Equivalersi: analisi di Inghilterra-Italia

Equivalersi: analisi di Inghilterra-Italia

L’

Inghilterra si candida ad essere una delle sorprese del prossimo Mondiale in Russia, un mix di giovani e giocatori più esperti che vogliono sfruttare la crescita di tutto il movimento calcistico inglese. Southgate sta ricercando l’equilibrio tra un reparto offensivo di primo livello e una difesa che deve reinventarsi dopo il cambio generazionale. L’Italia ha perso progressivamente identità e fiducia, estromessa da Russia 2018 dalla Svezia nella drammatica sera di Milano. Il CT Luigi Di Biagio è probabilmente a tempo determinato, nell’attesa che i vertici federali nominino il selezionatore del biennio che porterà agli Europei del 2020.

L’amichevole di Wembley serve ai padroni di casa per identificare i possibili 23, agli Azzurri per rialzare la testa dopo la grigia prova con l’Argentina e sperare di poter trarre spunti interessanti per il futuro prossimo.

 

Formazioni

Southgate prosegue con il 3-5-2, il sistema di gioco che sembra dare maggiore solidità difensiva. In porta gioca Butland, i tre centrali sono Tarkowski (all’esordio assoluto in nazionale), Stones e Walker; la linea di centrocampo vede Dier appena davanti alla difesa, interni Lingard, Oxlade-Chamberlain, Young e Trippier esterni mentre in attacco Sterling appoggia Jamie Vardy.

1
Butland
4
Walker
5
Stones
6
Tarkowksi
2
Trippier
7
Oxlade-Chamberlen
8
Dier
11
Lingard
3
Young
10
Sterling
9
Vardy

Di Biagio cambia 4 giocatori rispetto alla gara di venerdì: Donnarumma in porta, difesa con Zappacosta, Rugani, Bonucci e De Sciglio; a centrocampo Jorginho, Parolo e Pellegrini mentre Insigne, Immobile e Candreva disegnano il 4-3-3.

26
Donnarumma
2
De Sciglio
19
Bonucci
15
Rugani
21
Zappacosta
16
Pellegrini
14
Jorginho
18
Parolo
10
Insigne
11
Immobile
6
Candreva

 

La partita

1’-25’ Pronti via e si capisce l’idea di Di Biagio: Pellegrini vede il movimento in profondità di Immobile e lo serve con un pallone giocato di prima intenzione, preciso. L’attaccante della Lazio si muove bene alle spalle della difesa inglese che sale male, non riuscendo a mettere l’avversario in fuorigioco. Il piano di Southgate in avvio è quello di giocare il pallone da una parte all’altra del campo, ma l’Italia si dispone con un 4-5-1 molto compatto che si sposta bene da destra e sinistra e lascia poco spazio tra le linee, costringendo Lingard e Oxlade-Chamberlain a scendere in mediana per giocare il pallone.

Il 4-5-1 in fase di non possesso dell’Italia

Il piano offensivo dell’Italia in avvio è simile a quello inglese, il pallone circola (non molto velocemente) da sinistra a destra per trovare lo spunto di Candreva, che con Zappacosta dovrebbe formare la catena di aggressione alla profondità. In realtà questo non accade perché l’esterno dell’Inter è spesso isolato e non ha lo spunto per l’1Vs1 mentre il difensore del Chelsea è attento ai movimenti di Young e Lingard. Anche De Sciglio dalla parte opposta non avanza quasi mai e i soli suggerimenti per Insigne arrivano da lanci lunghi, un tipo di gioco non adatto all’attaccante del Napoli.

In mezzo al campo Parolo e Pellegrini giocano più avanti rispetto a Jorginho, che agisce da metronomo davanti alla difesa; il primo pericolo per l’Italia nasce dalla posizione troppo avanzata delle mezz’ali che si fanno infilare da un passaggio in diagonale: Jorginho è a metà strada tra Sterling e Lingard, Parolo e Pellegrini sono troppo avanzati e Vardy può essere servito in profondità (con Bonucci che si lascia sfuggire alle spalle l’attaccante del Leicester).

Le posizioni di Parolo e Pellegrini lasciano Jorginho da solo senza aiuto, l’Inghilterra creerà un’occasione con Vardy

Di Biagio prova a cambiare dinamicamente le posizioni a centrocampo, a volta è Parolo a spostarsi nella zona di Jorginho ma questi movimenti non sono ben coordinati e solo la manovra lenta dell’Inghilterra ci permette di non subire.

In questo primo quarto di gara le idee in attacco sono piuttosto scarse per entrambe le squadre, anche se l’Italia ha tre occasioni importanti con Immobile. Per gli Azzurri il problema principale è la ricerca dell’uomo nelle spazio, il centrocampo inglese è meno irreprensibile rispetto alle precedenti uscite; Insigne prova a smarcarsi ma troppe volte la soluzione del lancio lungo – alla ricerca dell’inserimento in profondità della mezz’ala o di Immobile – penalizza il fantasista.

De Sciglio opta per il lancio lungo alla ricerca di Immobile, davanti a lui ci sono le opzioni Jorginho e sopratutto Insigne che potrebbe accentrarsi nello spazio disponibile.

 

26’-45’ Quando chiamato in causa per gestire le ripartenze, Lorenzo Insigne è in difficoltà per due motivi: primo, perché è considerato il giocatore più pericoloso dell’Italia e la marcatura è doppia (se non tripla), e secondo perché i compagni sono troppo distanti e questo difetto lo abbiamo visto anche contro l’Argentina.

Le difficoltà di Insigne nel far ripartire il contropiede dell’Italia, su di lui doppia o tripla marcatura.

Il gol dell’Inghilterra nasce da un pallone perso a centrocampo da Parolo, e dalla distrazione della difesa azzurra che si fa sorprendere dalla veloce ripresa del gioco inglese. La reazione al gol è discreta, l’Italia prova a giocare palla a terra anche dalla parte di Insigne mentre Immobile viene cercato con lanci lunghi dei due centrali per approfittare della scarsa velocità della difesa inglese. Southgate conosce i limiti del suo reparto arretrato e, saggiamente, tiene la linea di difesa piuttosto bassa.

Attivata la catena di sinistra, la manovra offensiva degli azzurri migliora: Jorginho si sposta sul centrosinistra come di sua abitudine e inizia maggiormente a dialogare con Insigne, mentre De Sciglio si sgancia con maggiore frequenza per supportare l’azione offensiva.

Quando l’Italia sceglie la catena di sinistra la manovra offensiva migliora, Insigne e Jorginho scambiano conoscendosi mentre De Sciglio può aggredire la profondità.

Il grosso problema per Di Biagio è il centrocampo. I tre giocatori scelti non sembrano compatibili, le posizioni sono spesso perse alla ricerca di un interscambio che sarebbe meglio evitare senza meccanismi collaudati. Da questi errori nascono alcuni contropiedi molto pericolosi.

Fuori posizione sia Pellegrini che Parolo, alle spalle gli attaccanti inglesi possono andare in profondità.

Ancora il centrocampo azzurro mal disposto e attaccabile alle spalle.

 

45’-70’ L’avvio di ripresa è equilibrato, l’Italia continua a giocare prevalentemente a sinistra in fase di possesso mentre la compattezza tra i reparti è buona in difesa, sia per gli Azzurri che per l’Inghilterra. Per ovviare ad un’azione che diventa sempre più prevedibile con il passare dei minuti, Di Biagio sostituisce Candreva con Federico Chiesa. Il giovane attaccante della Fiorentina prende la stessa collocazione in campo del compagno, dimostrandosi in palla e entrando subito in un paio di azioni pericolose.

La risposta di Southgate è il cambio Trippier-Rose e Lallana-Oxlade-Chamberlain, con il terzino del Tottenham sulla sinistra con Young a destra e Lallana nella stessa posizione del compagno di squadra al Liverpool.

La scelta di portare Young a destra è per contenere Insigne, infatti l’azione offensiva dell’esterno del Manchester United si esaurisce con il passare dei minuti e tutta la proposta offensiva dell’Inghilterra ne risente, anche perché a sinistra Rose non ha ancora il passo di un tempo e Vardy è spesso isolato contro i due centrali azzurri.

Ashley Young, nel secondo tempo, tiene una posizione più bassa per coprire su Insigne.

All’ora di gioco Di Biagio inverte gli esterni d’attacco: Insigne a destra dalle parti di Walker, Chiesa a sinistra contro il macchinoso Tarkowski. L’esperimento dura poco, il cambio Immobile-Belotti riporta l’attacco nella sua configurazione iniziale.

 

71’-90’ La proposta offensiva azzurra, seppur sterile, adesso è ritornata ad essere più varia. La palla transita dalla difesa alle fasce e le mezz’ali Parolo e Pellegrini si alternano a cercare la profondità; sostanzialmente è una fase dell’incontro favorevole all’Italia che gestisce il pallone alla ricerca del pareggio. L’Inghilterra paga una certa confusione tattica dettata dalla stanchezza e dai cambi che rivoluzionano buona parte dello schieramento iniziale. La fase difensiva regge, come con l’Olanda anche a Wembley il centrocampo rimane compatto costringendo sempre l’avversario a giocare sull’esterno, zona meno pericolosa del fronte d’attacco.

Il 5-3-2 in fase di non possesso dell’Inghilterra, ormai marchio di  fabbrica di Southgate.

L’Inghilterra gioca sostanzialmente di rimessa, il cambio Vardy-Rashford è ininfluente. L’azione da cui nasce il calcio di rigore per l’Italia, minuto 84’, scaturisce da due circostanze: la prima è il centrocampo inglese che cerca la pressione su Jorginho facendosi superare, la seconda è la posizione di Chiesa che si accentra e prende palla sulla trequarti. La combinazione tra il movimento di Belotti e la fisicità del giovane viola permettono la sua progressione e il successivo fallo. Insigne realizza il calcio di rigore ed evita all’Italia la seconda sconfitta consecutiva.

 

Conclusioni

Due squadre equivalenti, questo il verdetto di Wembley. L’Inghilterra è apparsa povera di idee in mezzo al campo, preoccupata di difendersi più che di attaccare, invalidata da alcune assenze importanti. L’Italia ha giocato una discreta partita ma si trascina il blocco psicologico dell’eliminazione mondiale e alcuni equivoci che devono essere risolti. Il centrocampo mobile non funziona, un terzetto composto da Verrati-Pellegrini-Gagliardini potrebbe dare qualità e quantità. Al futuro CT la scelta.

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