La Francia è campione del mondo

Un intenso ed emozionante mondiale si chiude con una finale altrettanto emozionante ed intensa, dove a prevalere sono le individualità della Francia contro l’organizzazione e il gioco della Croazia. Novanta minuti che hanno stabilito definitivamente come a livello di selezioni nazionali le qualità dei singoli siano decisamente più importanti dei tentativi di creare una struttura di gioco, nonostante quello di Dalic si sia dimostrato efficace. È stata una partita viva dal primo all’ultimo minuto, ricca di episodi e diversa dalla maggior parte delle finali mondiali. Non capitava dal 1970 che nell’ultimo atto del torneo si segnassero più di 5 reti e il 4-2 di Mosca conferma che questo campionato del mondo è stato spettacolare, ricco di gol e con diversi spunti tattici apprezzabili. Ogni squadra ha mostrato un’identità ben definita, sono cadute moltissime “big” e forse questo è stato l’elemento destabilizzante che ha permesso alla Francia di avere un vantaggio sulle avversarie.

Il pragmatico Didier Deschamps

Deschamps ha corretto il modulo dopo la prima partita con l’Australia disponendo in mediana Kantè e Pogba mentre Mbappé ha arretrato la sua posizione diventando ala destra. Anche nell’ultimo atto della competizione il talento del PSG ha giocato di fatto come esterno destro in quello che è subito apparso un 4-4-2 con i due mediani che ricevevano l’aiuto di Matuidi, giocatore fondamentale per gli equilibri francesi. Dalic risponde avanzando fin da subito Modric, la cui posizione aveva permesso di cambiare il corso di molte partite, e con Brozovic sulla prima linea dei centrocampisti gioca Rakitic, il regista della squadra al quale viene affidato il compito di far partite l’azione croata.

Se la manovra della Croazia disegna trame efficaci ed ha un piano gara ben definito, quella della Francia appare molto limitata. Il lancio in profondità per le sponde di Giroud o sulla direttrice Lloris-Mbappé non produce effetti nella prima parte di gara, l’uscita palla al piede è complicata dal pressing dei giocatori croati che si spendono molto per tagliare le linee di passaggio. A lungo andare, con più di 90 minuti nelle gambe rispetto agli avversari, questo atteggiamento finirà per svuotare anche mentalmente i croati. La sensazione di predominio della formazione di Dalic è netta ma è un episodio favorevole alla Francia a far girare l’incontro: punizione dalla trequarti di Griezmann, deviazione di Mandzukic e palla in rete. Nonostante il gol subito l’idea che ha la Croazia su come gestire la partita non cambia, a riprova della maturità raggiunta dal gruppo. Riprende a far girare il pallone da sinistra a destra, non lo perde mai in zone pericolose e trova il pareggio grazie alla splendida intuizione di Perisic, controllo di destro e sinistro che batte Lloris.

Tutto dal verso giusto

È il giusto premio ad un atteggiamento propositivo al cospetto di una squadra che si era trovata in vantaggio senza sapere il perché. Ma nella finale degli episodi è ancora una volta Deschamps ad avere ragione, dall’elementare schema composto dal lancio di Lloris per Mbappé arriva la deviazione di Vida che mette in calcio d’angolo. Come nella semifinale, ancora una volta sono i calci piazzati ad essere utilizzati come strumento di offesa, situazione ben studiata da molte squadre (pensiamo all’Inghilterra). La mano di Perisic – che da eroe diventa colpevole di reato – muta in rigore che Griezmann trasforma. Ancora una volta senza sapere bene come, la Francia è in vantaggio. Il solo punto dolente della proposta offensiva croata è l’occupazione dell’area, con Modric costretto diverse volte ad aggredirla in luogo di Rebic che gioca la partita meno positiva del suo mondiale. Nonostante non ci siano grosse occasioni per pareggiare, i croati chiudono il primo tempo controllando la manovra e dando la sensazione di poterla nuovamente pareggiare, ma non hanno fatto i conti con il talento enorme degli avversari.

Con il centrocampo in sofferenza e un Kantè stranamente spaesato, costantemente ad inseguire avversari senza mai fermarli, Deschamps sa che può contare su due fattori: il talento dei suoi giocatori e la stanchezza degli avversari. La splendida applicazione in un ruolo poco amato da parte di Paul Pogba permette di aprire e chiudere l’azione del terzo gol. Lancio in profondità per Mbappé, che nel duello più che mai impari con Strinic riesce a trasmettere il pallone a Griezmann, che a sua volta serve il numero 6 che tira due volte, la seconda è quella buona ed è la rete che chiude la partita. Subasic non appare impermeabile ma il sinistro di Pogba è potente e preciso. La qualità dei singoli prevale sull’organizzazione tattica. Passa poco e il miglior terzino sinistro del mondiale, Lucas Hernandez, serve a Mbappé il pallone del quarto gol, facilitato dall’inesistente marcatura e dall’ennesima incertezza di Subasic. Le fatiche dei turni precedenti mostrano il conto in una decina di minuti, fatali per le sorti della Croazia che alza bandiera bianca nonostante la leggerezza di Lloris che concede a Mandzukic il gol, giusto premio per colui che aveva sfortunatamente propiziato la prima rete francese. Deschamps toglie Kantè e rinforza il centrocampo con N’Zonzi che garantisce presenza e centimetri, a cementare definitivamente una partita che consegna alla storia la Francia, che conquista per la seconda volta la coppa del mondo.

Generazione di fenomeni

Una generazione di fenomeni, questa è la Francia. Un percorso lineare nel torneo, spesso accomodata come spettatrice ma mai fuori dalle partite, la squadra di Deschamps ha mostrato la forza dei suoi giocatori nei momenti decisivi ed ha ribadito a gran voce di essere la selezione con più talento. La finale è stata lo specchio del mondiale, una vittoria costruita sulla concentrazione e sulla pazienza, impreziosita dalla fortuna in alcuni momenti che, come sappiamo, tipicamente aiuta gli audaci. Non ha mai convinto dal punto di vista del gioco perché non ce n’era bisogno, sposando una filosofia opposta a quella degli ultimi vent’anni dove l’estetica è stata più importante della concretezza. Ha mostrato le qualità di un difensore centrale come Varane, non a caso campione d’Europa con il Real Madrid, l’intuizione di Pavard come terzino destro, la crescita di Pogba e la straordinaria intelligenza tattica di Griezmann che ha attinto a piene mani dagli insegnamenti di Simeone. Poi c’è Mbappè, talento purissimo con una carriera in prospettiva piena di successi.

La Croazia ha mostrato il miglior gioco del mondiale ma non è riuscita ad essere abbastanza concreta per poter superare l’ultimo ostacolo. Modric è giocatore assurto al rango di fuoriclasse, ha gestito tempi e metodi del centrocampo ed è arrivato sfiancato all’ultima partita. Benissimo hanno fatto Mandzukic, Brozovic, Perisic, tutti giocatori del campionato italiano, l’unico punto debole è stata la difesa che in diverse circostante non si è dimostrata imbattibile. Nel complesso deve essere esaltata una selezione guidata da un Commissario Tecnico che ha preso in mano la squadra ad un passo dall’eliminazione nel girone di qualificazione e l’ha portata fino all’argento. Una generazione che probabilmente ha toccato a Mosca il punto più alto dell’avventura in nazionale e che lascia un ottimo ricordo e un pizzico di amarezza, forse senza quei 90 minuti in più nelle gambe avrebbe potuto raccogliere di più nella sua ultima esibizione.

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