Cosa sappiamo del Porto

Cosa sappiamo del Porto

Nella storia del Porto ci sono due fasi ben distinte che sono coincise con vittorie al di fuori dei patri confini. La prima risale al 1987, quando arrivò la conquista della prima Coppa dei Campioni, la seconda nel biennio 2002-2004 quando sotto la guida di José Mourinho arrivarono di seguito la Coppa UEFA e la Champions League, quest’ultima dopo un netto successo nell’ultimo atto contro il Monaco. In entrambe le circostanze arrivò anche il successo nel Mondiale per club, vittorie che hanno dato un posto importante ai biancoazzurri nel panorama del calcio europeo, dopo che in patria i titoli sono numerosissimi (28 titoli nazionale e 20 coppe del Portogallo).

Se queste due fasi sono coincise con trionfi, da oltre un decennio il Porto è poco più che una comparsa nel grande calcio. La politici di vendere i pezzi pregiati non ha pagato, come spesso accade a chi imposta la strategia del “player trading“, e non si sono costruite squadre che potessero ottenere successi in campo europeo. Nonostante il Porto rimanga ai margini del calcio che conta, la sua presenza in Champions League è costante ed è per questo che la Roma, prossimo avversario negli ottavi di finale della competizione, dovrà prestare la massima attenzione dopo lo sgambetto del 2016, quando in due serate di agosto i giallorossi vennero eliminati ai preliminari della competizione (1-1 in trasferta, 0-3 all’Olimpico).

La stagione del Porto

La squadra guidata da Sergio Conceiçao, che in Italia ricordiamo soprattutto con la maglia della Lazio, non arriva a questa sfida in un buon momento di forma avendo pareggiato gli ultimi due incontri di campionato contro Vitoria de Guimaraes e Moreirense, consentendo al Benfica di accorciare fino al -1 attuale, con i lusitani che hanno fatto 5 su 5 nelle ultime gare. Il Porto, per contro, ha vinto solo 2 delle ultime 5 partite faticando a trovare la via del gol soprattutto per lo scarso apporto del capocannoniere Tiquinho, 28enne brasiliano che ha segnato 9 gol in stagione ma è rimasto a secco nelle ultime due sfide. Con l’infortunio di Abubakar prima e Moussa Marega dopo, Conceiçao ha virato dal 4-4-2 al 4-3-3, ponendo Brahimi e Corona ai lati di Tiquinho, mentre a centrocampo il filtro è garantito da Danilo Pereira e Hector Herrera, con le invenzioni di Oliver Torres.

Il Porto ha segnato 10 dei suoi 42 gol da calcio da fermo, opzione questa che dovrà essere tenuta in considerazione da Di Francesco, evitando di concedere punizioni da posizione particolarmente pericolosa. In un campionato dove non si segna molto di media, i campioni di Portogallo in carica sono secondi nella classifica delle grandi occasioni create (51) ma primi in quella delle occasioni mancate (40) a dimostrazione di una certa imprecisione sotto porta.

Squadra di manovra (58,3% di possesso palla medio), il Porto non effettua un pressing forsennato sul primo possesso avversario, preferendo una difesa posizionale e ordinata che in campionato ha dato frutti notevoli. Se l’attacco è stato falcidiato dagli infortuni, la difesa è la migliore del Portogallo. Ha subito meno gol in assoluto (12 in 21 partite) e per 12 volte la porta di Casillas è rimasta imbattuta. Il merito va al trio di centrali composto da Pepe, Felipe e soprattutto Eder Militao, brasiliano di 21 anni già nel mirino di diversi top club europei. Utilizzato principalmente nel ruolo di difensore centrale, nelle ultime uscite ha sopperito all’assenza per infortunio di Maxi Pereira distinguendosi come terzino destro atipico. Bravo di testa e dotato di una buona tecnica, Eder è dotato di un grande senso della posizione che ne facilita i recuperi sugli avversari, non avendo una velocità di base elevata.

Il cammino in Europa

In questa edizione della Champions League il Porto ha avuto un percorso lineare, vincendo 5 partite su 6 e realizzando per 15 gol (6 subiti). Gli avversari non erano di prima fascia e in questo senso il sorteggio è stato piuttosto benevolo. Il girone è stato vinto con 16 punti, davanti allo Schalke 04 (11), il Galatasaray (4) e la Lokomotiv Mosca (3).

In un confronto che pende leggermente a favore di una Roma in ripresa, sarà necessario prestare attenzione ad una formazione che potrebbe trovare nuove energie nell’impegno europeo. Una squadra consolidata da un paio di stagioni, con diversi elementi di esperienza internazionale al cospetto di una formazione, quella giallorossa, costretta ogni anno a rinnovarsi. La semifinale raggiunta lo scorso anno deve rimanere impressa nella memoria dei giocatori della Roma, a riprova che nessun obiettivo è precluso a patto di saper gestire le emozioni, aspetto che nella capitale diventa spesso determinante per stabilire la soglia tra successo e sconfitta.

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