Campioni d’Italia

Il 168° confronto tra Roma e Juventus in Serie A è probabilmente uno dei meno attesi della storia del nostro campionato. Da una parte la squadra di Di Francesco ha già ottenuto la matematica qualificazione alla prossima Champions League, grazie alla vittoria del Sassuolo sul campo dell’Inter (regalo della ex squadra del tecnico), mentre ai bianconeri basta un punto per laurearsi per la settima volta consecutiva Campioni d’Italia.

Allegri ha alzato al cielo di Roma la Coppa Italia solo quattro giorni fa, la 13° della storia della Juventus, ed è solo una questione matematica l’assegnazione dello scudetto, perché i 6 punti di distacco dal Napoli a due giornate dalla fine – sommate alla differenza reti – sono un’assicurazione sul successo. La Roma vuole blindare il terzo posto per concludere una buonissima stagione con il piazzamento alle spalle delle due prime della classe, e se possibile vendicare l’1-0 subito all’andata grazie alla rete dell’ex Benatia, decisivo anche in coppa con il Milan.


LE SCELTE DEI DUE ALLENATORI

Allegri disegna un 4-2-3-1 per giocarsi la partita-scudetto. Mancano Cuadrado per squalifica e Chiellini per infortunio ma il resto della rosa è a disposizione: è una formazione a trazione anteriore quella scelta dal tecnico livornese con Bernardeschi, Dybala e Mandzukic nel tridente a supporto di Higuain. Douglas Costa, come da prassi, parte dalla panchina, pronto con i suoi strappi a fare la differenza in corso d’opera.

JUVENTUS

23
Szczesny
12
Alex Sandro
15
Barzagli
24
Rugani
2
De Sciglio
14
Matuidi
5
Pjanic
17
Mandzukic
10
Dybala
33
Bernardeschi
9
Higuain

Di Francesco non cambia interpreti e il modulo resta il 4-3-3: Juan Jesus al centro della difesa sostituisce l’acciaccato Manolas, a centrocampo Lorenzo Pellegrini prende il posto di Strootman mentre Under e El Shaarawy giocano ai lati di Dzeko.

ROMA
1
Alisson
11
Kolarov
5
Juan Jesus
20
Fazio
24
Florenzi
4
Nainggolan
16
De Rossi
7
Pellegrini
92
El Shaarawy
9
Dzeko
17
Under

Andamento lento

Il pressing alto della Roma, in avvio di gara, favorisce il recupero palla dei giallorossi mentre la Juventus mantiene un atteggiamento più prudente. Come nelle ultime uscite, anche nella sfida dell’Olimpico Allegri ha disegnato un piano gara che prevede il mantenimento delle posizioni e il farsi aggredire per poi ripartire in contropiede. Nei primi minuti l’azione della Roma produce una mezza occasione per Dzeko, che controlla male con il destro e conclude di sinistro, alto. La pressione alta comandata da Di Francesco permette anche a Nainggolan di andare al tiro, dopo aver conquistato il pallone sulla trequarti della Juve.

Con il 4-2-3-1 la posizione che cambia di più e sicuramente quella di Pjanic. Il bosniaco gioca molto basso, spesso scende tra i due difensori centrali, ma la distanza con il reparto offensivo (e a volte che con i centrocampisti) è troppo alta e l’inizio della costruzione di manovra è assai complicato. Anche a Bernardeschi viene richiesto un lavoro particolarmente dispendioso, dovendo aiutare sulla catena di destra De Sciglio nel contenere le avanzate di Kolarov e El Shaarawy.

L’andatura lenta da parte della Juventus non ne favorisce il giro palla, che è prevedibile e spesso in orizzontale; lo stesso Pjanic si rende protagonista di diversi errori in disimpegno e nel complesso la manovra dei campioni d’Italia non è esaltante. Complice il calo di ritmo della Roma, chiamata nei primi venti minuti ad un pressing molto feroce, la gara scende totalmente di ritmo e se si esclude qualche azione isolata di un ispirato (ma lontano dalla porta avversaria) Bernardeschi, non ci sono spunti degni di nota. La sensazione è che il pareggio stia bene non solo agli ospiti ma anche ai padroni di casa.

Se Pjanic non brilla in fase di impostazione, dalla parte opposto solo Pellegrini ha un ruolo determinante nel centrocampo della Roma. Infatti, anche De Rossi non vive la sua migliore serata e in cabina di regina si perde spesso sia la posizione che il pallone, con errori anche banali. Per cercare di sfruttare meglio le rare ripartenze, a metà del secondo tempo Allegri inserisce Douglas Costa per Bernardeschi, ma un minuto dopo l’episodio che può cambiare la partita è il rosso a Nainggolan, che si becca il secondo cartellino dopo un intervento ruvido su Dybala.

Per gestire meglio il pallone nell’ultima parte di gara, Di Francesco inserisce Gonalons al posto di uno stanco Pellegrini. Il copione della gara non cambia più, da una parte la Roma si ritrova in dieci uomini e non vuole perdere, dall’altra la Juventus accompagna la gara verso il fischio finale che vuol dire scudetto.


Conclusioni

Buffon e compagni sorridono e ne hanno ben donde sul terreno dell’Olimpico. Per la 34° volta nella storia la Juventus si siede sul trono d’Italia, al termine di una stagione che li ha visti in lotta con l’ottimo Napoli di Maurizio Sarri. Festeggia e saluta anche la Roma, gli uomini di Di Francesco chiudono la stagione in casa con uno 0-0, in un’annata che verrà ricordata soprattutto per la cavalcata in Champions League. Con 74 punti conquistati il terzo posto non è ancora certo e servirà una vittoria sul campo del Sassuolo (ironia della sorte) per confermarsi.

La leggenda continua, invece, per la Juventus, che di un punto aveva bisogno e un punto ha guadagnato per sigillare l’ennesima stagione al vertice del calcio italiano. Cinica, letale, a tratti spettacolare, ma soprattutto conscia dei propri mezzi, la formazione di Allegri ha mantenuto la leadership in campionato, nonostante un Napoli da record.

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