Faraone Mondiale

Faraone Mondiale

Nel mese di marzo, gli egiziani sono andati alle urne per eleggere il loro nuovo Presidente. La situazione politica e la sempre più crescente avversione nei confronti del potere è stata evidenziata da quel 5% di elettori che non hanno scelto uno dei candidati, bensì Mohamed Salah. Si, proprio lui, proprio l’attaccante del Liverpool. Indicato più semplicemente come “Mo Salah” sulle schede, è stato non solo il simbolo della ribellione di una parte dell’elettorato, ma anche l’indicazione di quanto sia popolare nel suo paese l’ex giocatore di Basilea, Chelsea e Roma.

Il venticinquenne attaccante ha segnato il panorama calcistico europeo, grazie alle sue prestazioni con la maglia dei Reds, e si candida ad essere uno dei protagonisti della Coppa del Mondo in arrivo in Russia nel mese di giugno. Salah ha contribuito al cammino di qualificazione del suo Egitto al Mondiale, dopo 28 anni di attesa per i “Faraoni” (mancavano da Italia ’90). La principale arma offensiva del Liverpool di Jurgen Klopp ha contribuito a portarli alle semifinali di Champions League dopo aver superato il più quotato Manchester City di Pep Guardiola, arrivando alla ragguardevole cifra di 30 reti stagionali.


Evoluzione

Rispetto alle prime apparizioni, Salah è maturato dal punto di vista realizzativo e tattico. All’inizio della sua carriera veniva descritto principalmente come un atleta, ovvero un calciatore di corsa; l’arrivo alla Roma ha cambiato la prospettiva facendolo maturare anche dal punto di vista realizzativo oltre che di interscambio con i compagni. L’evoluzione di Salah si può descrivere attraverso i numeri: nella due stagioni a Roma ha realizzato una media di 1.7 palloni recuperati a partita, con la maglia del Liverpool è salito a 2.4. Questi numeri ci mostrano come Salaha sia cresciuto dal punto di vista tattico, in marcatura sull’avversario, senza rinunciare alla corsa e all’aggressione della profondità quando la sua squadra è in possesso del pallone.

Nonostante il miglioramento dal punto di vista della fase di non possesso, Salah ha continuato a migliorare la sua efficacia offensiva. L’uso del dribbling è un buon indicatore: nel 2015-2016, alla Roma, solo il 54% dei dribbling tentati ha avuto esito positivo; nel 2016-2017 il valore è salito al 62% mentre in questa stagione siamo al 63%. Ogni anno un passo in avanti nell’incutere il giusto timore all’avversario. Il calcio italiano, prima a Firenze poi nella capitale, ha migliorato la partecipazione al gioco di squadra dell’egiziano. La velocità di base si è combinata con l’intelligenza tattica. La natura frenetica del calcio inglese, il continuo e rapidissimo ribaltamento di fronte in particolare del calcio di Klopp hanno dato ancora maggiore valenza alle caratteristiche di Momo Salah.


La mano di Klopp

Il ritorno in Premier League dopo l’esperienza negativa al Chelsea aveva nutrito i dubbi di molti osservatori, convinti che il rischio di un altro fallimento potesse essere molto alto. Il mancato adattamento al calcio inglese nel corso della prima esperienza può essere spiegato dalla natura del gioco di quel Chelsea, troppo conservativo e poco incline al ribaltamento veloce dell’azione. A differenza di Londra, sia a Roma che a Liverpool Salah ha trovato uno stile di gioco (generalmente il 4-3-3) che ben si sposa con le sue caratteristiche. Il portabandiera del calcio di pressione e ripartenza, Jurgen Klopp, ha avuto la sua influenza sui numeri pazzeschi di questa stagione del giocatore: il tecnico tedesco ha accorciato la distanza tra il terzetto offensivo e la porta, mettendo Salah più vicino al portiere avversario. Lo stesso egiziano, in un’intervista, ha dichiarato che la posizione che Klopp ha disegnato per lui è la più congeniale, proprio perché gli permette di essere spesso di fronte alla porta e più vicino all’obiettivo.


Le necessità di Cuper

La prossima avventura mondiale con l’Egitto rappresenterà il possibile punto di svolta nella carriera di Salah. La nazionale dei Faraoni guidata da Hector Cuper, vecchia conoscenza del calcio italiano, sarà modellata sulle caratteristiche dell’attaccante del Liverpool: difesa compatta, pronti a ribaltare il gioco e mettere Salah nelle condizioni di poter far male. Nonostante in patri si accusi Cuper di essere troppo “Salah-centrico”, lui ribadisce un concetto preciso: ogni Nazionale basa il proprio gioco sulle caratteristiche dei suoi interpreti, e nell’Egitto l’arma più pericolosa è sicuramente Salah. In una squadra dalla qualità media non eccelsa, spiccano la fase difensiva e l’attaccante come principali qualità, e su queste Cuper baserà l’avventura in Russia. In un girone con Uruguay, Russia e Arabia Saudita l’Egitto non avrà moltissime possibilità di qualificarsi alla seconda fase anche se il calendario potrebbe aiutare.

La prima gara sarà contro l’Uruguay, poi i padroni di casa e alla terza sfida i sauditi. E’ probabile che gli ultimi avversari arrivino già eliminati, mentre l’Egitto potrebbe essere ancora in corsa per uno dei due posti che conducono agli ottavi di finale. Molte delle eventuali fortune degli egiziani passeranno per i piedi di Salah, se riuscirà anche in nazionale a fare quello che i tifosi del Liverpool si sono abituati a vedere, la partecipazione dopo 28 anni ad un mondiale potrebbe non essere solo una comparsata per l’Egitto.

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