Amburgo, Elbphilharmonie

Amburgo, Elbphilharmonie

Negli ultimi dieci anni la città di Amburgo ha visto una significativa rigenerazione dei suoi spazi. Nel nuovo quartiere rinominato HafenCity, sono stati costruiti palazzi con negozi dal design moderno, molti appartamenti e luoghi di intrattenimento. L’edificio più costoso è stato quello adibito a sala concerti, l’ Elbphilharmonie, costato la bellezza di 789 milioni di euro, tre volte il suo budget iniziale (perché certe cose non accadono solo in Italia).

Ma se nuove costruzioni arrivano in città, i pilastri della squadra di calcio si sono sgretolati in un sabato di maggio. Per la prima volta da quando è nata la Bundesliga come torneo unico, nel 1963, l’Amburgo è retrocesso in 2.Bundesliga, la seconda divisione tedesca. L’Amburgo era l’unica squadra ad aver partecipato a tutte le edizioni del campionato, due volte in più del Bayern Monaco che è partito dalla seconda divisione e solo nel 1965 è stato promosso. Il mitologico orologio presente al “Volksparkstadion” conteggiava in anni, giorni, ore e minuti la presenza del club nella massima divisione del calcio tedesco, simbolo dell’orgoglio di una città e di una tifoseria che nel momento del congedo si è dimostrata sciocca oltre ogni limite.

Il club che ha visto giocatori di talento come Uwe Seeler, Manny Kaltz e Van der Vaart, che nel 1983 con il gol di Magath superava la Juventus e conquistava la Coppa dei Campioni, retrocede nonostante la vittoria sul Borussia Monchengladbach; un successo effimero, annullato dal contemporaneo successo del Wolfsburg sul già retrocesso Colonia che ha mandato i “Lupi” al playout e l’Amburgo all’inferno.

Dopo aver mantenuto la categoria solo attraverso gli spareggi, nel 2015 e nel 2016, l’anno scorso l’Amburgo era riuscito a salvarsi nell’ultimo turno. Tre allenatori si sono succeduti sulla panchina, da Markus Gisdol esonerato a gennaio dopo sole due vittorie (nelle prime due giornate) a Bernd Hollerbach, fino all’allenatore della seconda squadra Christian Titz. Nessuno ha compiuto il miracolo.

Nonostante il colpo di coda finale, con 3 vittorie nelle ultime 6 gare e la vittoria 1-3 sul campo del Wolfsburg, il fardello di otto punti di ritardo a quattro giornate dalla fine non poteva essere colmato. La protesta dei tifosi, che non hanno fatto concludere l’ultima gara della stagione con lanci di bengala e fumogeni, sono stati l’emblema della frustrazione di un pubblico che ha visto frantumare i sogni di mantenere il prestigioso titolo di “mai retrocesso”.

Amburgo in seconda divisione dopo quasi 55 anni, ma almeno in città hanno un bel posto dove guardare l’opera.

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