Fine corsa

Fine corsa

Continuare a crederci, nonostante tutto. È con questo motto che il Napoli sale a Firenze per continuare a crederci, per dare un senso alle ultime tre giornate di campionato. Il successo all’ultimo respiro della Juventus in casa dell’Inter ha ricacciato a -4 i partenopei, che di fronte si trovano una Fiorentina con poche speranze di arrivare in Europa ma che vuole fare bene, per onorare il finale di stagione.


Le scelte dei due allenatori

Pioli recupera Badelj all’ultimo minuto, che gioca al fianco di Veretout e Benassi. Vitor Hugo si è infortunato in settimana, quindi in difesa tocca a Milenkovic scalare al centro, con Laurini a destra e Biraghi a sinistra. In attacco Simeone agisce da terminale offensivo supportato da Saponara e Chiesa.

Formazione tipo per Sarri: davanti a Reina giocano Albiol e Koulibaly, con Hysaj e Mario Rui ai lati. A centrocampo le chiavi del gioco sono affidate a Jorginho coadiuvato da Hamsik e Allan; in attacco fiducia al trio Callejon-Mertens-Insigne.


In salita

4-5-1 in fase di non possesso per la Fiorentina che applica fin dall’inizio una grande pressione sulla prima costruzione di gioco del Napoli, a tratti sembra quasi che Pioli abbia disegnato alcune marcature a uomo sui mediani di Sarri. Allo stesso modo, il Napoli pressa sempre in avanti, mantenendo linee di centrocampo e difesa compatte ma piuttosto alte, racchiudendo i 20 giocatori movimento in pochissimi metri.

Dopo aver punito la Juventus, al “Franchi” Koulibaly stende Simeone lanciato in porta, con la retroguardia del Napoli che si fa prendere alle spalle, e se viene salvato dal VAR per quel che riguarda il rigore, il cartellino per il difensore del Senegal diventa rosso e lascia in 10 i partenopei. Sarri è costretto al primo cambio, con Tonelli al posto di Jorginho, e disegna con un 4-4-1 la formazione. La scelta di rinunciare al regista italo-brasiliano nasce dalla volontà del tecnico dei campani di lasciare il gioco in mano agli avversari, agendo di rimessa per sfruttare la velocità dei tre attaccanti; la compattezza dei viola consente di giocare nello stretto uscendo palla al piede, ma dove pecca la squadra di Pioli è la ricerca della profondità, con suggerimenti fuori misura o posizioni di fuorigioco favoriti dalla riorganizzazione del Napoli.

Il dinamismo della Fiorentina è soprattutto una creazione di Federico Chiesa, che si muove in una zona piuttosto ampia regalando tecnica e accelerazioni notevoli. La partita resta in equilibrio perché nel Napoli c’è Allan che si sdoppia in marcatura, riducendo la sofferenza per l’inferiorità numerica, mentre i ragazzi di Pioli non riescono a portare in modo pulito la palla dalle parti di Reina. Al 33′, in mezzo al grande equilibrio, arriva il gol di Simeone che sfrutta una difesa del Napoli distratta con Tonelli troppo lento in recupero. Ora per i partenopei si fa dura.


Nessuna reazione

Non c’è reazione immediata, il Napoli si innervosisce per una gestione del pallone molto diversa dalle solite abitudini mentre la Fiorentina riesce a costruire meglio le trame di gioco, sfiorando la rete con Benassi. Gli azzurri non riescono a costruire gioco dal basso, vengono pressati e avendo il tridente “piccolo” davanti la soluzione del lancio lungo diventa impraticabile. La squadra appare stanca con il passare dei minuti, emblematica in questo senso la rinuncia ad inseguire l’avversario da parte di Allan al 45′ del primo tempo, come se le energie fisiche e nervose siano già terminate. Sarri nell’intervallo dovrà risollevare sotto tutti gli aspetti i suoi ragazzi, ci riuscirà?


Cambi inutili

Non cambia il registro della gara anche in avvio di ripresa, il Napoli non riesce ad aumentare i giri come fatto nella stessa condizione la sera prima dall’Inter; all’improvviso la prima azione “da Napoli” mette Mertens davanti a Sportiello, può essere il segnale di un cambio di rotta. Sarri dopo una decina di minuti toglie proprio il belga per inserire Milik, dando più peso all’attacco del Napoli che deve segnare due gol in 35 minuti per non abbandonare i sogni scudetto; subito dopo il solito cambio con Zielinski che prende il posto di Hamsik: le capacità di inserimento del centrocampista polacco può dare valore aggiunto ad una azione offensiva sterile.

Pioli sostituisce Laurini, ammonito e contro Insigne, con Bruno Gaspar; dal corner successivo al cambio arriva il raddoppio di Simeone, ancora lui, che punisce una difesa mal disposta. Il Napoli manca mentalmente, mai capace fin qui di reagire e sotto di due gol. Con un campionato che sfuma, Sarri sposta di venti metri in avanti il baricentro della sua squadra, senza dover ormai difendere nulla, ma con la sensazione di impotenza piuttosto diffusa. La Fiorentina accetta il nuovo disegno tattico e difende con ordine, al Napoli servirebbe una scintilla che tarda ad arrivare.

Se in 11 contro 11 le cose sarebbero potute andare diversamente, resta la sensazione di un Napoli che paga un’emotività troppo importante per ambire a strappare lo scudetto alla Juventus. A dimostrazione che il periodo delle grandi rimonte è terminato, la partita scivola via con più Fiorentina che Napoli, con i partenopei che non riescono mai a rendersi pericolosi, anzi arriva allo scadere la tripletta di Giovanni Simeone che diventa eroe di una Firenze che punta di nuovo l’Europa. Ed è così che nel weekend che avrebbe dovuto far crollare la Juventus, è il Napoli a dire addio ai sogni di gloria.


Conclusioni

La Fiorentina gioca una gran partita, aiutata da l’atteggiamento del Napoli e dalla superiorità numerica. La squadra di Pioli concretizza le occasioni, è attenta in difesa e mostra un buon giro palla, dimostrandosi ancora viva e pronta ad una rincorsa per un posto in Europa League.

La squadra di Sarri crolla a pochi metri dal traguardo, tramortita psicologicamente dal successo bianconero della sera precedente. La sconfitta è prima di tutto nella testa dei giocatori, svuotati e troppo presto arredi di fronte alle avversità di questa gara, che probabilmente spegne ogni speranza di scudetto. Una formazione logorata dalle scelte di Sarri, forse troppo rigido nell’utilizzo di soli 13/14 giocatori, arrivata al momento cruciale senza più energie per compiere un’altra rimonta.

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