La Francia torna tra le prime quattro del mondo

La Francia torna tra le prime quattro del mondo

Che tipo di partita sarebbe stata Uruguay-Francia? Questa la domanda che circolava alla vigilia, combattuti tra la solidità della nazionale di Tabarez e la freschezza di quella di Deschamps. A riprova di quanto sia imprevedibile questo mondiale, anche questa gara è stata decisa da due episodi che ne hanno condizionato l’andamento, giunti in due precisi momenti della partita e determinanti per consegnare alla Francia la sua sesta semifinale mondiale, a dodici anni di distanza da quella del 2006.

La vigilia è stata movimentata in casa Uruguay, dove hanno tenuto banco le condizioni di Edinson Cavani. Il Matador si è infortunato durante l’ottavo di finale con il Portogallo ed il tentativo di recuperarlo è apparso fin da subito utopico. Infatti non è presente nello schieramento iniziale ma in panchina, anche se in realtà tutti hanno capito fin da subito che non sarebbe stato della contesa anche in caso di bisogno, condizione che si è effettivamente realizzata. Sostituire un giocatore di tale portata non è possibile per la squadra uruguaiana, per questo motivo Tabarez ha dovuto cambiare leggermente il suo piano gara.

Meno problemi per Didier Deschamps, alle prese con la sola assenza di Matuidi per squalifica. Non volendo toccare un meccanismo funzionante, il CT francese ha fatto il classico cambio ruolo su ruolo inserendo al suo posto Tolisso, che aveva giocato senza troppo convincere nel farraginoso 4-3-3 dell’esordio contro l’Australia. Il ritorno ad un piu efficace 4-2-3-1 ha tolto la mezz’ala del Bayern Monaco dai radar, e con lui anche Ousmane Dembélé che per non sbilanciare troppo la squadra non viene utilizzato nel tridente alle spalle della punta. Proprio in questo ruolo le prestazioni di Olivier Giroud sono preziose, grazie alla sua presenza il gioco della Francia può variare affidando a lui il compito di far salire i compagni.

Attacco dimezzato

Nonostante l’assenza di Cavani, il Maestro Oscar Tabarez non cambia formazione. Al suo posto gioca Stuani, mentre Bentancur agisce alle spalle del duo d’attacco con Vecino e Nandez a fare movimento ai lati di Lucas Torreria che viene confermato in regia. Deschamps ripropone la stessa formazione che ha battuto l’Argentina, tranne Matuidi sostituito da Tolisso ci sono tutti. In avvio di gara si nota come quello francese sia un 4-3-3 camuffato: Tolisso scende quasi sulla linea di Pogba e Kanté per non lasciare il centrocampo in inferiorità numerica. Nell’Uruguay tutto è definito, anche troppo, e alcune posizioni appaiono troppo rigide. Vecino non si prende libertà di inserimento, Nandez dall’altra parte è chiuso dall’accoppiata Hernandez-Tolisso e Bentancur non ha lo spunto per innescare l’attacco.

In quella zona di campo nascono le maggiori difficoltà per la Celeste, perchè il movimento di Suarez non è mai premiato e Stuani non ha le qualità di Cavani, gestendo male i pochi palloni che gli vengono recapitati. A complicare la partita dell’Uruguay ci sono insoliti scricchiolii difensivi, problemi di posizionamento che confermano alcune difficoltà emerse nella partita con il Portogallo. Come al 16′, quando Mbappè è inspiegabilmente solo in area, ad un paio di metri da Muslera, ma non ha la freddezza per controllare il pallone e lo colpisce male di testa, salvando gli avversari.

Il miglior in campo. Griezmann è l’anima della Francia.

Dal canto suo la Francia fatica contro la fisicità dell’avversario ma ha preparato la partita in modo da aver maggiori sbocchi sulle fasce, dove il 4-3-1-2 soffre per definizione. Infatti, a differenza del primo bloccatissimo tempo con l’Argentina, sia Pavard che Lucas Hernandez offrono soluzioni di passaggio sulle corsie laterali, obbligando Caceres e Laxalt a mantenere il più possibile la posizione. Ben conoscendo le qualità nel gioco di testa dei difensori dell’Uruguay, Deschamps non chiede ai suoi terzini un’associazione con i due esterni d’attacco per andare al cross, bensì di supportare il giro palla alla ricerca di spazi. In quest’ottica è fondamentale il lavoro del miglior giocatore della partita, Antoine Griezmann. L’attaccante dell’Atletico Madrid ondeggia sulla trequarti, gioca di prima o tiene il pallone a seconda di cosa richiede l’azione, ed è decisivo in entrambi i gol.

Testa a posto

La rete di Varane è il crocevia della gara. Il pallone morbido messo da Griezmann trova l’anticipo del centrale difensivo, che coglie impreparati i difensori uruguaiani. Questa, come detto, è la nota dolente del mondiale dell’Uruguay, che aveva nel duo centrale Godin-Jimenez una certezza venuta meno nella fase ad eliminazione diretta. La reazione successiva al gol è la conferma dell’animo irriducibile della Celeste, che produce l’occasione di Caceres e ridisegna dal punto di vista dell’atteggiamento la squadra. Vecino alza la sua posizione, andando ad occupare quella a lui piu congeniale, cosi come Nandez e trasforma lo schieramento in un 4-4-2.

Trovato un assetto piu familiare, anche a inizio ripresa la pressione dei ragazzi di Tabarez rimane costante ma l’assenza di un compagno tecnico al fianco di Suarez toglie pericolosità alle azioni d’attacco, tanto che solo da episodi rocamboleschi o errori come quello di Umtiti nascono veri pericoli. Per definire meglio l’Uruguay, Tabarez sostituisce Stuani con Maxi Gomez e Bentancur con Rodriguez. Adesso è 4-4-2 puro, con Nandez e Rodriguez ai lati di Vecino e Torreria, di fatto la conformazione della prima partita in questo mondiale. La Francia reagisce compattandosi, abbassando l’azione dei terzini e arretrando Tolisso. Regge la formazione di Deschamps perchè Varane è insuperabile sulle palle alte e Suarez sempre troppo lontano dalla porta.

Infortunio fatale

Osservando attentamente la partita in questa fase si ha la sensazione che difficilmente l’Uruguay potrà raddrizzarla. Troppo difficile portare il pallone in area, nessuna idea nemmeno dalla distanza e senza l’attaccante più importante, i sudamericani sembrano volenterosi ma senza le armi per offendere. Come non bastasse Fernando Muslera provoca il gol del raddoppio francese, lasciandosi sfilare un pallone sostanzialmente innocuo calciato da lontano con Griezmann protagonista in tutti i sensi, non avendo il pudore di esultare. E’ la parola “fine” alle speranze dell’Uruguay, che subisce anche da un punto di vista nervoso il tracollo. La spinta offensiva non produce nulla e la Francia controlla comodamente fino al fischio finale, conquistando la semifinale.

I transalpini tornano tra le prime quattro squadre del mondo dopo 12 anni, e lo fanno ancora una volta approfittando delle debolezze altrui. Hanno disegnato un piano gara propositivo ma in corsa non hanno saputo ovviare, creando pochissime occasioni e trovando il gol da un’azione da calcio piazzato e per l’errore di Muslera. Nel complesso non ha mostrato nulla di più rispetto a quello che sapevamo, ma in un torneo breve come il mondiale non è un dettaglio da poco quello di superare l’avversario senza doversi affannare troppo. Ha controllato un attacco avversario zoppo, ha sfruttato l’intelligenza tattica e la tecnica superiore di Griezmann e non ha dovuto chiedere troppo a Kantè, sempre presente ma meno insuperabile rispetto alle altre gare, a dimostrazione che la stanchezza accumulata si fa sentire a questo punto del torneo.

Se sarà in grado di sollevare la coppa lo scopriremo tra una settimana, nel frattempo rimane l’impressione di una squadra forte che non ha ancora mentalmente la capacità di dominare la gara, di metter l’avversario all’angolo e finirlo. A differenza della Francia, per l’Uruguay termina un mondiale positivo ma che si è concluso senza due punti fermi. Cavani in attacco e la “dominance” in area sui palloni alti, sono questi i due elementi che hanno ridotto sensibilmente le possibilità di qualificazione. Perdere il miglior giocatore, per una squadra buona ma non eccelsa, è un peso troppo grande da sopportare e la convinzione che le cose sarebbero potute andare diversamente con il Matador in campo resta. Godin e Jimenez non sono stati precisi come sempre, scricchiolando lentamente e subendo la seconda rete consecutiva da palla ferma, evento davvero raro per questa squadra.

L’Uruguay ha provato a fare con quello che aveva, che alla fine è risultato essere troppo poco per avere la meglio di un avversario più tecnico. Ha dovuto arrangiarsi, cambiando il modulo per provare ad utilizzare le fasce laterali ma con pochissimi giocatori in grado di saltare l’uomo gli spazi si sono ridotti, e con loro le idee. La fine del viaggio rappresenta in realtà un punto di partenza per questa selezione, introdotta ad un cammino di ringiovanimento della rosa e un progressivo miglioramento delle qualità tecniche individuali. Non sappiamo se Tabarez sarà ancora alla guida della Celeste, ma ce lo auguriamo perchè vorrebbe dire che la lotta contro la malattia lo ha logorato nel fisico, ma non ha intaccato la sua garra charrua.

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