La Croazia risveglia dal sogno la Russia

La Croazia risveglia dal sogno la Russia

Scrivere di 120 minuti vissuti intensamente come quelli del quarto di finale tra Russia e Croazia non è semplice. Troppi avvenimenti, ma soprattutto troppe sensazioni difficili da condensare in poche righe, una partita che scrive un pezzo della storia dei Mondiali e riporta la nazionale croata nuovamente tra le prime quattro del mondo. Come nel 1998, quell’anno tanto evocato dai media dopo la vittoria sull’Argentina, la Croazia torna a giocarsi una semifinale e se allora fu la Francia a sbarrare la strada oggi la squadra padrona di casa è eliminata, con differenze di valori che non vanno sottovalutate. La squadra di Zlatko Dalic ha superato l’ennesimo ostacolo, al termine di una partita che la vedeva favorita ma che si è rivelata durissima, come la Danimarca negli ottavi di finale.

La Russia si è guadagnata rispetto lungo il cammino, ha approfittato dell’approccio morbido al torneo e cavalcando l’entusiasmo per la qualificazione agli ottavi ha portato la Spagna fino ai calci di rigore, per poi cancellarne in pochi minuti identità e certezze. Il Commissario Tecnico Stanislav Cherchesov è riuscito dove altri illustri predecessori avevano fallito, riportando nell’orbita del calcio mondiale una nazionale confinata ai margini del ranking FIFA. Senza campioni ma con professionisti che si sono battuto fino all’ultimo pallone anche in questa partita, gettando cuore e grinta oltre l’ostacolo.

Pressing per togliere fiato alla Croazia

Ancora una volta la Russia cambia schieramento iniziale e Cherchesov decide di disporsi a specchio rispetto alla Croazia. Così viene nuovamente abbandonata la difesa a 3 e si passa al 4-2-3-1 con il tridente Samedov-Golovin-Cheryshev alle spalle del colosso Dzyuba, mentre davanti alla difesa agiscono Kuzayev e Zobnin. Dalic opta per una Croazia più offensiva inserendo Kramaric e Rebic insieme a Perisic, con Modric e Rakitic a centrocampo a Mario Madzukic in attacco. In avvio di gara la posizione dei due fantasisti di Barcellona e Real Madrid è il vero problema dei croati, perchè non c’è chiarezza su chi deve iniziare l’azione. Parte Rakitic con una salida che porta Modric a spostarsi quasi in posizione di esterno destro, in linea con Vrsaljko, ma la comunicazione tra i due è complicata dalla grande pressione russa. Oltre a questo la proposta dei terzini è di diverso spessore, con Strinic in difficoltà e sempre in un aposizione di mezzo che non aiuta l’attacco e scopre la difesa. L’azione di Dzyuba dopo pochi minuti mette già a nudo le difficoltà a coprire la zona davanti alla linea difensiva, sfondando centralmente e servendo Cheryshev che si trova il pallone sul destro e calcia male.

Il gioco della Croazia si sviluppa con maggiore qualità nella metà campo avversaria, il divario tecnico tra le due squadre è evidente ma nonostante questo la grande applicazione nella pressione e nella copertura degli spazi permette ala squadra di Chechesov di contenere l’avversario e provare il contropiede. Il piano offensivo è quello di lanciare in profondità o per Dzyuba – che dovrebbe smistare palloni per l’inserimento dei tre giocatori offensivi – o per Mario Fernandes, che gioca una partita di grande intensità e di proiezione offensiva, mentre dalla parte opposta Kudryashov rimane molto bloccato. Anche il terzino destro della Croazia, Vrsaljko, offre supporto all’azione offensiva croata mentre Rebic e Perisic si scambiano spesso la posizione, nel tentativo di disordinare lo schema difensivo della Russia. L’assenza di Modric in fase di costruzione della manovra si fa sentire, complice la difficoltà a trovare la giusta collocazione in campo e la pressione degli avversari. In un primo tempo senza occasioni, alla mezz’ora arriva il grande mancino di Cheryshev che batte Subasic. L’azione è bella e coinvolge l’ex Real Madrid e Dzyuba, che trova finalmente la giusta sponda.

La sola disattenzione costa il gol

Le difficoltà di costruzione della manovra croata sono evidenti, Rebic e Kramaric fanno tanto movimento ma sono troppo lontani dalla porta, lo stesso Mandzukic è costretto ad indietreggiare nel vano tentativo di creare spazi per i compagni. In un contesto tattico cosi complicato solo un episodio potrebbe rimettere in partita la Croazia, ed effettivamente questo arriva a 5 minuti dalla fine del primo tempo, quando la difesa russa si fa sorprendere in modo clamoroso e subisce il gol di Kramaric, con Mandzukic liberissimo di entrare in area e mettere un delizioso pallone sulla testa dell’attaccante dell’Hoffenheim. Consapevole di aver trovato con fortuna il gol del pareggio, Dalic deve fare i conti con gli acciacchi che cominciano a farsi numerosi e con un meccanismo di gioco poco efficace negli ultimi 30 metri. Al 63′ il cambio che sposta gli equilibri della gara: fuori Perisic e dentro Marcelo Brozovic. La mediana della Croazia si ridisegna con Brozovic al fianco di Rakitic e Luka Modric libero di muoversi a suo piacimento. Il poter avanzare sul centro-destra permette al numero 10 di eludere la marcatura di Zobnin, e la manovra croata se ne avvantaggia.

Il ritmo della Russia inevitabilmente è meno frenetico rispetto a quello del primo tempo, e Cherchesov fatica a trovare le contromosse per bloccare Modric, che prende in mano la partita. L’inserimento di Smolov per Cheryshev dovrebbe consentire alla Russia di avere maggiore qualità in attacco, con la tecnica dell’attaccante del Krasnodar, che in realtà non inciderà mai sulla partita e sarà protagonista in negativo dei calci di rigore. L’unica soluzione rimane quella di Mario Fernandes, che continua a spingere sulla corsia di destra dove Strinic è in difficoltà, incapace di alzare la sua squadra dal lato sinistro e in sofferenza contro la fisicità e corsa dell’esterno brasiliano naturalizzato russo. Per questo motivo Dalic sostituisce il futuro giocatore del Milan con Pivaric, che nel proseguo della partita riuscirà a spingere maggiormente anche per l’infortunio di Vrsaljko, che ne dimezzerà il supporto offensivo.

Pazzi supplementari

Il difensore dell’Atletico Madrid non potrà proseguire e al 97′, durante i tempi supplementari, verrà sostituito da Vedran Corluka, che gioca al centro spostando Vida nel ruolo di terzino destro. Sarà proprio lui a segnare il gol che sembra chiudere la partita, con un colpo di testa lento ma preciso che sorprende Akinfeev e termina in rete. E’ il minuto 101′ e la Russia, che aveva ripreso a pressare un avversario in difficoltà dal punto di vista fisico, si trova sotto con pochissimo tempo per recuperare. Cherchesov tenta il tutto per tutto con il quarto cambio, con Dzagoev al posto di uno stanco e impreciso Golovin. La partita è un crescendo di tensione, con la Croazia alla ricerca del modo per far passare velocemente il tempo e i padroni di casa che credono nell’impresa. E cosi accade al 115′, quando uno dei più positivi della Russia trova il gol del 2-2. Mario Fernandes stacca di testa sul perfetto cross di Dzagoev e spinge la sua squadra alla lotteria dei rigori, dove purtroppo per lui sbaglierà in modo clamoroso il tiro dal dischetto come Smolov, condannando la Russia all’eliminazione e promuovendo la Croazia in semifinale.

Dopo vent’anni esatti la Croazia riconquista la semifinale di un mondiale, e lo fa al termine di una battaglia psicologica contro la Russia e fisica contro se stessa. Dopo i 120′ con la Danimarca questo supplemento di partita ha prodotto diversi giocatori infortunati, condizione che potrebbe essere uno svantaggio con troppi pochi giorni per recuperare prima della semifinale di mercoledì con l’Inghilterra. Le correzioni del CT Dalic hanno permesso a Modric di entrare nel vivo della manovra ma gli attaccanti non hanno impensierito la difesa russa, ed il gol del pareggio è arrivato da una clamorosa disattenzione difensiva. Nonostante il possesso palla e individualità di livello, la Croazia è apparsa stanca e gli infortuni principalmente muscolari occorsi in questa gara potrebbero essere sintomo di una preparazione non pensata per arrivare fino a questo punto della competizione.

La Russia ha messo nuovamente in campo le sue caratteristiche, uno spirito di gruppo di alto profilo ma troppa poca qualità per costruire una manovra brillante. A differenza della precedente gara, Cherchesov ha schierato una formazione propositiva che sopratutto nel primo tempo ha giocato a viso aperto contro avversari più dotati tecnicamente. L’aver portato la partita ai rigori, dopo aver subito il 2-1 nei tempi supplementari, è stato un grande merito ma questa volta la bravura dal dischetto non c’è stata. In ogni caso resta un pezzo di storia importante per questa nazionale, che ha iniziato un nuovo percorso più moderno, gettando le basi per diventare in futuro una squadra competitiva. Di fronte al proprio pubblico ha sorpreso tutti, ottenendo un grande risultato meritando sul campo ogni risultato ottenuto. Cherchesov non sarà un fine stratega ma un selezionatore di buon livello, che ha saputo ottenere sempre il massimo da un gruppo di giocatori non molto talentuosi. Ha fatto quello che ha potuto e i tifosi della Russia potranno essere molto soddisfatti, la loro squadra da paese ospitante ha onorato al meglio la competizione.

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