Come farsi male

Come farsi male

Si potrebbe interpretare la finale di Champions League come uno scontro tra 4-3-3 interpretati a diversi livelli da Zidane e Klopp. Il tecnico francese ha trovato l’equilibrio soprattutto grazie a due giocatori, Casemiro e Isco: il primo garantisce chiusure laterali fondamentale in una squadra naturalmente votata all’attacco, l’ex Malaga grazie alla sua capacità di muoversi lungo il fronte offensivo riesce a trasformare il modulo in un 4-3-1-2, favorendo il gioco dei due attaccanti.

Se Cristiano Ronaldo è punta vera, chi svaria molto è sicuramente Karim Benzema. Il suo è un moto perpetuo alla ricerca del pallone in profondità, a muovere verso l’esterno uno dei due centrali per favorire l’aggressione dello spazio da parte del compagno di reparto. Non è un caso che le prestazioni migliori di CR7 negli ultimi anni siamo coincise con la presenza del francese in campo. Zidane è stato bravissimo nel far accettare un ruolo diverso all’ex Lione, una figura di vitale importanza nel gioco della squadra a scapito dei numeri personali. In questo progresso di Benzema c’è la natura stessa dell’estrema fluidità del modulo del Real Madrid.

In opposizione a Isco c’è Modric, che agisce nel ruolo di mezzala lasciando di fatto a Kroos la fase di impostazione iniziale. Anche i movimenti del centrocampista croato sono fondamentali, andando alla ricerca della spazio in prossimità della trequarti avversaria; la scelta di decentrare Modric è un’altra intuizione di Zidane che ha permesso di avere una sorta di doppio trequartista e una punta che rientra, disordinando in maniera sistematica le difese avversarie. Tutti questi accorgimenti permettono la mutazione del 4-3-3 verso il 4-4-2. Spesso Zidane è ricorso a questa soluzione con l’inserimento di Marco Asensio che prende la posizione di esterno sinistro, una sorta di ala moderna.

In situazioni particolarmente critiche, quando l’avversario intasa la zona centrale, ecco che allargare il gioco sfruttando la tecnica e la velocità di Asensio può diventare un’arma devastante. Ed è proprio questa una possibile chiave di lettura della finale, soprattutto se si analizza come il Liverpool difende in fase di non possesso contro squadre che costruiscono dal basso.

Klopp ha sperimentato nel doppio confronto con il Manchester City una difesa posizionale che forma una sorta di “V”, con l’abbassamento di Salah e Mane e andando a disegnare quello che è un 4-5-1 non lineare. L’occupazione dello spazio centrale serve al Liverpool per oscurare le linee di passaggio degli avversari, soprattutto se questi sono dotati di un eccellente bagaglio tecnico. Le triangolazioni vengono ridotte, costringendo l’avversario ad un’uscita palla verso l’esterno con conseguente limitazione dei pericoli.

Un atteggiamento che ha pagato ma che potrebbe rivelarsi controproducente: la capacità di segnare al Real Madrid risiederà molto negli spazi che i veloci attaccanti saranno in grado di aggredire. Un lavoro di copertura che li obbligasse a seguire la fase difensiva fino in prossimità della propria area potrebbe alla lunga logorare fisico e mente, riducendo le possibilità di controffensive.

È assai probabile che l’atteggiamento iniziale delle due formazioni possa essere prudente e non sorprenderebbe vedere il Real Madrid lasciare il pallino del gioco agli avversari, riducendone la pericolosità in contropiede. Allo stesso tempo il Liverpool andrebbe a praticare un recupero palla molto alto, sia per ripartire vicino all’area avversaria che per tenere i temibili attaccanti del Real Madrid lontano dalla propria. Si giocherà sui dettagli e non è escluso che la partita possa essere meno spettacolare di come le premesse lascino intendere.

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