La Croazia scrive la storia del suo calcio

Luka Modric ha sbagliato una sola scelta in questo mondiale, al minuto 18 del primo tempo supplementare contro l’Inghilterra, in semifinale. Il miglior centrocampista del torneo (forse a breve potremo dire del mondo) ha battuto un calcio d’angolo corto scambiando con Kramaric, non riuscendo a crossare per i compagni in area e inducendo il direttore di gara a fischiare la fine del primo extra time. La portata di questo evento rende l’idea dell’impresa della Croazia, che conquista la prima finale mondiale della sua storia ma non solo, essendo la prima formazione balcanica in assoluto a riuscirci.

Modric è il simbolo di una squadra giunta in Russia ammantata di aspettative importanti, che in molti pensavano non potesse mantenere. Invece il gruppo guidato dal CT Dalic ha compiuto un percorso netto nel gruppo di qualificazione con 3 vittorie in 3 incontri, salvo poi dover faticare molto di più nella fase ad eliminazione diretta. Con i supplementari della semifinale sono 3 le gare consecutive che si sono protratte oltre il novantesimo, in totale i croati arrivano all’ultimo atto a Mosca avendo giocato una partita in più. Questo non ha impedito di raccogliere tutte le energie disponibili, risultando più brillanti atleticamente rispetto agli avversari.

L’Inghilterra ha trovato presto, prestissimo il gol del vantaggio ed ha creduto di poter fare affidamento su quell’evento, controllando per il resto della partita un avversario sulla carta più stanco. È successo esattamente il contrario: a calare vistosamente sono stati i ragazzi di Southgate, più che mai alle prese con l’inesperienza e con tutta probabilità le paure di raggiungere un obiettivo enorme come la finale. La partita è stata segnata da episodi, se il colpo di testa di Stones nei supplementari si fosse trasformato in gol la gara avrebbe preso un’altra piega, ma è innegabile che la maggiore sensazione di squadra l’abbia data quella croata, determinata a raggiungere quello è un risultato storico, a prescindere da come finirà domenica.

Subito gol

Non ci sono novità nelle formazioni ma nell’atteggiamento iniziale delle due squadre. L’Inghilterra in fase di non possesso mette Kane su Brozovic e in alternanza una delle due mezz’ali – Lingard e Alli – si alza a chiudere le linee di passaggio al portatore di palla croato. Per sfuggire a questa pressione, Dalic impone un gioco laterale, ampio, alla ricerca di spazi grazie alla progressione dei terzini Strinic e Vrsaljko. L’Inghilterra vuole costruire l’azione dal basso, attraverso il palleggio tra i centrali, ma la Croazia predispone un atteggiamento speculare: Mandzukic pressa su Stones, a turno Modric e Rakitic impensieriscono Walker e Maguire. Il risultato è che la palla viaggia più in aria che in terra, con Pickford che cerca Young e Subasic che cerca Vrsaljiko, che sulla destra si associa a Modric.

La splendida punizione di Trippier scombina i piani della Croazia, che aveva pensato ad una gara di attesa e lento ma progressivo predominio territoriale. Per una ventina di minuti sembrano non riuscire a trovare i giusti spazi tra i reparti e nemmeno a muoversi efficacemente senza palla. Le sole idee, neanche a dirlo, partono da Modric, che prova a disorganizzare la difesa a 5 inglese con dei cambi di gioco verso Perisic che come da consuetudine scambia spesso la posizione con Rebic. L’occasione che Harry Kane non trasforma in gol alla mezz’ora è il segnale che qualcosa sta cambiando nella partita, un errore inusuale per un centravanti generalmente freddo e implacabile. Infatti resterà l’ultimo sussulto offensivo nei tempi regolamentari e la Croazia nel secondo tempo prenderà in mano la partita.

Croazia con più qualità

Ad agevolare il compito ci pensa il centrocampo dell’Inghilterra. Alli e Lingard sono lenti nei recuperi, probabilmente affaticati dal dover coprire ampie zone di campo, e Jordan Henderson non è efficace in copertura rispetto alle altre partite. Come già accaduto con Danimarca e Russia, Modric passa da centrocampista laterale a trequartista offensivo, avvalendosi delle copertura di Brozovic e Rakitic, dettando i tempi dell’attacco della sua squadra. Il pallone si muove velocemente da sinistra a destra e soprattutto dalla parte di Vrsaljko c’è la giusta dinamicità per mettere in difficoltà la difesa inglese, con una linea non sempre irreprensibile.

È proprio così che nasce il gol del pareggio, dalla sinistra Strinic serve Rakitic che apre dalla parte opposta dove Vrsaljko non subisce la pressione né di Alli né di Young, ed è libero di mettere uno splendido cross trasformato in gol dalla prontezza di Ivan Perisic. Prima del pari, l’Inghilterra si è trovata in condizione di vantaggio e convinta di poter resistere fino alla fine. Lo spunto del giocatore dell’Inter fa perdere sicurezza e la difesa si trova spesso in difficoltà. I tre centrali stringono troppo la posizione e agiscono in maniera impulsiva, liberandosi malamente del pallone in alcune situazioni che potevano diventare estremamente pericolose (come il palo di Perisic). Southgate non è riuscito a cambiare in corsa una squadra in affanno. Kane a fungere da trequartista dopo l’uscita di Sterling per Rashford ha totalmente annullato la pericolosità offensiva degli inglesi, che si sono consegnati ad un avversario tecnicamente superiore e molto concreto negli ultimi 30 metri. Le distanze tra i reparti si sono dilatate dopo il gol del pareggio, la linea dei mediani si è spesso schiacciata su quella dei difensori mentre decine di metri separavano i due attaccanti. In queste condizioni le transizioni offensive sono praticamente impossibili.

Superiorità mentale

Un altro segnale che l’Inghilterra non sarebbe arrivata in finale arriva al minuto 98′, sul già citato colpo di testa di Stones. E non è un caso che ad impedire la rete ci sia uno dei miglior in campo, Sime Vrsaljko. Il mondiale inglese finisce in quel momento, il gol di Mandzukic è la naturale conseguenza di una superiorità tecnica e psicologica e proprio la rete dell’attaccante della Juventus dimostra l’incapacità di rimanere dentro la partita che l’Inghilterra ha sofferto. Stones e Maguire non badano al numero 17, che raccoglie il colpo di testa casuale di Perisic e batte Pickford, scrivendo il più importante capitolo della storia calcistica della Croazia. Si può parlare di esperienza, di abitudine a certe sfide, sono fattori importanti ma non sempre determinanti. Quello che ha fatto la differenza tra Croazia e Inghilterra è stata la feroce determinazione dei ragazzi di Dalic, che mai si sono sentiti sconfitti e hanno costruito la vittoria allo stesso modo in cui hanno realizzato il loro cammino verso Mosca. Alle squadre balcaniche si attribuiva l’incapacità di avere continuità nelle prestazioni, nonostante avessero avuto a disposizione un’enorme quantità di talento nel corso degli anni. Bene, sotto questo punto di vista la Croazia di Zlatko Dalic rappresenta la rottura con il passato, agevolata dalla presenza in rosa di giocatori di livello mondiale.

L’Inghilterra pone fine al suo viaggio, può rammaricarsi per non essere stata in grado di cambiare l’andamento della partita ma, come per il Belgio, probabilmente era giunta al massimo livello ottenibile. Ha giocato un mondiale con organizzazione e carattere ma in troppe partite non è stata in grado di sviluppare un’idea di gioco offensiva in modo da valorizzare le qualità dei vari Kane, Sterling, Alli e Rashford. L’obiettivo è Qatar 2022 e in mezzo Euro 2020, due tappe che potranno completare il percorso di crescita di una nazionale giovane e di prospettiva.

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