Un altro passo verso la finale per l’Inghilterra

Un altro passo verso la finale per l’Inghilterra

Se la Svezia non arriva nelle prime quattro dai mondiali in USA nel 1994, per l’Inghilterra l’astinenza si prolunga addirittura di altri 4 anni. Infatti, dalle notti magiche di Italia ’90 la nazionale dei 3 Leoni non riesce a centrare questo obiettivo, schiacciata da fatali errori ai calci di rigore e generazioni talentuose ma con troppa poca personalità. In questo torneo entrambe le formazioni che scendono in campo a Samara si sono contraddistinte per la grande organizzazione tattica e pochi gol subiti, ma se la Svezia ha fatto di necessità virtù, non si può dire lo stesso per Southgate, che ha modellato l’Inghilterra ottenendo il giusto mix di tattica e talento.

Non è un avversario da sottovalutare questa Svezia, nel girone ha chiuso al primo posto davanti anche alla Germania e il CT Janne Andersson ha grande pragmatismo oltre alla bravura di aver messo gli uomini giusti a fare le cose che sanno fare, un concetto semplice ma spesso sottovalutato. Ecco perchè, naturalmente, non cambia assetto anche per questa partita e presenta il solito 4-4-2 con la sola assenza dello squalificato Lustig, ma non è un’assenza banale perchè il terzino destro è stato uno dei migliori. Al suo posto scende in campo Emil Krafth. Il resto è confermato, con Forsberg e Calesson esterni di centrocampo e la coppia Berg-Toivonen a battagliare in attacco.

A viso aperto

Dopo aver cancellato la maledizione dei calci di rigore, l’Inghilterra vede solo due ostacoli sulla sua strada verso Mosca. Per questo quarto di finale il CT Southgate conferma il 3-5-2 estremamente dinamico delle precedenti gare, con gli stessi 11 che hanno iniziato la partita con la Colombia. Una differenza rispetto alle partite precedenti lo si nota in entrambe le squadre, che non disdegnano idee offensive innovative. Questo si traduce in un 4-2-4 grazie all’avanzamento di Forsberg e Claesson sulla linea degli attaccanti, cosi come per l’Inghilterra che tiene alta in fase di possesso la posizione di Young e Trippier. Il giocatore del Tottenham ha elevato la qualità delle sue prestazioni partita dopo partita, e in una prima parte di gara molto bloccata lo sfogo sulla destra sembra la soluzione preferita dagli inglesi.

Dal canto suo la Svezia agisce con la compattezza che ne ha contraddistinto il torneo, tagliando le linee di passaggio ai trequartisti inglesi grazie all’arretramento di Ekdal e Larsson, perdendo in fase di ripartenza l’appoggio sulle seconde palle. Lo schema offensivo svedese è tipico, lancio per Toivonen e Berg e mezz’ali o esterni che raccolgono la sponda. Il gol di Maguire è lo spartiacque di una gara bloccata e consente all’Inghilterra di sfruttare le qualità di palleggio. Lo stacco di testa è imperioso, ma la marcatura di Emil Forsberg del tutto inadeguata. Chi difficilmente ha perso un duello di testa è Andreas Granqvist, il migliore dei suoi.

Inghilterra finalmente grande

In fase difensiva l’Inghilterra si muove a suo agio grazie alle coperture preventive molto ben organizzate tra i tre centrali, un coordinamento esemplare senza sbavature che ha permesso al centrocampo di rimanere sempre piuttosto alto, senza dover mai arretrare. A favorire questo tipo di gioco anche l’assenza di pressing da parte della Svezia, che lascia l’impostazione bassa del pallone anche dopo il gol subito.

Qualunque fosse il piano gara per cercare il pareggio nel secondo tempo, la Svezia costruisce solo due palle gol entrambe annullate da l’ottima reattività di Pickford, portiere all’altezza di un quarto di finale mondiale. Prima la parata sul colpo di testa di Berg, poi sul sinistro di Claesson. Nel mezzo il gol di Alli che chiude la partita. L’azione del 2-0 è una splendida manovra offensiva, con il pallone che passa dal fronte sinistro a quello destro dell’attacco e dal cross di Lingard diventa gol, grazie al colpo di testa del centrocampista del Tottenham. Le sostituzioni di Andersson non cambiano la partita, fuori Toivonen e dentro Guidetti, fuori Forsberg e dentro Olsson. Il finale è accademia per l’Inghilterra, che gestisce il ritmo come una grande squadra, e probabilmente proprio questa partita ha contribuito a renderla tale.

Ripresentarsi nelle prime quattro squadre del mondo è stato un compito difficile per Gareth Southgate, che ha iniziato la sua avventura con un progetto tattico che ha portato con costanza a maturazione, fino al successo sulla Svezia. Una partita giocata con personalità contro un avversario che ha creato grattacapi a molti, e un passo avanti sostanziale rispetto alla partita con la Colombia, dove la paura di vincere aveva frenato la ricerca del raddoppio. Nella partita di Samara, al contrario, l’Inghilterra ha mostrato di avere la giusta mentalità, non si è fatta spaventare dal colpo di testa di Berg ed ha costruito la splendida azione del raddoppio, confermando di avere tanta qualità e vincendo una partita anche senza i gol di Harry Kane.

All’orizzonte una tra Russia e Croazia, e in questo momento la nazionale inglese sembra aver raggiunto un livello di consapevolezza tale da poterle affrontare a viso aperto per conquistare la finale di Mosca, per tenere vivo il motto “football’s coming home“.

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