia preparato dal punto di vista tattico o non sappia leggere le situazioni, semplicemente ha un approccio diverso, più stabile, con richieste lineari che i giocatori generalmente apprezzano molto.

Inizia per lui un’avventura importante, in un palcoscenico meno glorioso dal punto di vista dell’esame vittorie ma straordinariamente stimolante. E se volete sapere dove allenerà Carlo Ancelotti dopo l’esperienza a Napoli, cercate le panchine degli allenatori più tatticamente isterici nel panorama del grande calcio.

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