Parma regina

Parma regina

Nessuna squadra professionistica era mai riuscita a compiere il triplo salto. Nel giro di qualche campionato, una delle squadre simbolo del calcio italiano degli anni ’90, che dalla provincia grazie agli investimenti di un proprietario a dir poco controverso come Callisto Tanzi aveva vinto due coppe UEFA e sfiorato lo scudetto, è riuscita a riprendersi la massima serie al termine di un campionato ad alta tensione.

Roberto D’Aversa ha preso in mano la squadra alla 16° giornata dello scorso campionato, in Serie C, subentrando a Luigi Apolloni che aveva ottenuto la promozione l’anno prima. Ha guidato il Parma al successo nei playoff contro l’Alessandra, riportando i ducali in Serie B e facendosi confermare dalla proprietà italo-cinese. Se il doppio salto dai dilettanti alla seconda categoria ha rappresentato a suo modo un evento storico, il passaggio alla Serie A rischia di diventare mitologico. Un sorpasso all’ultima curva sul Frosinone, che per il secondo anno di fila andrà ai playoff ad un passo dalla promozione (fu il Verona lo scorso anno a rubargli il pass diretto per la Serie A). La vittoria contro lo Spezia proietta il Parma dove – diciamocelo – tutti lo vogliamo, tra le 20 prime squadre professionistiche italiane.

Chi sono stati i protagonisti di questa meravigliosa favola?

Sicuramente il mister. D’Aversa ha costruito una formazione capace di mantenere sempre l’equilibrio, sia tattico in campo che mentale al di fuori, riuscendo a superare una fase che sembrava poter estromettere la sua squadra dalla corsa alla Serie A. Un febbraio nero con una sola vittoria in 5 gare fino al successo di Salerno; anche le sconfitte di Vercelli e Cesena nelle ultime settimane sembravano aver compromesso definitivamente i programmi di promozione diretta. Questo si pensava, almeno fino al 19 maggio 2018 e il successo con lo Spezia che hanno premiato il lavoro del tecnico.

Il Parma chiude il campionato come miglior difesa del torneo, solo 37 gol subiti, e solo 3 vittorie in meno rispetto alla squadra che ha dominato il campionato, l’Empoli. Un possesso palla medio, 54%, una grande compattezza e l’aiuto in un attacco non entusiasmante di Emanuele Calaió, bomber della squadra che a 36 anni ha contribuito con 13 gol e soprattutto ha costruito lo spogliatoio insieme ad Alessandro Lucarelli.

Il capitano a luglio compirà 41 anni ed è stato il simbolo della rinascita gialloblù. Ha seguito la squadra tra i dilettanti, ha tenuta dritta la barra nei momenti più bassi, ha insegnato a tanti giovani cosa vuol dire sacrificio e appartenenza. A Parma dal 2008, ha vissuto nelle sue dieci stagioni tutto quello che un calciatore può assaporare, nel bene e nel male.

Parma quest’anno ha potuto ammirare il piede raffinato di Matteo Scozzarella che con 7 assist ha dato un prezioso contributo, le 7 reti di Fabio Ceravolo e (da gennaio) il mancino di Amato Ciciretti. Curiosità, entrambi lo scorso anno festeggiavano la promozione con il Benevento.

Per Parma e il Parma inizia un nuovo percorso, perché la Serie A è il punto di partenza e non di arrivo per i ducali, un progetto serio ed entusiasmante è quello che meritano la città e i tifosi.

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