L’equilibrio e raziocinio del Brasile

L’equilibrio e raziocinio del Brasile

Si può cambiare la filosofia di gioco di una nazionale come il Brasile? E’ possibile perdere 3 terzini titolari e migliorare la squadra? Se in panchina c’è Tite, la risposta sarà “sì” ad entrambe le domande. Il processo di modernizzazione del calcio brasiliano ha segnato una nuova tappa dopo la vittoria sul Messico per 2-0, che certifica il passaggio ai quarti di finale della Coppa del Mondo per una squadra che, al momento, sembra davvero la più attrezzata per la vittoria finale. Al termine di 90 minuti veri, giocati contro una squadra che è riuscita a lungo a mantenere l’equilibrio giusto per confrontarsi con avversari più dotati dal punto di vista tecnico.

Il 4-3-3 che diventa 4-4-2 che diventa un compatto 4-1-4-1 in fase di non possesso, è questo il piano gara di Tite che può avvalersi di giocatori complementari e arrivati in Russia in ottima condizione atletica. Quello che stupisce maggiormente del Brasile non è solo la sua disciplina tattica, ma soprattutto la capacità di controllare il battito della partita, alzando ed abbassandone il ritmo a suo piacimento. Ma superare la Tricolor non è stato semplice, perché la squadra di Osorio sa giocare a calcio anche se alcune scelte del CT possono non essere del tutto condivisibili.

Mai perdere le distanze

Il Brasile è squadra pragmatica, che non ha mai la fretta di andare in gol. Nel disegno tattico di Tite un ruolo fondamentale è ricoperto dalle mezz’ali, che possono diventare esterni d’attacco ma anche supporto alla fase difensiva, soprattutto sulle corsie esterne. Sia Willian che Coutinho si sono mossi con il compito di non allungare mai la squadra, soprattutto nel primo tempo andavano a formare un triangolo con Gabriel Jesus per favorire l’uscita dei centrali messicani e liberare lo spazio in profondità per l’inserimento di Neymar.

L’infortunio di Dani Alves prima, Danilo e Marcelo poi ha privato il Brasile di esterni di difesa molto aggressivi e propensi al gioco d’attacco. In entrambi i casi, il gioco dei due esterni era propedeutico ai triangoli esterni tra attaccante, mezz’ala e appunto terzino che sono venuti meno nel momento in cui Tite è stato costretto ad inserire Fagner a destra e Filipe Luis a sinistra. Ma se la manovra offensiva è stata solo in parte toccata, quella difensiva ne ha tratto giovamento. Le posizioni più bloccate hanno permesso di avere la marcatura su Vela e Lozano, esterni pericolosissimi che si sono spesso scambiati la posizione, invertendo destra e sinistra. Grazie alla loro natura difensiva, sia Fagner che Filipe Luis si sono associati con Thiago Silva e Miranda ma soprattutto con Casemiro nella fase di chiusura degli attacchi avversari, ben controllati anche perché condotti sempre da un numero ristretto di giocatori.

I cambi di Osorio

Il Messico infatti ha studiato il suo piano gara in modo leggermente diverso rispetto alle precedenti partite. Fuori Layun e dentro Rafa Marquez, trasformando il 4-2-3-1 in un 4-3-3 o più propriamente un 4-1-1-2. Per permettere a Guardado e Herrera di non snaturarsi rispetto alla loro solita posizione, Osorio ha chiesto al Chicharito Hernandez un lavoro di grande sacrificio, abbassandosi fino a centrocampo per cercare di metter fuori posizione almeno uno del trio composto dai due centrali+Casemiro. Marquez agiva da uomo davanti alla difesa, ma questa soluzione ha impedito di avere un uomo in grado di aggredire l’area in caso di contropiede.

La manovra offensiva messicana è risultata efficace ad intermittenza, Vela e Lozano si sono spesi mettendo in mostra la loro tecnica ma si trovavano spesso a doversi giocare l’1 Vs.1 con gli avversari, senza avere in area il riferimento di Hernandez o di un centrocampista accorso in inserimento. Nonostante la scarsa proposta offensiva dei terzini brasiliani, Gallardo e Alvarez non si sono proposti e sono rimasti in linea con i centrali a formare la linea di difesa, tenuti in costante apprensione da Neymar e Willian. La Tricolor ha gestito spesso il pallone dal basso, andando a costruire l’azione con Ayala e Salcedo, vincendo il possesso palla totale (52% a 48%) ma risultando poco efficace in attacco (1 solo tiro in porta) e fornendo al Brasile la possibilità di farsi aggredire per colpire in contropiede.

Ad una pressione molto alta nel primo tempo, il Messico è progressivamente arretrato in fase di non possesso, lasciando a Casemiro la prima impostazione. I movimenti di Paulinho sono serviti a formare una linea di passaggio che arrivava a Willian, e proprio da una progressione in area di quest’ultimo è nata la rete di Neymar che ha sbloccato la partita. A gol fatto, il Brasile ha gestito gli attacchi del Messico che con coraggio ma con poca efficacia si è affacciato dalle parti di Alisson.

Un mondiale molto difficile

La rete di Firmino ha sigillato il risultato e confermato che il Brasile è la più seria candidata alla vittoria finale. La squadra di Tite ha superato con intelligenza un avversario difficile, come quasi tutti quelli presenti a Russia 2018. Un mondiale complicato dove serve equilibrio e raziocinio, proprio le caratteristiche che il CT ha inserito nella sua squadra ini un processo iniziato con il suo arrivo sulla panchina brasiliana. I verdeoro hanno un grande rispetto dell’avversario, lo studiano e lo colpiscono grazie al grande talento offensivo.

Ma attenzione, perché una qualità di questo Brasile è quella di non essere dipendente da Neymar, e non è poco. Nei quarti di finale mancherà Casemiro, che in diffida è stato ammonito, e questo potrebbe rappresentare un problema contro una squadra di velocisti come il Belgio. Ma in questo mondiale sembra che anche le cose negative possano essere volte a suo favore, ecco perché i tifosi brasiliani possono essere fiduciosi e continuare a fidarsi delle scelte di Tite.

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