Liverpool, Roma, 1984

Liverpool, Roma, 1984

Mentre la cronaca ci restituisce la suggestione del ritorno a Roma di Momo Salah, è necessario fare una valutazione più ampia sul Liverpool 2017-2018, figlio naturale di Jurgen Klopp e del suo calcio-rock. Ingaggiato nel 2015 per succedere al declinante Brendan Rodgers, l’ex tecnico del Borussia Dortmund aveva virtualmente chiuso la sua esntusiasmante avventura con la “Banda dell’oro” dopo un ottavo di finale contro la Juventus, perso a Torino e perso ancora – malamente – in casa.

L’immagine di Jurgen che lascia lo stadio a piedi, con lo zaino, rimarrà per sempre nella storia sua e del BVB. Due anni quasi di lavoro, una finale di Europa League raggiunta (e persa), un 8° e un 4° posto in Premier League. Ancora nessun trofeo alzato. Al Dortmund ci mise due anni, un sesto e un quinto posto prima di diventare campione di Germania.

Come ha costruito il suo Liverpool Jurgen Klopp? In questa stagione i segni distintivi dei Reds sono la pressione alta e le ripartenze veloci, ovvero i dogmi del tecnico. Un lavoro meno “organico” rispetto a quello del BVB che orchestrava la manovra rapinando di fatto la partita, prendendone possesso e infilando uomini in ogni pertugio che l’avversario concedesse.

Questo Liverpool è più pragmatico, più ragionato, segno del processo di maturazione di Klopp e conferma dell’enorme empatia con lo spogliatoio. Perso Coutinho è arrivato Oxlade-Chamberlain ed è stato reinventato interno di centrocampo, funzionale non solo al club ma anche alla Nazionale inglese. L’affare Salah ha portato in dote un numero impressionante di reti, superiore a qualsiasi attesa; con Firmino e Mane il triangolo è perfetto.

Meno maniaco, più pragmatico. È questa la versione 2018 di Jurgen Klopp. L’accoppiamento con la Roma è entusiasmante non solo perché in ballo c’è una finale di Champions League, e se vogliamo anche la rivincita del 1984, ma anche per il confronto fra i due tecnici. La dinamicità mentale di Di Francesco contro la fantasia scientifica e tedesca di Klopp.

Il confronto tra i reparti pende a favore della Roma. Giallorossi superiori in difesa come singole qualità e come reparto, potenzialmente fisico e tecnico allo stesso tempo a centrocampo – la discriminante sarà la condizione di Nainggolan – e con Dzeko in attacco. Il Liverpool vince per il tridente offensivo naturalmente e ci vorrà una buona idea da parte di Eusebio per arginare Salah. Ma nel complesso non c’è motivo che impedisca alla Roma di ambire legittimamente a conquistare Kiev.

Klopp potrebbe ritornare in finale dopo 5 anni, da quel maledetto derby di Londra contro il Bayern Monaco che, guarda caso, è il protagonista dell’altra semifinale.

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