La Francia è in finale

La Francia è in finale

Per vincere il mondiale è necessario che molti tasselli si incastrino al posto giusto. Forma fisica dei giocatori, principi di gioco semplici ma ben applicati (parliamo di selezioni nazionali dove c’è poco tempo per provare schemi articolati), gruppo unito intorno al CT. Oltre a questo è importante essere inseriti in un girone tutto sommato agevole o che permetta di cementare la squadra e la faccia crescere. Se a questi fattori sommiamo la possibilità di avere un percorso fino alla finale poco tortuoso, il gioco è fatto. Sembra che per la Francia tutte queste condizioni si stiano verificando, la vittoria in semifinale contro il Belgio è la dimostrazione della sua forza ma anche di essere arrivata pronta ad un torneo dove la maggior parte delle nazionali storiche o non si sono qualificate, oppure sono state eliminate lungo il percorso.

La squadra di Deschamps ha dimostrato ancora una volta di essere molto concreta nonostante giocatori fantasiosi in attacco, di saper difendere il risultato e, se necessario, anche soffrire. Quello che si può indicare come difetto è il fatto di non essere stata così brava da chiudere la contesa, nonostante nella seconda metà della ripresa gli spazi offerti da un Belgio inevitabilmente offensivo fossero molto invitanti. Argentina in piena confusione, Uruguay senza il miglior attaccante e infine la selezione di Roberto Martinez, che si è dimostrata ricca di qualità ma assai poco concreta. Hazard e compagni giocano alla pari ma non riescono a segnare, nonostante abbiano deciso di aggredire subito la partita. Nel secondo tempo, sotto di un gol, si sono persi in un palleggio sterile, reso inoffensivo da alcune scelte del CT che probabilmente non hanno aiutato manovra e assalto finale.

Al Belgio la palla

Se Didier Deschamps ovviamente non cambia formazione, confermando il 4-2-3-1 che ormai è il modulo di riferimento, Martinez disegna un Belgio diverso rispetto a quello visto contro il Brasile. L’assenza dello squalificato Meunier riporta la difesa a 3, con Vertonghen e Alderweireld ai lati di Kompany, le sorprese sono a centrocampo. Non rinuncia alla fisicità di Fellaini, per contrastare Pogba, e al suo fianco inspessisce la mediana con Dembelé oltre a Witsel, mentre Chadli gioca esterno destro tutta fascia. De Bruyne a sinistra con Hazard al fianco di Lukaku a formare il 3-5-2 modulo di riferimento.

Nei primi minuti si smascherano i bluff dei due CT: il Belgio si dispone con il 3-4-3, con De Bruyne che completa il terzetto offensivo, mentre la Francia in fase di non possesso disegna un 4-3-3 con l’abbassamento di Matuidi sulla linea dei centrocampisti. Come previsto l’utilizzo di Fellaini serve anche a schermare Pogba, infatti i due compagni di squadra si accompagnano in mediana mentre Witsel e Dembelé giocano più bassi, a formare la coppia a protezione della difesa. L’avvio dell’azione diventa un problema per la Francia e Deschamps tenta la strada della salida lavolpiana con Kantè che si abbassa tra i centrali mentre i terzini, Hernandez e Pavard, si alzano per offrire una linea di passaggio. Il Belgio pressa in avvio fino a centrocampo e l’intenzione è chiara: non appena recuperato il pallone lo si offre subito ad Hazard, il quale penserà ad una soluzione. Questo sarà il grande limite della squadra di Martinez nel corso di tutta la gara.

Troppo Hazard-dipendenti

Non serve molto per capire il primo problema strutturale del Belgio. Quando il pallone viene trasmesso dal centro a destra, le caratteristiche di Chadli non gli consentono di essere il giocatore dinamico che dovrebbe occupare quel ruolo, non ha lo spunto per saltare un avversario come Lucas Hernandez e ogni volta che tenta il cross il risultato è assai modesto (non si capisce perché i calci d’angolo li abbia battuti spesso lui, e tutti senza profitto). Inevitabilmente il pallone ritorna indietro e viene girato dalla parte opposta. Questo ostacolo sposta il gioco a sinistra, dove Hazard ha le qualità per saltare l’uomo e creare superiorità numerica.

Nonostante questo limite, l’approccio alla gara è ottimo da parte del Belgio. Possesso palla, movimenti tra le linee, ricerca della profondità, il tutto non a ritmi estenuanti ma sufficienti a controllare la partita. La Francia in fase di non possesso si disegna in un 4-4-1-1 con Mbappé che si abbassa sulla linea dei centrocampisti e Griezmann alle spalle di Giroud. Riconquistata palla, è Pogba a guidare la transizione grazie alla sua tecnica e qualità nel muovere un fisico imponente, da una sua idea nasce un lancio in profondità per Mbappé che non si concretizza ma mette in allarme la retroguardia del Belgio, fin troppo avanzata e pericolosamente sbilanciata. Ciò che manca alla squadra di Martinez è la capacità di cambiare il fronte rapidamente, i tentativi di Vertonghen sono innocui e l’occasione di Hazard nasce quando il numero 10 si trova a giocare sulla sinistra con De Bruyne vicino. Questa associazione si sarebbe dovuta presentare con più continua nel corso della partita, così come contro il Brasile quando i due hanno giocato stretti alle spalle di Lukaku.

Per evitare di congestionare la zona centrale, ben schermata da Pogba e Kantè, Martinez decide di allargare la manovra ma – come abbiamo detto – la fascia destra è totalmente inoffensiva. Con il senno di poi, visto che non inciderà nel corso della gara, quella posiziona sarebbe potuta essere occupata da Kevin De Bruyne, dotato di ben altra tecnica e capace di metter in pallone in area anche dalla trequarti, soluzione che cercherà con maggiore insistenza nelle fasi finali del match, quando l’ingresso di Mertens gli permetterà di avere un riferimento in zona con cui dialogare. L’occasione di Alderweireld mette in mostra i riflessi di Lloris, e rimane a referto come la miglior occasione della partita del Belgio.

Cura dei particolari

E la Francia? Gioca con attenzione, curando il controllo delle posizioni e rinunciando al possesso palla. I contropiedi sono gestiti da non più di due o tre giocatori, e si affidano alla velocità di Mbappé e alla qualità di Griezmann ma la migliore occasione è per Pavard, che a cinque minuti dall’intervallo trova la parata di Courtois. È una squadra matura, solida, che si lascia aggredire per poi ribaltare il fronte. Consapevole della propria forza, non si lascia prendere la mano dimostrando di aver fatto un passo avanti notevole rispetto all’Europeo di due anni fa.

Il problema principale delle azioni offensive del Belgio è la scarsa occupazione dell’area. Impostando una partita di possesso, Martinez non ha studiato una soluzione alternativa alla ricerca delle imbucate palla a terra ed ha lasciato spesso Lukaku solo e marcato da Umtiti e Varanne. Solo Fellaini ha provato a dare supporto ma sempre in una situazione di 2 contro 2, mai riuscendo a creare superiorità numerica. Respinti gli attacchi avversari senza grossi affanni (è stata sufficiente una difesa posizionale ben eseguita), a inizio del secondo tempo la Francia sfrutta una delle poche occasioni per segnare un gol in questa partita, ovvero un calcio d’angolo. La traiettoria di Griezmann trova Umtiti, che anticipa Fellaini e batte Courtois. Ancora non lo sa, ma sarà il gol che vale una finale mondiale.

A questo punto difendere non serve più, Martinez decide di togliere il marcatore Dembelé per la fantasia di Mertens, rinforzando la corsia di destra che poco e male ha funzionato fino a quel momento. Di più, per dare qualità sposta De Bruyne in zona e a volte anche Hazard, creando però una situazione di intasamento che la difesa francese contiene agevolmente, perché oltre a Kante arriva anche Matuidi a coprire. Altra scelta discutibile di Martinez, che sposta la manovra offensiva della sua squadra nella zona di maggior copertura della Francia. La migliore occasione del secondo tempo è un bell’anticipo di Fellaini su cross di Mertens, a dimostrazione che una maggiore occupazione degli ultimi venti metri avrebbe potuto mettere in difficoltà i centrali francesi, con Umtiti incerto in diverse situazioni di cross alle spalle.

Non capisco, ma mi adeguo

A meno di quindici minuti dal fischio finale arriva il cambio che, di fatto, toglie al Belgio ogni possibilità di recuperare il punteggio. Carrasco sostituisce Fellaini, levando l’unico uomo di peso insieme a Lukaku che avrebbe potuto sfruttare le palle alte in un ipotetico assalto finale. L’attacco del Belgio si schiaccia sulla linea difensiva della Francia, che ha in Griezmann un aiuto importante a riprova del grande mondiale dell’attaccante dell’Atletico Madrid. Mertens si accentra mettendosi in linea con Lukaku, così come De Bruyne, e le soluzioni di passaggio sono pressoché inesistenti, anche nel momento in cui Hazard torna a sinistra e prova a dialogare con un Carrasco che, come abbiamo avuto modo di dire altre volte, è fuori tempo per il calcio ai massimi livelli. Con un attacco appiattito, l’impossibilità di buttare il pallone in area e un giro palla lento, la sola opportunità è il tiro da fuori che si riassume nella conclusione di Witsel respinta da Lloris. La Francia avrebbe le occasioni per raddoppiare ma basta così, si qualifica meritatamente per la finale.

In finale meritatamente

Deschamps fino ad ora ha fatto tutto quello che doveva fare in modo pulito, lineare. Non ha cercato di inventarsi strane alchimie, è andato alla ricerca di un assetto equilibrato, che gli permettesse di far convivere le diverse brillanti caratteristiche dei suoi talentuosi giocatori e ci è riuscito. La Francia ha compiuto un percorso di crescita anche in questo torneo ed ha conquistato con merito la terza finale della sua storia, con vista più che mai possibile sulla coppa.

Martinez ha sbagliato molte delle sue scelte, a cominciare da una formazione iniziale azzoppata per la presenza di Chadli come esterno destro, proseguendo per un De Bruyne utilizzato fuori ruolo come nella prima parte del mondiale. Il Belgio visto contro il Brasile si era meritato gli elogi per essere diventato una “piccola Francia”, capace di mantenere l’equilibrio e colpire nel momento giusto. Ha condotto la partita ed è stato punito da un episodio, questo è vero, ma la squadra non ha mai dato la sensazione di poter recuperare il punteggio, frenata dalla sua incapacità di essere concreta negli ultimi 15-20 metri. Il Belgio saluta il mondiale in semifinale, come nel 1986, lasciando la sensazione di aver compiuto un percorso forse più lungo di quello che effettivamente meritava.

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