Presentazione del Portogallo

Presentazione del Portogallo

Quella con il Marocco, il 20 giugno scorso, resta l’ultima vittoria in una gara ufficiale per il Portogallo. Dopo la sorprendente vittoria a Euro 2016, con tanto di Cristiano Ronaldo infortunato dopo pochi minuti, la squadra di Fernando Santos si è presentata in Russia con il titolo se non di favorita quanto meno di possibile finalista. In realtà il torneo è stato accompagnato da una velata tensione dove il solo CR7 si è dimostrato all’altezza di palcoscenici così importanti, pur tuttavia non riuscendo ad incidere nella decisiva sfida con l’Uruguay agli ottavi di finale che ha estromesso i lusitani dal torneo.

Mantenendo lo stile di gioco che ha caratterizzato la vittoria continentale due anni or sono, Santos sta provando a rendere più piacevole il gioco di una selezione che dispone di qualità individuali importanti, ma che non sempre si sono espresse al meglio una volta indossata la divisa del Portogallo. La sensazione, anche dopo averli osservati in azione contro la Croazia nel pareggio amichevole dell’Estádio Algarve, è quella di un gruppo che potrebbe giocare meglio e non ci riesce, che avrebbe nelle sue corde una palleggio più raffinato ma per un motivo o l’altro non riesce ad esprimerlo. A porre un freno ad una certa anarchia tipica del calcio portoghese è stato proprio Fernando Santos, esperto comandante e soprattutto abile gestore di situazioni e partite. L’ottimo lavoro con la Grecia è stato traslato con maggiore libertà alla guida del Portogallo, avendo naturalmente a disposizione un materiale estremamente diverso.

Pragmatico Fernando Santos

Se una volta il calcio lusitano era espressione di delicata estetica senza alcun fine, se non quello dello specchiarsi nella propria bravura, grazie a Santos la squadra ha delimitato confini oltre i quali non si deve andare, pena il non raggiungimento del risultato. Anche in Russia la squadra si è trovata in difficoltà nel momento in cui ha creduto di poter gestire la partita, ma lo faceva senza la giusta organizzazione. Il cinismo iniettato dal Commissario Tecnico ha permesso di sollevare il primo, storico, trofeo per una nazione che ha prodotto calciatori dall’enorme qualità ma che non vedeva mai riconosciuta la bontà dei propri vivai. Come per l’Olanda nel 1988, anche per il Portogallo edizione 2016 è servita la giusta commistione di campioni e una dose di fortuna per poter vedere riconosciuti i propri meriti.

Quella che si appresta a fare il suo esordio in Nations League contro l’Italia è una formazione priva di Ronaldo, pertanto chiamata a trovare sbocchi offensivi in altro modo. L’ex Milan André Silva non ha la naturale predisposizione a segnare essendo un giocatore più associativo che feroce, pertanto il peso offensivo viene distribuito tra gli elementi più importanti della squadra. Su tutti, naturalmente, c’è Bernardo Silva che al Manchester City si sta ritagliando un posto da titolare ma in nazionale è ancora in una fase di “primo approccio“, avendo tra l’altro realizzato solo 2 gol in 30 presenze. La volontà di Santos, apparsa anche nell’ultima amichevole, è quella di avvicinarlo progressivamente all’area per renderlo alternativo a Bruma. L’attaccante del Lipsia si sta imponendo anche nella sua squadra, avendo ormai conquistato la titolarità; le sue caratteristiche lo rendono molto vivace sia da un punto di vista tecnico (il dribbling) sia atletico, ma questo deve essere coniugato con una maggiore predisposizione all’assist, difetto strutturale se consideriamo che ne ha messi a referto solo 2 la scorsa stagione.

La conferma di Ruben Neves

Le qualità migliori del Portogallo risiedono nella catena di destra. Oltre al già citato Bernardo Silva, è necessario indicare in Joao Cancelo e Pizzi due uomini in grado di creare pericoli. Il terzino, passato questa estate alla Juventus, è uno dei migliori prospetti nel suo ruolo e l’esperienza in una squadra matura come quella bianconera non potrà che migliorarne le prestazioni. E grazie ad un allenatore importante come Allegri anche correggerne i difetti in fase di non possesso. Pizzi ha avuto da sempre un rapporto complicato con la nazionale, collezionando dal 2013 a oggi solo 9 presenze, ma ha la possibilità di incastrarsi in un meccanismo che richiedeva maggiore qualità nello smistare il pallone. Santos ha optato per 3 elementi complementari in mediana, oltre a Pizzi hanno giocato William Carvalho e Ruben Neves. Se il centrocampista del Betis è abitualmente un titolare, quello del Wolverhampton è un prospetto di grande interesse.

Dopo l’ottima stagione in Championship, quest’anno la possibilità di confrontarsi con un campionato fisico e tecnico come la Premier League ci dirà se Neves ha le caratteristiche per diventare un centrocampista di grande livello. Ha palesato lacune per quel che riguarda le coperture e la posizione in fase di non possesso, e anche contro la Croazia non ha convinto a pieno schierato davanti alla difesa. Le sue doti di palleggio, però, consentono una veloce circolazione del pallone in fase d’uscita ed è quello che recentemente è mancato al Portogallo. Ruben Neves ha le qualità per conquistarsi una maglia titolare ed essere una versione moderna di Joao Moutinho (peraltro suo compagno di squadra da quest’anno nella colonia portoghese Wolves sotto l’ala di Mendes).

Contro l’Italia

Nonostante i tentativi di mutare lo stile di gioco, il Portogallo resta una squadra alla quale piace gestire il pallone. Non effettua un primo pressing asfissiante, lascia alternanza di possesso perché con le qualità dei singoli può rapidamente cambiare lato all’azione, specialmente dalla parte del velocissimo Bruma. Rispetto alla gara con la Polonia, è probabile che per l’Italia di Mancini questa sia una sfida più adatta non dovendo gestire i tempi della partita, cosa che ancora non è possibile con il centrocampo a disposizione; la velocità di un giocatore come Chiesa potrà essere determinante sulla corsia di sinistra, sia per attaccare che per costringere Cancelo a rimanere più basso, disinnescando una pericolosa fonte di gioco offensiva. Il valore delle due squadre è piuttosto simile, ma Fernando Santos ha meccanismi più collaudati e potrà sfruttarli per superare un’Italia che deve ancora trovare la sua nuova identità.

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