Dónde está Argentina?

Dónde está Argentina?

Il mondiale dell’Argentina è iniziato tra mille dubbi e parecchia diffidenza, l’esordio contro l’Islanda ha alimentato le teorie di coloro che escludono una possibile vittoria per i vice campioni del mondo. Sampaoli si è ripromesso di cambiare per il secondo appuntamento, quello decisivo, quello contro una Croazia che contro la Nigeria non ha incantato ma ha vinto.

E’ la serata di Messi, che deve riscattarsi dopo il rigore sbagliato contro gli islandesi, e che vede Cristiano Ronaldo sempre più lontano, sempre più grande, mentre lui ancora non riesce ad essere il trascinatore della sua nazionale. Ma è anche la serata dei tanti talenti croati, molti dei quali giocano in Serie A, che devono dimostrare di poter finalmente dire la loro anche a livello nazionale dopo le poco felici esperienze in Brasile, mondiale 2014, e Francia, Euro 2016.

Le formazioni

Sampaoli cambia e passa alla difesa a 3, con Mercado e Tagliafico ai lati di Otamendi. A centrocampo si salva Mascherano, mentre Biglia si accomoda in panchina, al suo fianco Enzo Perez. Ai lati Salvio e Acuna, dietro ad Augero giocano Leo Messi e Maxi Meza. Zlatko Dalic schiera Brozovic a centrocampo insieme a Modric e Rakitic, esterni d’attacco sono Perisic a sinistra e Rebic a destra a supporto di MArio Mandzukic, pronto a fare la guerra contro Otamendi.

Grande equilibrio

L’Argentina approccia alla gara con la voglia di chi vuole riscattarsi. Peres si occupa di Modric, schierato in partenza in uno strano ruolo che lo esclude dall’inizio della manovra, mentre Messi e Aguero provano a dialogare cercando di giocare vicini. Se la Croazia non disdegna qualche contropiede, è la squadra di Sampaoli a fare la partita ma troppe cose non funzionano. Prima di sistemarsi, la difesa soffre sugli esterni: giocando a 3 l’aiuto di Acuna e Salvio è fondamentale per contrastare le incursioni di Perisic e Rebic, che sfrutta l’appoggio di Vrsaljiko mentre a sinistra Strinic rimane sempre piuttosto basso.

Sistemato questo aspetto, Sampaoli non riesce a trovare per i due esterni la giusta posizione in campo. Eduardo Salvio sbaglia diversi palloni, non salta praticamente mai l’uomo e si posiziona in una zona ibrida senza difendere o attaccare bene. Dalla parte di Marcos Acunale cose vanno più o meno nello stesso modo. I due esterni non si accentrano e non scambiano la posizione con Meza o Messi, il quale ancora una volta gioca una partita per conto suo. Mascherano smista molti palloni ma nessuno decisivo, Aguero si sbatte senza ricevere un pallone decente ma senza aggredire la profondità in modo utile.

Qualità balcanica

La Croazia gioca con estrema diligenza, un raziocinio orientato a controllare l’avversario e a cercare di spaventarlo. Colui che spaccherà la partita, Rebic, gioca un pessimo primo tempo sia per colpa sua (troppo nervoso e dissociato dai compagni), sia per lo stesso motivo che porta Modrica fuori dal gioco. Il pallone gira spesso sulla sinistra, dove Rakitic controlla di più e meglio il pallone e Perisic aggredisce la profondità cercando di sfruttare qualche imprecisa posizione di Mercado. A metà del primo tempo, per mettere in partita Rebic e Modric, Dalic inverte la posizione degli esterni d’attacco. La soluzione non offre dividendi ma rimette il giocatore dell’Eintracht Francoforte nei meccanismi della partita, anche rischiando di finire espulso per un intervento al limite su Salvio.

Willy

Il primo tempo si chiude con un sostanziale equilibrio, entrambe le squadre riescono a tenere le giuste distanze tra i reparti e chiudono le principali linee di passaggio. Statisticamente, le partite con posta in palio altissima e livellate si decidono con un episodio. In questa gara, il protagonista (in negativo) è Willy Caballero, che offre proprio a Rebic il pallone del vantaggio croato. Lo psicodramma argentino, da noi spesso invocato su Un Calcio al Pallone, si manifesta in tutta la sua maestosità. E se a perdere bussola e speranze è anche Jorge Sampaoli, allora non ci sono speranze. La confusione del CT è evidente nelle scelte, non rinunciando ad una sola punta, poi inserisce Dybala che non trova una collocazione anche se va a concludere con una certa pericolosità.

La Croazia di difende senza troppi affanni, nonostante la posizione dei centrali Lovren e Vida non sia sempre irreprensibile. Approfittando della confusione tattica argentina, Luka Modric si riprende il palcoscenico. Il capitano si sposta in posizione più centrale e arretrata riuscendo a giocare un maggior numero di palloni, prima di confezionare la rete meravigliosa che manda all’inferno l’Argentina.

Senz’anima

Il gol del campione del Real Madrid chiude la partita. Non c’è reazione per un’Argentina senz’anima, senza grandi idee offensive, senza un trascinatore. Di fatto il solo Otamendi non molla un centimetro, Messi si dissolve così come l’evanescente Pavon e Higuain, che se non altro ha il merito di dare un minimo di profondità ad una squadra terribilmente orizzontale. La terza rete della Croazia fissa il punteggio finale, un risultato estremamente pesante per la Seleccion che adesso vede davvero da lontano gli ottavi di finale.

Maestro di tattica e condottiero, Jorge Sampaoli alza bandiera bianca. Il suo progetto sta naufragando senza essere riuscito a trasferire le sue idee, senza aver contribuito ad una crescita del gruppo che è stato sempre il capo saldo di un allenatore probabilmente schiacciato dalla pressione. Leo Messi si è dimostrato quantomeno normale, non riuscendo a prendere per mano una nazionale che non è sua e forse mai lo sarà. Un gruppo di giocatori dal diffuso talento ma totalmente scollegati, sia tra di loro che nei confronti del mondiale.

La Croazia evoca il 1998 ma il cammino è ancora molto lungo. Questa sera ha giocato in modo speculativo, curando le posizioni in campo e alzando con il passare dei minuti la qualità delle giocate. Non può essere considerata una favorita perchè un avversario più vivo dell’Argentina di stasera la metterà in difficoltà, ma il livello medio è alto e può fare il suo cammino avendo già acquisito il passaggio agli ottavi di finale.

Il mondiale argentino non è matematicamente finito, ma chiedere a Islanda e Nigeria di non farsi male per sperare è troppo, per una nazionale con storia e tradizione calcistica di enorme portata.

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