Le caratteristiche di Brasile e Belgio

Le caratteristiche di Brasile e Belgio

La Coppa del Mondo regala spesso una sfida ad eliminazione diretta dall’alto contenuto tecnico, un incrocio tra due nazionali dotate di qualità e proiettate verso la vittoria. Negli anni ’90, Brasile e Olanda si sono affrontate nel tabellone della seconda fase, dando vita a partite spesso spettacolari. Il posto degli Orange, che come l’Italia vive un periodo di appannamento, è stato preso dal Belgio che affronterà la nazionale più in forma del momento. Entrambe le selezioni hanno giocatori in grado di accendere la fantasia dei tifosi e fino a questo momento hanno mostrato le loro virtù ma anche i punti deboli. Se per i brasiliani essere a questo punto del mondiale è una consuetudine, la squadra di Roberto Martinez cerca non solo di confermare il risultato di quattro anni fa, ma anche e soprattutto di aver allevato con profitto una generazione di talenti come mai si era vista da quelle parti.

In questo articolo analizzeremo le due squadre, mettendo in evidenza pregi e difetti, in una sorta di guida alla sfida di venerdì.

Come difende e attacca il Brasile
La partita degli ottavi di finale contro il Messico ha confermato quelle che erano le sensazioni prima dell’inizio del mondiale. Il Brasile si è presentato in Russia con l’intenzione di mostrare il suo nuovo volto, evoluto e affidabile. Dopo la tragica notte del 2014 il movimento calcistico è piombato in un baratro, una buia notte senza contorni che solo la stella di un giocatore come Neymar poteva illuminare. Si è impiegato del tempo perché le due edizioni successive della Copa America sono state un fiasco, ma questo ha permesso di costruire quella squadra che oggi è il più moderno Brasile mai visto. La scelta di Tite come CT ha fatto il resto. Muoversi su un terreno così pericoloso come quello della storia può affossare facilmente il condottiero: la letteratura calcistica è piena di allenatori e selezionatori che si sono messi in testa di snaturare le caratteristiche di una squadra, raccogliendo solo delusioni. In realtà, Tite non ha privato la Seleção dei suoi giochi offensivi ma li ha incastrati in un meccanismo che si muove uniformemente, dove le scelte sono fatte in modo funzionale alla necessità di equilibrio.

Lo schieramento 4-3-3 è l’idea base, all’interno della quale si muovono gli interpreti in modo organico. Ridisegnato il lavoro delle catene esterne, Tite ha sfruttato la buona condizione fisica dei giocatori a disposizione, convincendoli ad essere sempre attivi anche nelle situazioni di non possesso. La fase difensiva è pensata in modo da seguire la palla, orientata a raddoppiare e triplicare il giocatore che ne viene in possesso negli ultimi 20 metri. Il Messico aveva a disposizione esterni d’attacco rapidi e tecnici, e nonostante questo si è reso pericoloso in pochissime circostanze. Tite è stato anche fortunato. Pensiamo a Paulinho, giocatore importante nei meccanismi di questo Brasile e troppo presto attirato dai (moltissimi) denari cinesi, salvo poi ripresentarsi da protagonista al Barcellona. Il suo lavoro di aiuto nelle due fasi è determinante, perché copre gli spazi non raggiungibili da Casemiro e si offre in proiezione offensiva sfruttando le sue capacità di inserimento.

Il centrocampista del Real Madrid è decisivo in nazionale come nel club. Coordinato alla perfezione nell’ideale triangolo con Thiago Silva e Miranda, Casemiro muove il primo pallone della squadra ma soprattutto copre orizzontalmente la linea subito davanti alla difesa, andando a chiudere le linee di passaggio avversarie. Contro squadre dal gioco “palla a terra”, il suo apporto è fondamentale. Ecco perché contro il Belgio la sua assenza potrebbe essere molto pesante e difficile da assorbire, anche perché il suo sostituto è Fernandinho. Il centrocampista del Manchester City ha caratteristiche diverse, ha meno senso della posizione e va in difficoltà se al suo fianco non c’è un compagno pronto a coprire insieme a lui gli spazi. In compenso ha una proiezione offensiva maggiore e può aiutare la manovra d’attacco anche nella trequarti avversaria. Per questo motivo la partita di Paulinho sarà molto dispendiosa e il suo contributo in attacco sempre più ridotto con il passare dei minuti.

La voce “equilibrio” è il mantra di Tite. Grazie ai preziosi ripiegamenti di Coutinho e Willian, il Brasile può permettersi di non disturbare Neymar e tenerlo sempre pronto a far partire la transizione offensiva. L’attacco del Brasile nasce sulla corsia sinistra, dove in principio le triangolazioni pensate dovevano coinvolgere Marcelo, Coutinho e proprio O’Ney. Il venir meno del terzino del Real Madrid, in dubbio fino all’ultimo anche per il quarto di finale, ha costretto l’attaccante del Barcellona ad un lavoro più impostato al movimento esterno-interno per disorientare e rubare l’uomo a Neymar. Le qualità tecniche e la velocità di esecuzione permettono a Coutinho di essere molto efficace anche al tiro, come abbiamo potuto ammirare contro la Svizzera.

I movimenti di Gabriel Jesus contro il Messico

Si è molto discusso di Gabriel Jesus, ancora senza gol segnati ma fondamentale per la manovra del Brasile. In molti invocano Roberto Firmino titolare ed effettivamente l’attaccante del Liverpool ha trovato il gol in questo mondiale, anche se in condizioni differenti. Senza mai dimenticare che Gabriel Jesus ha 21 anni – anche se sembra di vederlo sui campi di calcio da una vita – è necessario partire dal presupposto che il suo calcio è molto influenzato da quello del suo club. Guardiola ridisegna la figura del centravanti, rendendolo funzionale ai movimenti della squadra con l’idea costante che non importa chi segnia ma che il gol arrivi in ogni caso. In quest’ottica si muove l’attaccante cresciuto nel Palmeiras e dei suoi movimenti si avvantaggiano i compagni.

Se guardiamo le heat maps di Gabriel Jesus si nota che, ad eccezione della gara con il Costa Rica giocata quasi interamente nella metà campo avversaria, la sua funzione è quella di raccordo sul lato sinistro dell’attacco oltre ad essere importante anche quando c’è da difendere. Semmai si può recriminare una mancanza di lucidità sotto porta, probabilmente figlia di ciò che abbiamo appena descritto.

Il modo di segnare lo trova praticamente sempre il Brasile, che in questo mondiale ha realizzato 7 reti in 4 partite subendo solo un gol. Equilibrio perfetto anche nei numeri che certificano una squadra pronta ad arrivare in finale, Belgio permettendo.

Come difende e attacca il Belgio

Il periodo Wilmots è terminato e molti hanno tirato un sospiro di sollievo. L’idea di aver sprecato una generazione prendeva piede nell’opinione pubblica, e in patria non sono mancate feroci critiche anche dopo Brasile 2014, per essere stati eliminati dall’Argentina al termine di una gara piuttosto grigia. Quel Belgio avrebbe fallito anche Euro 2016, dove la squadra appariva ancora più forte e il cammino verso la finale avvantaggiato dall’essere finiti nella parte di tabellone più morbida. Invece di fare calcoli, nella terza partita del girone è arrivata la vittoria sull’Inghilterra, che ha proiettato il Belgio nella parte “hard” del tabellone ma questa potrebbe essere la scintilla giusta per una squadra che ha bisogno di essere pungolata per reagire. Lo abbiamo osservato contro il Giappone, dove ci sono voluti due schiaffi orientali per risvegliare il potenziale inespresso fino a quel momento, assopito e convinto che la superiorità tecnica si sarebbe prima o poi manifestata.

E così è stato ma la fortuna, seppur amica degli audaci, ci mette un attimo a voltare le spalle. Consapevole di questo, il CT Roberto Martinez deve aver pensato molto ad alcuni difetti strutturali della sua squadra e come intervenire in così poco tempo. Ha mutato il suo piano gara, apportando partita dopo partita accorgimenti per migliorarne la manovra, mostrando però di non essere del tutto riuscito a toglierle di dosso quel velo di presunzione che potrebbe esserle fatale. Nella partita contro la Tunisia il 3-4-2-1 ha funzionato offensivamente per meriti propri e demeriti altrui. La difesa avversaria ha commesso molti errori, alcuni piuttosto evidenti, che hanno permesso al Belgio di sfruttare la tecnica in velocità, vera arma di una selezione che vorrebbe essere equilibrata ma si fa prendere la mano troppo spesso. Senza Kompany, al centro della difesa Boyata ha mostrato alcuni limiti già emersi all’esordio contro Panama: qualche difficoltà in impostazione (anche se non gli veniva richiesto di iniziare la manovra) e qualche indecisione di troppo nei duelli individuali, nonostante un fisico che dovrebbe agevolarne la vittoria.

Alderweireld e Vertonghen hanno commesso gli stessi errori visti contro il Giappone. Quando attaccati, la tendenza è di stringersi molto verso il centro, coprendo la zona centrale ma lasciando il quinto di difesa solo nell’1 contro 1 con l’attaccante avversario. A questo difetto deve essere sommata la tendenza dei tre centrali a schiacciarsi troppo in area, consentendo gli inserimenti da dietro delle mezz’ali avversarie. Se combiniamo questo problema con le incursioni di Paulinho troviamo il primo grande pericolo, forse scongiurato dall’assenza di Casemiro che, come abbiamo visto, potrebbe costringere ad una maggiore cautela le mezz’ali brasiliane.

Volendo calcare la mano non possiamo non sottolineare alcune indecisioni di Vertonghen, come quella costata la prima rete del Giappone, che non ne fanno l’elemento più affidabile della difesa. Se a destra gioca Meunier, che nasce terzino ed ha inclinazioni difensive, dall’altra c’è Carrasco che ha dimostrato di aver abbandonato il grande calcio non solo fisicamente, ma anche mentalmente. L’aiuto a Vertonghen sulla corsia è stato complicato e influenzato da una certa apatia che ha coinvolto anche i centrocampisti.

Se Witsel è sempre presente, De Bruyne ha sofferto per tutto il mondiale una posizione che non ne valorizza le caratteristiche. Da interno di centrocampo non può sovrapporre gli esterni né tantomeno fornire assist ai compagni, qualità che lo ha reso uno dei giocatori più importanti in un campionato competitivo come la Premier League. Abbiamo individuato i punti deboli della struttura difensiva del Belgio, il contraltare è una proposta offensiva di primissimo livello.

Eden Hazard contro il Giappone, decisivo come sempre

In fase di possesso lo schieramento diventa un 3-4-1-2 grazie alla mobilità di Eden Hazard e a Dries Mertens, che cerca la sua posizione abituale come esterno d’attacco. Contro Panama ha trovato la prima rete della sua nazionale in questo mondiale, sbloccando con un meraviglioso destro una partita complicata. Nelle partite successive ha pagato quella che sembra essere una condizione fisica non ottimale, e un’eccessiva lontananza dalla porta. Il compromesso di Martinez è stato proprio quello di sacrificare la propensione offensiva di De Bruyne e Mertens nell’ottica di ricercare maggiore equilibrio, infatti ogni volta che la squadra si sbilancia o perde le distanze tra i reparti subisce o rischia seriamente di subire gol.

Quando la squadra si muove in maniera coordinata, l’azione offensiva è a tratti irresistibile. Il movimento di Hazard sulla trequarti libera lo spazio per Mertens, che si muove in profondità al fianco di Lukaku. L’attaccante dello United sfrutta una clamorosa fisicità, e per Thiago Silva e Miranda sarà compito duro quello di contenerlo. Non solo fisico, ma anche tecnica e generosità per un centravanti troppo sottovalutato. Si diceva di Eden Hazard, il vero fulcro della manovra offensiva del Belgio. Il 10 si muove con naturalezza sul fronte offensivo, scegliendo a suo piacimento se impostare o andare a finalizzare, offrendo una soluzione efficace di passaggio anche sull’esterno dell’area. Da quella posizione, contro il Giappone, ha fornito a Fellaini un assist meraviglioso, oltretutto con il piede sinistro. Molte delle fortune del Belgio passeranno per questi due elementi: la compattezza e le intuizioni di Hazard.

Sarà spettacolo?

Il talento in campo sarà enorme e questo potrebbe far pensare ad una gara spettacolare. In realtà abbiamo visto come il pragmatismo del Brasile sia poco incline a lasciar campo all’improvvisazione e allo spettacolo, relegandolo ad eventualità una volta raggiunto l’obiettivo. La squadra di Tite ha le caratteristiche giuste per affrontare il Belgio ma non dovrà sottovalutarne il peso offensivo, primo vero avversario con un potenziale d’attacco di livello mondiale.

Martinez dovrà trovare la giusta quadratura, magari rinunciando ad un giocatore di inventiva ma fuori tempo come Carrasco, gestendo con pazienza il pallone anche nell’ultimo terzo di campo, per aggirare due linee compatte come quelle che riesce a disporre il Brasile. Tite non cambierà atteggiamento nonostante l’assenza di Casemiro, al contrario avrà ancora più riguardo nei confronti di un avversario che verrà rispettato come tutti gli altri affrontati fino ad ora; questa forma mentale potrà essere la chiave di un eventuale successo mondiale dei verdeoro.

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