Van Gaal e la tormentata permanenza a Old Trafford

Van Gaal e la tormentata permanenza a Old Trafford

Ai mondiali del 2014 in Brasile la nazionale che ha attirato le maggiori simpatie, tra quelle giunte nelle fasi conclusive del torneo, è stata sicuramente l’Olanda di Van Gaal. La sonora batosta rifilato alla Spagna nei gironi aveva attirati sugli “orange” i favori di tutti quelli che volevano con ansia la fine del ciclo iberico.

L’avventura si è poi interrotta ai rigori contro l’Argentina in semifinale ma il terzo posto conquistato (dopo il secondo di quattro anni prima) e stato un grande risultato. Il 3-5-2 atipico per la scuola olandese aveva funzionato grazie soprattutto al grande torneo degli ultimi fuoriclasse rimasti, Sneijder e Robben, e ad una organizzazione di gioco vincente. Lo stesso tipo di modulo è stato riproposto da Van Gaal anche nei suoi primi mesi al Manchester United senza però ritrovare gli stessi risultati; una prima stagione che portava dietro il fardello pesantissimo dell’eredità Ferguson e del calvario Moyes.

La qualificazione alla Champions League aveva solo in parte compensato gli investimenti pesantissimi del mercato estivo e si pensava che dopo un anno di rodaggio e altri rinforzi in rosa la squadra avrebbe potuto concorrere ad essere una delle favorite per la conquista non solo del campionato ma anche della coppa continentale più prestigiosa. Fino ad oggi però la stagione dei Red Devils e stata decisamente deludente. Sesto posto in classifica con 30 punti in 19 giornate, 9 punti in meno dell’Arsenal capolista e solo la corsa a strappi delle prime della classe lascia aperti spiragli per riconfermarsi nei primi 4. La voce più preoccupante è  sicuramente quella relativa ai gol segnati, 22, per una squadra che in attacco non dovrebbe avere questo tipo di problema.

Evidentemente qualcosa nel gioco di Van Gaal non funziona. La partita di ieri contro il Chelsea è  l’esempio di come gioca il Manchester United e di come le scelte dell’allenatore sembrino decisamente discutibili. Il grande possesso palla, marchio di fabbrica dei diavoli in salsa olandese, è preciso ma inconcludente. Il dato generale in Premier League pone i Red Devils al comando di questa speciale classifica con il 60,8% di media di possesso palla. Ovviamente questo dato non vuol dire nulla se lo si raffronta con altri, molto più deprimenti: 15° per tiri a partita (11,2), 15° per tiri in porta a partita (media 3.6).

Lo United gira fino agli ultimi 20 metri quando improvvisamente la luce si spegne. Ci si aspetta la risoluzione dei problemi o da un talento ancora lontano dall’essere un bomber, Martial, o da un attaccante atipico per definizione che ha intrapreso la parabola discendente della sua carriera, Rooney. Se il gioco offensivo dello United non trova sbocchi sugli esterni con le sovrapposizioni di Young o Damian le speranze di segnare si riducono drasticamente.

Il problema nasce nel momento in cui Van Gaal decide che la sua squadra subisce troppi gol e decide di cambiare assetto. Ecco allora che i due esterni si propongono con meno continuità e il gioco d’attacco si accentrata senza trovare sbocchi; questo accade perché  sia Martial che Mata prediligono la palla sui piedi e cercano di aggredire l’area per vie centrali finendo per imbarcarsi contro difese che si chiudono. Lo United è diventata una delle squadre che in Premier League concede meno tiri agli avversari (8,9 di media a partita) ma ha compromesso la sua azione offensiva.

È accaduto ieri contro un Chelsea che memore del famoso pullman parcheggiato davanti alla propria porta di “mourinhnana” memoria ha sbandato solo su azioni individuali degli avversari. Senza un centravanti vero che occupi l’area di rigore e sia in grado di creare lo spazio necessario all’inserimento dei centrocampisti difficilmente il Manchester United potrà  dire la sua in questa Premier League.

Il fallimento europeo è diretta conseguenze di quelle che si sono rivelate evidentemente scelte sbagliate nel momento in cui si è costruita la squadra. Il pesante investimento fatto in estate per Martial probabilmente verrà ripagato nel tempo ma è chiaro che squadre di questo calibro non possono aspettare. Il centrocampo ha ottimi incontrarti ma nessun vero regista; Herrera è  un buon giocatore ma non fa fare il salto di qualità così come Schneiderlin e Schweinsteiger, mediani che difficilmente giocano in verticale (anche se il lancio lungo appartiene al bagaglio del francese).

Oltre a tutti i problemi, guardando a sud ci si accorge come un attaccante molto sottovalutato (e di proprietà dello United) come Javier Hernandez in Bundesliga con il Bayer Leverkusen sta giocando una stagione superlativa: 11 gol in 14 presenze in campionato, 5 in 6 partite in Champions League.

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