Nel bene e nel male, Suso

Nel bene e nel male, Suso

La fine dell’avventura di Vincenzo Montella al Milan è indubbiamente legata a molti fattori, da una preparazione atletica non svolta nel modo corretto in estate, ad una “confusione” di moduli e uomini che ha fatto perdere notevole terreno ai rossoneri nella prima metà di stagione. Le aspettative di tifosi e della dirigenza erano molto alte, dopo una campagna acquisti estiva importante e le rinnovate ambizioni della nuova proprietà.

Chi ha da subito creato i maggiori grattacapi al tecnico partenopeo è stato paradossalmente il giocatore che più di altri aveva contribuito alle fortune della stagione precedente, ovvero Suso. La collocazione di esterno d’attacco nel 4-3-3 è quella preferita dall’attaccante spagnolo, l’arrivo di alcuni giocatori che sembravano più adatti ad un 3-5-2 o 3-4-1-2 (Conti e Kessie avevano giocato così con l’Atalanta, Bonucci veniva dipinto come un centrale capace di giocare quasi esclusivamente con questi sistemi) aveva da subito aperto il dibattito in merito alla sua collocazione in campo, essendo ritenuto ancora una delle stelle del Milan.


Croce e delizia

Per capire quanto Suso abbia dato nella sua esperienza al Milan, e quanto eventualmente possa convenire continuare a puntare su di lui, è necessario analizzare i dati forniti dalle sue prestazioni. Nella scorsa stagione (2016-2017) Suso in Serie A ha giocato 34 partite delle quali 33 da titolare realizzando 7 gol e fornendo 9 assist. Montella lo ha reso di fatto il regista della squadra anche per la mancanza in rosa di un elemento capace di dettare i tempi di gioco.

Questa investitura lo ha reso punto di riferimento della squadra, portandolo a tirare 2,7 volte di media a partita (91 totali in Serie A). L’arrivo di Delofeu in prestito dall’Everton a gennaio ha reso più imprevedibile la manovra del Milan ma depotenziato l’efficacia di Suso. L’aver dovuto reggere il peso della costruzione offensiva ha richiesto il prezzo di un progressivo calo di rendimento, non avendo di fatto sostituti con caratteristiche simili (problema non risolto nella sessione estiva di mercato 2017).


Analogie

Alla fine dello scorso campionato, Suso risultava essere uno dei punti di riferimento di Montella, pronto a scommettere su di lui al pari della società, che lo confermava anche attraverso il rinnovo del contratto. Le grandi manovre di mercato hanno portato il tecnico a venir progressivamente meno al proprio credo: le prime due uscite in campionato confermano la centralità di Suso, gol e assist con Crotone e Cagliari. Poi arriva il 4-1 subito a Roma dalla Lazio e lo spagnolo comincia a diventare un problema. Contro l’Udinese gioca da seconda punta al fianco di Kalinic, contro la Spal va in panchina mentre a Genova con la Sampdoria sprofonda come tutta la squadra.

La confusione tattica e strategica di Montella ha mietuto la vittima più illustre. La manovra offensiva del Milan langue, il derby d’andata e la trasferta di Chievo sono solo fuochi di paglia, il tecnico perde squadra e posizioni in classifica e dopo lo 0-0 in casa con il Torino viene esonerato.

L’arrivo di Gattuso ripropone il tema Suso. Ma la missione di Rino è quella non solo di recuperare posizioni in classifica, ma soprattutto valorizzare il patrimonio che la società ha messo a disposizione in estate. Ecco perché la manovra del Milan si sposta sempre di più dalla corsia di destra a quella di sinistra, dove Bonaventura e Calhanoglu dimostrano di poter coesistere.

La crescita del fantasista turco è sicuramente merito del lavoro di Gattuso, che ha trovato all’ex Bayer Leverkusen la giusta collocazione e dato minutaggio per incidere. Dalla parte opposta Suso deve fare i conti con l’alternarsi dell’esterno di difesa, ruolo mai come quest’anno tormentato in casa rossonera.

Partiti con l’idea di costruire la catena Conti-Kessie-Suso, lo spagnolo si è trovato a dialogare con Calabria, Abate e persino Borini, adattato spesso in quel ruolo. Questo ha depotenziato la sua azione e reso prevedibile il gioco del Milan da quella parte del campo.


Ostinazione

Quello che più spesso è stato contestato a Suso in questa stagione è l’ostinazione con la quale l’esterno d’attacco andava a cercare la conclusione, soprattutto nella prima parte di campionato. Non essendo un giocatore che porta in dote molti gol, ai più è apparsa spesso una forzatura la ricerca spasmodica del tiro, anche perché a lungo andare è diventata un’azione facilmente leggibile dagli avversari.


La scelta per il futuro

La crescita di Suso deve passare attraverso questo aspetto: il suo compito è quello di portare assist, fantasia, imprevedibilità. Lo step successivo, se vorrà continuare ad essere un punto di riferimento importante del Milan, dovrà essere la crescita dal punto di vista tattico, ampliare il numero di opzioni nelle sue giocare, dialogare maggiormente con i compagni e mettersi a loro disposizione. Inoltre dovrà imparare ad aggredire meglio l’area, ad essere l’attaccante esterno che si fa trovare sul palo opposto rispetto all’azione, lasciare la zona di comfort che si è creato un questi anni.

Se sarà in grado di farlo dimostrerà di poter diventare un futuro campione, altrimenti sarà sempre relegato al ruolo di esterno di attacco e non di attaccante esterno, fondamentale nel calcio moderno.

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