Francia-Italia, un passo alla volta

Francia-Italia, un passo alla volta

L’essere una delle squadre che preparano la Francia al Mondiale non deve essere stato molto gratificante per l’Italia, ma l’amichevole di Nizza rappresenta una tappa importante per Roberto Mancini, chiamato a risollevare le sorti di una squadra 4 volte campione del mondo che attraversa una fase estremamente delicata, dove la perdita di fiducia e identità deve essere fermata. Per preparare il terreno alla formazione che verrà, il CT ha messo in campo un 11 sperimentale, con molti giocatori che saranno valutati per poter entrare nel percorso di avvicinamento a Euro 2022, l’appuntamento per il quale il tecnico è stato chiamato alla guida dell’Italia.

La nazionale transalpina, come spiegato nel nostro articolo di approfondimento, approccia a Russia 2018 con una formazione molto dotata dal punto di vista tecnico sopratutto in attacco, reparto che può vantare giocatori molto giovani ma già con un bagaglio di esperienza internazionale invidiabile. Le scelte di Deschamps in fatto di convocazioni e formazione disegnano una Francia molto fisica fino alla trequarti, per poi lasciare che i vari Mbappé, Dembele e sopratutto Griezmann possano muoversi liberamente, attraverso scambi veloci e ricerca della profondità.

Mancini deve fare i conti con defezioni e stanchezza ma non rinuncia ai suoi principi. Il 4-3-3 ripropone Sirigu in porta, a due anni dall’ultima apparizione, mentre sugli esterni giocano De Sciglio e D’Ambrosio con Bonucci al fianco dell’esordiente Caldara. A centrocampo, conferme per Jorginho e Pellegrini mentre al debutto c’è Mandragora, così come Berardi che agisce sul lato destro del tridente d’attacco al fianco di Balotelli e Chiesa. La Francia ha uno schieramento speculare: Lloris in porta, Pavard e Lucas Hernandez sugli esterni con Umtiti e Rami centrali; a centrocampo la classe di Pogba, il pragmatismo di Kante e la lucidità di Tolisso mentre in attacco i tre “diavoli”: Mbappé, Griezmann e Dembele.

L’idea di calcio di Mancini è chiara: gestione del pallone, verticalità e cambi di gioco. Purtroppo tutto questo resta per lunghi tratti un’idea, sopratutto per gli interpreti che non sono al massimo della condizione. L’Italia paga non solo uno scarso dinamismo, ma anche un deficit dal punto di vista della fisicità che vede nel solo Balotelli il giocatore più arrembante e capace di reggere i duelli fisici. Lo scarso apporto dei due terzini nella fase offensiva, sia dal punto di vista della quantità che della qualità, costringe gli azzurri a cercare quanto prima i due esterni d’attacco che sono contenuti con relativa facilità dalla difesa francese. Si nota l’intenzione di non accentrare la manovra solo sul numero 9, che si muove con continuità almeno nel primo tempo, ma di portare a turno la mezz’ala a supporto del lato dell’azione. Se Pellegrini conosce meglio questo tipo di movimento, Mandragora paga l’emozione per l’esordio e la sua partita sarà un continuo “vorrei ma non posso”.

Dall’altra parte la Francia non fa nulla di trascendentale, ma dalla sua ha un presupposto fondamentale: gioca a ritmo partita. La diversa intensità nel recupero palla e nello sviluppo dell’azione offensiva sono la discriminante decisiva, un diverso e fisiologico approccio alla partita. La costruzione della manovra passa per i due centrali, che sono molto distanti tra loro ma hanno sempre almeno 3 soluzioni di passaggio: l’onnipresente Kante vicino, il terzino alto sulla fascia, la mezz’ala corrispondente. Da questo si nota come la condizione fisica delle due squadre ne determini le soluzioni in fatto di gestione del pallone. Nella gara con l’Arabia Saudita, giocata sotto ritmo, l’Italia aveva mostrato un apprezzabile calcio nel primo tempo; contro la Francia le distanze tra i giocatori e la loro scarsa mobilità ha determinato la preclusione di linee di passaggio comode. Oltre a questo, il già citato problema dei terzini, probabilmente non all’altezza della titolarità in maglia azzurra.

Il 4-1-4-1 in fase di non possesso delllItalia

In fase di non possesso, Mancini ripropone il 4-1-4-1 che nelle intenzioni dovrebbe tagliare il rifornimento al tridente offensivo, mentre Deschamps non muove più di tanto le 3 linee di centrocampo e attacco, procedendo solamente ad accorciare i tre mediani verso i compagni di difesa. Nonostante D’Ambrosio si sia proposto raramente, la sua posizione ha determinato l’azione che ha portato al calcio di rigore del 2-0, un’inspiegabile aggressione sulla trequarti francese saltata da una splendida giocata di Griezmann, che realizzerà anche il penalty. Ecco l’ago della bilancia delle fortune mondiali della Francia sarà l’attaccante dell’Atletico Madrid. Il suo movimento centrale ad aprire il gioco sui compagni d’attacco sulle fasce rappresenta una straordinaria risorsa offensiva per i transalpini, che collima con una tecnica superiore e una visione di gioco d’insieme.

Cosa ci fa D’Ambrosio (a sinistra, il giocatore con le scarpette arancioni) in posizione di mediano e/o trequartista?

La rete con la quale l’Italia ha accorciato il punteggio è la dimostrazione di come Mario Balotelli sia fisicamente il giocatore italiano più dominante. La capacità di controllo del pallone e di andare a prendersi il fallo nasce proprio da questa caratteristica, e si somma alla soluzione su calcio piazzato che l’Italia non ha più sfruttato da quando Pirlo si è ritirato dalla Nazionale. Impossibile affermare se le cose sarebbero andate diversamente, di certo in un periodo di offerta non entusiasmante e di una produzione di talento che si è interrotta, l’apporto nel bene e nel male di “SuperMario” non deve più essere scartato.

La sconfitta è ben rappresentata dal punteggio, ma non tutto è da buttare. Mancini sta sperimentando anche per capire quali giocatori saranno meritevoli di far parte del gruppo che cercherà di qualificarsi ai prossimi campionati europei, cercando di costruire un’idea tattica semplice ma definita. In questo momento la sua idea di calcio è più grande delle possibilità tecniche della squadra, sopratutto a centrocampo dove Jorginho e Pellegrini sembrano ancora in difficoltà al di fuori del contesto di gioco dei loro allenatori nei club. Anche l’attacco deve trovare soluzioni diverse perchè affidarsi solo a Balotelli è un rischio, Chiesa è un giocatore di grande prospettiva ma deve fare il salto di qualità nel club, stesso discorso per Berardi solo per citare i titolari a Nizza. Deschamps ha mostrato quello che conoscevamo, con il vantaggio di avere un Pogba in versione deluxe. Ha una squadra briosa ma dall’equilibrio precario, che dovrà trovare il giusto compromesso tra l’attacco e la difesa per ben figurare a Russia 2018.

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