Bandiera Rossa a Kiev

Bandiera Rossa a Kiev

Ci sono voluti 11 anni, da quella sera di Atene, per rivedere il Liverpool in finale di Champions League. La vendetta che quel Milan covava veniva compiuta ma quello che nessuno si immaginava sarebbe accaduto nel giro di un decennio: rossoneri ridimensionati e “Reds” nuovamente in auge. Da Benitez a Klopp il percorso di una delle squadre britanniche più importanti è stato tortuoso, fatto di investimenti importanti ma poco redditizi, di campioni che hanno lasciato (Gerrard) ed altri che non hanno lasciato il segno. Il popolo della Kop ha dovuto attendere l’avvento di un tecnico dal nome quasi simile – ironia della sorte – e dalla chiara matrice “rock”, un personaggio a tutto tondo che ha riportato il piacere di giocare a calcio e centrato due finali europee in due anni e mezzo di gestione.

Non una novità per Jurgen Klopp, che all’apice della sua esperienza entusiasmante al Borussia Dortmund aveva conquistato la finale di Wembley, persa contro un Bayern Monaco più esperto e velenoso, ma uscito a testa altissima da quella gara che avrebbe potuto certificare una delle avventure sportive più frizzanti degli ultimi anni. Adesso ci riprova, ancora da underdog, ancora da probabile secondo, ma con una squadra altrettanto vivace e questa volta pronta a fare lo sgambetto a chi questa coppa la detiene da due anni. La stagione del Liverpool è stata positiva con la conferma nelle prime quattro posizioni e un calcio propositivo che ha prodotto 74 gol in 38 partite e le prestazioni di Mohamed Salah, che con 32 reti ha vinto la classifica dei marcatori.

Ed è proprio la costruzione offensiva il punto di forza di questo Liverpool, che non ha solo l’imprendibile egiziano ma una commistione di talento e rapidità di esecuzione che il Real Madrid dovrà seriamente temere. Sadio Mané si è distinto in questa stagione non solo per le 10 reti segnate e i 7 assist ma anche per personalità e compatibilità con l’altro attaccante, quel Roberto Firmino che nelle prime due stagioni al Liverpool non era apparso quel giocatore completo ammirato sotto la gestione Klopp. Nel ruolo di finto centravanti, il brasiliano ha portato in dote 15 gol e 7 assist, ha eseguito alla perfezione il ruolo di prima costruzione offensiva ed ha messo in mostra il suo notevole bagaglio tecnico, tanto da meritarsi ampiamente la convocazione con la nazionale brasiliana. Il tridente ha segnato 57 dei 74 gol, il 77% delle marcature, dimostrandosi adatto agli schemi offensivi del manager tedesco, che ha saputo sfruttare al meglio le caratteristiche di ogni singolo giocatore.

Momo Salaha

Non si compie un percorso come quello del Liverpool in Champions League senza avere le idee chiare, e in questo senso il progresso di Klopp anche nella fase di non possesso è evidente. Lo si è notato soprattutto nell’andata dei quarti di finale contro il Manchester City, gara vinta 3-0, quando la difesa degli spazi a centrocampo e la giusta calibratura tra pressione e contenimento ha prodotto un risultato che non si era mai visto in una squadra di Klopp. I principi del “gegenpressing” non sono mai venuti meno, ma si sono evoluti in una gestione intelligente delle varie situazioni della gara, aiutato dalla grande intelligenza tattica dei centrocampisti. Senza Emre Can nella seconda parte di stagione, sia Milner che Henderson si sono adoperati per dare sia copertura che rapidità una volta conquistato il pallone, sfruttando gli inserimenti di Wijnaldum e Oxlade-Chamberlain, che si è costruito una seconda parte di carriera da mezz’ala con ottimi risultati prima che il brutto infortunio occorso gli precludesse la finale e la partecipazione ai mondiali.

Non si può negare che l’onerosissimo acquisto di Virgil van Dijk non abbia dato i suoi frutti. Con lui in campo il Liverpool non ha mai subito più di due gol e l’unica gara importante persa è stato il ritorno della semifinale con la Roma, a qualificazione praticamente già ottenuta. La coppia con Lovren, seppur non del tutto complementare, ha aumentato la qualità difensiva sia dal punto di vista dei duelli aerei che negli anticipi, con il difensore olandese che si è dimostrato sempre attento e rapido nelle chiusure. E’ evidente, in ogni caso, che la fase difensiva sia quella più debole e che contro un attacco micidiale come quello del Real ci sarà bisogno di un lavoro supplementare da parte del centrocampo; ma in questa stagione europea la squadra di Klopp si è dimostrata completa, a conferma della massima concentrazione messa per arrivare il più lontano possibile.

I Reds hanno subito solo un gol in più della Juventus (con due partite in più) e del Bayern Monaco (stesso numero di partite). Numeri importanti che si completano con il maggior numero di partite senza subire gol (6). Non ci sono dubbi invece a riguardo dell’attacco, il migliore della competizione con 40 reti, ben 10 in più del Real Madrid. Un cammino iniziato presto, a luglio, con il doppio preliminare con l’Hoffenheim brillantemente superato, proseguito vincendo il gruppo E davanti al Siviglia con 3 vittorie e 3 pareggi, 23 gol fatti. Superato agevolmente il Porto negli ottavi, il doppio confronto con il City di Guardiola ha visto una doppia vittoria di grande prestigio, oltre che meritata. La spettacolare semifinale con la Roma ha rappresentato forse il punto più improbabile della stagione, come lo stesso Klopp ha ammesso. Ma arrivati alle semifinale, la sola cosa che conta è passare il turno e il Liverpool ci è riuscito, staccando il biglietto per Kiev e andando a caccia della sua sesta Coppa dei Campioni.

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