Cos’è successo al Las Palmas

Cos’è successo al Las Palmas

Dopo due stagioni in Primera Division, il Las Palmas si appresta a ritornare in Segunda. La retrocessione matematica è arrivata da un paio di settimane ma per tutta la stagione la sensazione che la squadra canaria fosse condannata era quella principale. L’obiettivo rimasto, a 180 minuti dalla fine di questo tormentato campionato, è quello di evitare il ripetersi del peggior risultato storico del Las Palmas nella massima serie, ovvero l’ultimo posto già assaporato amaramente nella stagione 1987-1988: per evitarlo dovrà fare punti contro Eibar e Girona ma in questo momento anche questa eventualità sembra assai remota.

Il gol di Angel Rodriguez nell’ultimo turno di campionato è il compendio della stagione della squadra canaria, con un errore di Javi Castellano che davanti alla sua area perde in modo maldestro il pallone, consentendo al Getafe di segnare il gol vittoria. E’ stata la 12° sconfitta casalinga su 18 partite ed è proprio tra le mura dell’Estadio de Gran Canaria che il Las Palmas ha di fatto perso la sua battaglia per non retrocedere, con sole 4 vittorie e la bellezza di 36 reti subite (2 a partita di media). Nessuno ha fatto peggio, nemmeno il Malaga che nella peggiore stagione degli ultimi dieci anni ha fatto un punto in più e subito 10 reti in meno.

I numeri della squadra del subentrato Paco Jémez sono impietosi: peggior difesa della Liga con 71 gol subiti, peggior attacco con 23 (insieme al Malaga), ultimo nella classifica della porta inviolata (solo 5 volte). Leandro Chichizola, il portiere, è primo nella classifica delle parate a partita (3.8), a dimostrazione che prima di tutto il Las Palmas non ha saputo costruire una fase difensiva degna della categoria. Jémez le ha provate tutte, passando dal 4-2-3-1 al 5-4-1 senza successo, la coppia centrale formata da Ximo Navarro e Alejandro Gàlvez non ha funzionato ma anche l’apporto del centrocampo è stato carente, lasciando spesso scoperta la linea difensiva.

Se dietro le cose sono andate male, anche in attacco c’è stato poco da sorridere. L’arrivo di Loic Remy in prestito dal Chelsea sembrava poter essere un buon affare per un giocatore in cerca di riscatto e che aveva contribuito con 5 gol in 12 partite alle speranze di salvezza. Dissapori con l’ambiente e con il tecnico Pako Ayerstaràn (subentrato alla 7° giornata a Manolo Màrquez) hanno spinto il giocatore verso il prestito ad una concorrente per la salvezza, il Getafe. Anche il 24enne argentino Jonathan Calleri non ha potuto molto. Dopo l’esperienza negativa al West Ham, il prestito al Deportivo Maldonado si è trasformato in quello al Las Palmas con risultati non eccezionali: 8 gol in 32 partite da titolare, uno ogni 366 minuti. Troppo poco per poter ambire alla salvezza, soprattutto perché l’unico marcatore è lui e l’altro giocatore fondamentale per questa squadra se n’è andato a gennaio, al Beijing Guoan: Jonathan Viera.

4 gol e 3 assist nelle 23 partite disputate per il 28enne centrocampista, l’unico in grado di accendere il motore della fantasia del Las Palmas. Miglior giocatore per valutazione, miglior assist-man e miglior palleggiatore della squadra, con la sua partenza ha messo 10 milioni di euro nelle casse della società ma non è stato adeguatamente rimpiazzato perché i nuovi arrivi Oghenekaro Etebo , Samperio e Penalba non hanno inciso.

In panchina il susseguirsi di tecnici (4) ha creato confusione e nemmeno un navigato tecnico come Paco Jémez, che di salvezze con il Rayo Vallecano ne ha ottenute, ha potuto rimettere in carreggiata una squadra allo sbando. Dopo aver faticosamente riconquistato la Primera Division nel 2015, il Las Palmas torna tra i cadetti dove riproverà l’immediata risalita, nella speranza di non dover aspettare altri 13 anni. Ma per farlo servirà soprattutto chiarezza da parte della società che in questa stagione ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare.

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