L’approccio strategico di Valverde

L’approccio strategico di Valverde

L’elasticità tattica nel passare dal 4-4-2 al 4-3-3 è la principale caratteristica del Barcellona in questa fase della stagione, dove si oltrepassa o meno il confine tra sconfitta e vittoria. La dinamica di Valverde ha permesso di passare da un ‘guardiolismo’ ormai non applicabile per il cambio degli interpreti ad un approccio più razionale, maggiormente determinato a conservare il risultato e ottenere la vittoria.

La fase meno amata dal popolo balugrana, quella difensiva, è diventata di estrema importanza in una squadra che sta mutando il suo essere, ritrovandosi non solo il fenomenale Messi in attacco ma anche una disposizione organizzata che trae un tipo di beneficio diverso rispetto al calcio prettamente offensivo a cui eravamo abituati. Prima del 2-2 di Siviglia, con Messi a riposo e poi decisivo, il Barcellona non subiva gol da 450 minuti, un dato significativo soprattutto rapportato al numero massimo di gol fatti in una singola partita – sempre nello stesso arco temporale – ovvero 3 (al Chelsea).

Sono state rare le occasioni in cui il Barcellona ha segnato più di 4 gol, a riprova che la conservazione prevale sull’offensiva; la scelta di ingaggiare Ernesto Valverde in estate andava proprio nella direzione di un cambio tendenza, un approccio più strategico. Il lavoro del tecnico ex Bilbao ha prodotto la crescita di Umtiti e la conferma ad altissimi livelli di Piquè. Non è un caso che i miglioramenti si concentrino in zona medio-bassa: oltre al difensore francese c’è da sottolineare l’ottima stagione di Paulinho, giocatore troppo presto attirato dai denari cinesi salvo poi riproporsi ad altissimi livelli con costrutto. Coutinho è arrivato a gennaio e complice qualche acciacco ancora non si è inserito nei meccanismi, se ne riparlerà il prossimo anno, stesso discorso per Ousmane Dembélé.

Se un giocatore come Messi non può più migliorare, essendo uno dei due migliori giocatori al mondo, Luis Suarez sta vivendo una stagione di trasformazione. Meno goleador puro e cinico, più votato ad un gioco associativo, il “Pistolero” si sta trasformando in quello che Benzema è per CR7 e che, con caratteristiche diverse, Cavani era a Parigi per Ibrahimovic. Un lavoro prezioso di costruzione e meno finalizzazione, con un bottino comunque ottimo di 22 gol.

Le seconde linee tali sono rimaste, Valverde ha appoggiato il suo progetto su un 11 consolidato nel tempo. Ecco perché i vari Semedo, André Gomes, Denis Suàrez e Paco Alcàcer non sono riusciti a ritagliarsi uno spazio in squadra. Con il campionato praticamente in tasca, ora la concentrazione è rivolta alla Champions League.

La Roma si troverà di fronte una squadra matura, che mantiene la tendenza di voler possedere la gara ma non disdegna di accomodarsi da spettatrice alla bisogna. Le due linee di marcatura tra difesa e centrocampo saranno la zona fondamentale, come sempre accade quando si affrontano squadre di questo livello. L’attuazione di un piano gara che non disdegni il possesso palla, l’annullamento più possibile di linee di passaggio, la capacità di interpretare la gara di Messi e i suoi spostamenti sul campo: saranno queste le chiavi di lettura di una partita dall’esito forse scontato ma che potrebbe dare ai giallorossi una nuova dimensione europea.

Di Francesco ha dimostrato di saper stare al passo con le eventuali difficoltà dei suoi uomini, modificando e spesso accantonando le sue idee di gioco. Quello che dovrà fare al Camp Nou è ripristinare la solidità difensiva che ha fatto della sua retroguardia, per lunghi tratti, la migliore della Serie A. Un approccio rispettoso ma non timoroso come fatto con il Chelsea, sia a Londra che a Roma.

Se maturazione deve essere, allora ci aspettiamo un atteggiamento diverso da quello pericolosamente remissivo visto nella prima gara del girone, con l’Atletico Madrid in casa. Oggi di fronte c’è una delle candidate alla vittoria finale e, come ha dichiarato Di Francesco, mantenere viva la gara di ritorno sarebbe già un bel passo avanti per una squadra che deve sotterrare per sempre il terribile ricordo del numero “7”.

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